Francisco de Goya y Lucientes (Fuendetodos, 30 marzo 1746 – Bordeaux, 16 aprile 1828) universalmente noto per i ritratti di sovrani, aristocratici e personaggi di spicco della cultura, è stato protagonista di scenari eterogenei palesando una visione personale e critica della società del suo t
empo e dell’essenza del genere umano.

Gli anni successivi alla guerra d’indipendenza spagnola contro l’invasione francese (1808 – 1814), pur avendo poche commissioni ufficiali, furono particolarmente proficui con opere in piena libertà e, forse, il “Quaderno C” riassume, come nessun’altra raccolta grafica, l’ambivalenza della sua opera, come spiega il Curatore senior del dipartimento disegni e Stampe Museo Nacional del Prado José Manuel Matilla «Goya è stato anche un prolifico e straordinario disegnatore: oltre ai bozzetti preparatori per le incisioni, produsse nove quaderni o raccolte di disegni. Nei quasi cinquecento fogli che sono giunti fino a noi, così come nelle incisioni, Goya seppe ignorare le convenzioni ed esprimersi senza alcuna autocensura, evitando di attenersi al “politicamente corretto” cui era vincolato nelle opere destinate a essere esposte in pubblico.

Nei suoi quaderni, l’autore trascende inoltre i limiti della realtà e si abbandona a fantasiose trasfigurazioni del mondo che lo circonda; in essi affiora dunque la sua arte più personale, quella che si nutre dell’esperienza per tramutarsi, attraverso l’immaginazione, in creazione intellettuale. Goya si mostra critico, a volte in maniera sottile ma sempre efficace, nei confronti degli aspetti più riprovevoli del comportamento umano, l’irrazionalità, la violenza, la fragilità dei deboli e la prepotenza dei forti.
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Solo il primo dei quaderni, il cosiddetto Quaderno italiano, composto durante il viaggio in Italia tra il 1771 e il 1772, è rimasto intatto e con la rilegatura originale. Gli altri, noti in ordine alfabetico o con i nomi attribuiti dagli storici – Quaderno di Sanlúcar [A], Quaderno di Madrid , Quaderno C, Quaderno di vecchie e streghe [D], Quaderno dai margini neri [E], Quaderno F e Quaderni di Bordeaux [G e H] – vennero smembrati dopo la morte dell’artista, riorganizzati in tre album spuri dal figlio Javier e venduti separatamente dal nipote Mariano nel 1859. Successivamente, ad aste e compravendite, i fogli finirono dispersi in varie collezioni pubbliche e private.

All’inizio dell’estate è arrivato nelle librerie un prezioso volume, proprio il “Cuaderno C” (1814-1823), una lodevole iniziativa della casa editrice Skira in collaborazione con il Museo Nazionale del Prado di Madrid. L’opera offre la riproduzione integrale e fedele di tutti i disegni noti, nonché il retro dei fogli del celebre quaderno – originariamente costituito da centotrentatre o più fogli in quanto, l’ultimo disegno numerato noto, è il 133 – il Museo del Prado ha conservato, dal 1872, centoventi disegni, arrivati in un album del Museo de la Trinidad. Almeno tredici dovrebbero essere stati separati dagli altri intorno al 1860 e quindi mancanti dalla collezione del museo madrileno. Ne sono noti solo cinque: nn. 71 e 128 (Hispanic Society of America), n. 88 (British Museum), n. 78 (il Museo Paul Getty) e n. 11 (collezione privata). Gli altri otto, 14, 15, 29, 56, 66, 72, 110 e 132 sono ancora sconosciuti.

Le didascalie di Goya, che spesso fungono da titoli o commenti sulle varie immagini, sono rivelatrici in quanto, le ambiguità su cui giocano, tengono conto delle sue reali intenzioni e, al di là dell’eccezionale valore artistico, il “Cuaderno C” rappresenta anche una notevole testimonianza storica e un tesoro patrimoniale unico nel suo genere.

Ancora José Manuel Matilla nel suo saggio introduttivo « È stato ipotizzato che il Quaderno C fosse una sorta di diario grafico in cui Goya illustrava tutte le sue preoccupazioni, in particolare quelle riguardanti il destino degli individui più miseri ed emarginati, coloro che in un modo o nell’altro subivano le conseguenze economiche, sociali e politiche del dopoguerra, le vittime delle circostanze con le quali l’artista ormai anziano, sordo e in una situazione finanziaria e politica precaria a causa delle proprie idee, poteva in gran misura identificarsi.

Lo strazio che pervade questi fogli è forse espressione della sofferenza personale dell’artista e il pessimismo che traspare dai disegni è quello di un uomo profondamente disgustato da ciò che lo circonda. Queste prove esigono un osservatore-lettore attivo, che mediti sulla loro composizione e sul loro significato. Le didascalie di pugno dell’autore, che spesso fungono da titolo o da commento alle varie immagini, sono rivelatrici, poiché il doppio senso su cui giocano invita a riflettere sulla reale intenzione che le anima. In questo senso la parola e l’immagine formano un insieme indissolubile e vanno recepite all’unisono.

Spesso, inoltre, le parole costruiscono un trait d’union tra i vari disegni, concatenano opere che acquisiscono il loro effettivo significato quando vengono “lette” in successione, come le pagine di un libro. Solo così è possibile cogliere le sequenze e i gruppi tematici concepiti da Goya nel corso dell’elaborazione del Quaderno C.
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Didascalie immagini
i fogli numero:

  •  19
  •  39
  •  43
  •  49
  •  78
  •  87
  • 105
  • 111

in copertina un particolari dei fogli numero 19, 43 e 87
 

Francisco De Goya
Cuaderno C
a cura di José Manuel Matilla
e Museo Nazionale del Prado
Museo del Prado/ Skira
edizione italiana, spagnola,
francese, tedesca e inglese
16,5 x 25,5 cm, 306 pagine
130 immagini
Isbn 978-88-572-4362-7€