Nella società in cui viviamo la maggior parte degli oggetti che utilizziamo sono prodotti su scala industriale in una quantità innumerevole di esemplari, una considerazione scontata a cui di solito non pensiamo che condiziona però la mentalità collettiva. Arance e mele prima di raggiungere i supermercati passano in un anello a garanzia di omogeneità e i pezzi troppo grandi o ‘deformi’ sono inviati all’industria dei succhi di frutta; anche i prodotti naturali quindi sono resi omogenei per darci un senso di ordine rassicurante. L’industria standardizza la percezione di massa condizionando le idee, per noi acquisite e spesso ereditate senza consapevolezza, con cui facciamo esperienza del mondo. Questa è una delle interessanti riflessioni di partenza con cui Riccardo Falcinelli, grafico e insegnante di Psicologia della percezione, nel suo nuovo libro Cromorama ci guida in un viaggio attraverso il colore e i suoi significati in gran parte perduti, una storia del nostro sguardo moderno e di come si è costruito attraverso i secoli.
Un volume ricchissimo di aneddoti e informazioni corredato di illustrazioni, affascinante per la sua capacità di farci vedere il mondo dei colori con gli occhi di generazioni, anche distanti, che ci hanno preceduto in questo mondo. La produzione chimica dei pigmenti cui siamo abituati ha posto sullo stesso piano ogni tinta, ma c’è stato un tempo in cui il Blu Oltremare – così chiamato perché la materia prima giungeva da lontano attraverso il mare – realizzato con frammenti preziosi di lapislazzulo era di per sé molto più prezioso del nerofumo ottenuto semplicemente dal carbone; lunghi processi costosi e puzzolenti di produzione davano ai colori diversa entità economica, che si rifletteva sul prestigio delle tinte – evidente allo sguardo di allora – e conseguentemente sul valore delle idee veicolate.

Esempio interessante del cambiamento di visione attraverso i secoli è offerto da una Madonna scolpita in legno di tiglio conservata in un museo di Liegi, che presenta tracce di quattro diversi strati di colore; il più profondo (nero) risale all’epoca in cui la Vergine era soprattutto Madre del dolore, poi il blu rinascimentale che associa la preziosità della tinta con l’essere Regina dei Cieli, l’oro dell’epoca barocca a incarnare l’opulenza della Chiesa di Roma e infine il bianco dell’Immacolata Concezione, così proclamata nel 1854. Un unico artefatto che ha rappresentato, con colori differenti, ideali e simboli diversi attraverso i secoli.

Cromorama si avventura anche nella storia dell’evoluzione tecnologica – attraversando molteplici territori, dalla fisica alla chimica e fino alla neurologia – che corre parallela a quella del costume, con una tale fede nel progresso da sovrapporre erroneamente la tecnica (dalla stampa in quadricromia al sistema RGB) alla stessa funzionalità dei nostri occhi, di gran lunga più complessa. La convenzione dei colori primari e secondari, imperante nella società dell’immagine facilmente riprodotta, assume quasi valore assoluto consegnandoci una semplificazione lontana dalla complessità della realtà; i dipinti che siamo abituati a vedere sul pc ad esempio risultano più brillanti per la retroilluminazione dello schermo, ridisegnando la nostra percezione che rischia di considerare ‘spenta’ la tela originale.

La società dei consumi modella l’aspetto di ogni cosa per renderla appetibile al consumatore, da secoli l’uomo ha iniziato ad alterare la natura – i maiali neri nel medioevo diventati rosa a forza di incrociare le razze – ma oggi esigenze commerciali hanno reso la cosa sistematica, dando uniformità cromatica anche a prodotti alimentari che tendenzialmente non l’avrebbero. Ideali coniati dal gusto di un’epoca hanno generato falsi storici, è il caso di Johann Winckelmann – primo promotore della scultura antica – che nel Settecento lavava via gli ultimi residui cromatici dalle statue greche e romane, creando il bianco della classicità che risplende ancora oggi nelle collezioni di tutto il mondo.

Il blu di Madame Bovary incarna una condizione dell’anima, la stessa nuance ‘esistenziale’ che ne I dolori del giovane Werther si unisce al giallo oro lanciando un accostamento cromatico inconcepibile per la moda dell’epoca. La regina Vittoria indossando il viola color malva lo ha reso elegante, facendolo diventare di moda nei vestiti come nell’arredamento, ma non in Cina dove è considerato anche oggi il massimo della volgarità. Hans Tollner, tintore di Norimberga, nel 1386 fu condannato alla rovina per essersi macchiato – è il caso di dirlo – di un vero e proprio crimine contro Natura e contro Dio: ottenere un verde ‘demoniaco’ con un doppio bagno blu e giallo, mischiando quindi pigmenti di origine animale e vegetale in un modo ritenuto impuro dall’Antico Testamento.

Arguta e divertente l’affabulazione di Riccardo Falcinelli segue un percorso eterogeneo tra storia e tecnologia, arte e scienza, evocando storie minime all’ombra della Storia con eventi epocali – come l’abolizione nel 1793 del privilegio di vestire a colori riservato alla nobiltà – ormai dimenticati.
Un libro entusiasmante, una lettura ricca e avvincente come un romanzo.

Didascalie immagini

  1. Copertina del volume
  2. La rassicurante omogeneità della società dei consumi / Il sistema cromatico RGB
  3. Diversi colori della Vergine: Simone Martini, Annunciazione / Anonimo, Icona della Madonna di Conadomini / Filippo Lippi, Vergine delle rocce / Bartolomé Esteban Murillo, Immacolata Concezione
  4. Jean-Auguste-Dominique Ingres, Ritratto della principessa de Broglie, 1851-53, olio su tela, Metropolitan Museum of Art, New York / Toni diversi di blu oltremare
  5. L’invenzione del bianco ‘classico’ nella scultura dalla fine del Settecento in poi: Camillo Torreggiani, La regina Isabella II, 1855, Museo del Prado, Madrid / Giovanni Prini, Testa di giovinetta, Galleria Comunale d’Arte, Cagliari / Aghias figlio di Aknonios, Museo Archeologico di Delphi / Antinoo, Museo Archeologico di Delphi
    foto © Andrea Mancaniello
  6. Arthur Hughes, April Love, 1855, olio su tela, Tate Britain, Londra / Fiore di malva e tessuti d’arredo

IN COPERTINA
Tutti i colori dell’arcobaleno

SCHEDA

Riccardo Falcinelli
Cromorama – come il colore ha cambiato il nostro sguardo
pp. 472
Einaudi – Stile Libero Extra