«“Gatto” è un termine dall’etimologia incerta, oscura, come i pensieri che aleggiano dietro gli occhi dei felini.
L’origine stessa del cosiddetto gatto domestico, così come oggi lo conosciamo, è avvolta dal mistero.
Quel che è certo è che la sua domesticazione è molto più recente rispetto a quella del cane
si parla, infatti, solo di qualche migliaio di anni.».

Per chi subisce il fascino delle figure più affascinanti del regno animale, fresco di stampa – casa editrice Lo Scarabeo – un libro su miti e tradizioni legati all’universo dei felini domestici, per esplorare il legame antico tra gatti ed esoterismo, con le incredibili illustrazioni di Paolo Barbieri e i racconti di Daniele Palmieri.
Molte leggende del folclore mondiale reputano i mici una sorta di connessione tra il mondo materiale e quello spirituale, senza dubbio, dall’Antico Egitto alla letteratura moderna, hanno ricoperto ruoli primari per culture e religioni. Barbieri racconta: «Il gatto è considerato un punto di connessione tra il mondo terreno e quello spirituale, e alcune delle più belle leggende del folclore mondiale nutrono questa credenza. Sono cresciuto con i gatti e li ho sempre visti come una finestra verso un altro universo. Sentono e vedono altre dimensioni. Con questo libro ho provato a mostrare al lettore cosa possono vedere e cosa si nasconde dietro i loro comportamenti, spesso visti come insoliti dall’occhio umano.» Mentre Palmieri scrive: «Il gatto ha sempre avuto una natura doppia: custode della casa, ma anche animale demoniaco, dalla natura ibrida e misteriosa. Dopo la colonizzazione dell’Egitto, quando i felini domestici furono importati a Roma, vennero considerati degli idoli sacri viventi. Poi, animali totemici: sia le streghe sia gli stregoni potevano trasformarsi in gatti e spesso quelli neri venivano considerati dei “famigli” ossia degli aiutanti, che controllavano il paese per loro».
Inizialmente è individuato con il termine feles, da cui deriva la parola “felino”, ma, dopo l’incontro con le popolazioni nordiche – e con altre specie selvatiche delle foreste nordeuropee – inizia a diffondersi cattus, parola di origine celtica e provenienza ignota, ma «spingendoci nei meandri dell’etimologia fantastica potremmo ricollegarla ai Catti, popolazione germanica della Bassa Sassonia che mai si piegò al giogo di Roma – e che incarnerebbe dunque alla perfezione».
“Gatti” è ricco di racconti, curiosità e storie misteriose su come lo spirito felino abbia potuto esprimere la propra natura immortale, in un vortice di parole e immagini nate dall’arte senza tempo.
Tradizioni folcloristiche non mancano nei romanzi epico-cavallereschi come la leggenda di Re Artù con la figura del gatto mannaro.
Forse non sapete che Leonardo Da Vinci, nelle sue favole, lo presentava come un animale furbo e doppiogiochista: è suo lo schizzo “La Madonna dei Gatti” in cui Gesù bambino viene ritratto accanto a un piccolo felino.
Nel mondo orientale, dal sufismo alla cultura islamica, il gatto è considerato un animale sacro e un emissario di Allah. 
Quell’adorabile micetto è stato capace di insinuarsi anche nella letteratura moderna: J.R.R. Tolkien riprende la sua figura per rappresentarlo come un emissario di Sauron mentre, nella tradizione magica, lo scrittore Algernon Blackwood lo ha reso il celebre aiutante del detective dell’occulto, John Silence, con una funzione di difesa dalle entità ultraterrene. 

Dettagli

Paolo Barbieri
Gatti
testi di  Daniele Palmieri
pagine 128
Lo Scarabeo
Isbn 8865279915

In copertina
foto © Andrea Mancaniello