Questo non è un manuale. Certo, lo si può leggere come tale e imparare molto, ma queste pagine sono soprattutto il racconto di una storia d’amore. Una storia d’amore, una dichiarazione romantica che l’autore, Antonio Forcellino, fa alla pittura italiana, compagna di vita e motore delle sue giornate. Forcellino è infatti, oltre che autore di Dipingere il sogno. Il miracolo dell’arte italiana da Cimabue a Caravaggio (da poco pubblicato per HarperCollins) anche uno storico dell’arte e restauratore tra i più apprezzati in Italia – uno che ha messo le mani sul Mosè di Michelangelo, per intenderci. Forcellino è insomma a buon titolo innamorato dell’arte italiana, e questo suo nuovo libro è il racconto del suo amore.
Ma è anche un libro che parla di altre relazioni: quella dei pittori italiani attivi dal Trecento al Seicento, legati tra di loro da rapporti veri di parentela o di amicizia, odio o affiliazione, stima o disprezzo. Forcellino comincia con Cimabue, che è il più lontano in ordine di tempo ma è anche uno dei primi pittori sui quali ha messo le mani da restauratore, e passa rapidamente a Giotto, dotato di uno straordinario talento ma anche capitato al momento giusto nel posto giusto: nella basilica di san Francesco ad Assisi si doveva dipingere una storia ancora mai raccontata, una storia in cui l’artista ha avuto una incredibile libertà inventiva (che si sostanzia, per esempio, nella poetica predica agli uccelli) e pochi vincoli iconografici da rispettare. Il risultato, lo sappiamo, è un capolavoro senza tempo. E poi Masaccio, troppo spesso dimenticato e morto giovanissimo, ma tra i primi protagonisti del Quattrocento fiorentino, quel momento eccezionale che ci ha regalato anche il Beato Angelico e il Verrocchio – passato ingiustamente alla storia soprattutto per essere stato il maestro di Leonardo da Vinci – Botticelli, Ghirlandaio e Cosimo Rosselli. Tutti insieme, un vero e proprio miracolo dell’arte, un miracolo che si ripeté, seppur con modalità diverse, nella Roma del secolo successivo, quando si trovano a lavorare insieme Michelangelo, Raffaello, Sebastiano del Piombo e perfino Tiziano (ma lui solo di passaggio).
E poi venne lui, un cattivo come non se n’erano mai visti tra i pittori italiani dei secoli precedenti, noto agli schedari criminali di Roma prima che ai grandi collezionisti; eppure geniale, innovatore e magnetico al punto da rompere con il suo talento ogni legge e convenzione sociale, insieme alle mortifere regole formali dell’arte della Controriforma. Per molti fu soprattutto un raccapricciante fenomeno delinquenziale, invece per altri – per quelli che contavano davvero nel mondo dell’arte e che riconoscevano autonomia etica al talento artistico – fu un miraggio da inseguire con ogni mezzo, non solo economico.
Capito di chi si tratta?

Dettagli

Antonio Forcellino
Dipingere il sogno. Il miracolo dell’arte italiana da Cimabue a Caravaggio
HarperCollins
pp. 274

Sito web: https://www.harpercollins.it/forcellino_dipingereilsogno/

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