Che cosa hanno in comune il Cretto di Burri a Gibellina e il Bosco Sacro di Bomarzo, in provincia di Viterbo? Proprio niente, apparentemente: uno è un giardino cinquecentesco, l’altra un’opera contemporanea. Uno è figurativo, l’altro è una lunga sequenza di pieni e vuoti. Ma tutti e due parlano di vita e di morte, e tutti e due sono indissolubilmente legati, per diversi motivi, al luogo in cui si trovano. Perché Bomarzo è il posto in cui Vicino Orsini decide di “sfogare il core” forse per la morte dell’amata moglie, e perché Gibellina è il paese che Alberto Burri ha reso eterno dopo che un terremoto l’ha cancellato, riuscendo a raccontare insieme la vita e la morte. Sono tutte e due, anche se Vicino Orsini non poteva saperlo, opere di arte ambientale, quelle opere cioè che non potrebbero esistere altrove, posti che la mente e la mano di un artista ha forgiato in maniera unica, spesso con interventi lievi, quasi impercettibili, opere che non si possono racchiudere in un museo e che anzi ci raccontano di una certa insofferenza per i luoghi “canonici” dell’arte (anche se il modo più facile di fruirli è spesso semplicemente guardare una foto) opere e luoghi che vanno vissuti, attraversati, esperiti (e no, non nel senso che andare là è una experience).
A parlarci di questi luoghi così speciali è Paolo D’Angelo, professore d’estetica e autore – per Il Mulino – di Andare per parchi artistici, appena uscito e perfetto per accompagnare le riflessioni delle nostre vacanze.
“Non sembri strano che il nostro viaggio, che si svolgerà tutto nel contemporaneo, cominci da un parco realizzato quasi cinquecento anni fa, il Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, noto più comunemente come «Parco dei Mostri». Non solo, infatti, come abbiamo accennato, alcuni dei parchi artistici di oggi dichiarano esplicitamente il loro debito con quello di Bomarzo, il che sarebbe già motivo sufficiente, ma questo parco, creato nella seconda metà del secolo sedicesimo, e pur interamente debitore dell’immaginario di quell’epoca, ha rivelato una singolare capacità di entrare in sintonia con il sentire moderno, tanto è vero che la stessa sua valorizzazione non risale a prima della metà del Novecento”.

Ed ecco allora che insieme al Sacro Bosco nel libro sfilano Arte Sella in Trentino e PAV, il Parco Arte Vivente di Torino, la fattoria di Celle e il parco sculture del Chianti, il giardino di Daniel Spoerri sul monte Amiata e quello dei Tarocchi a Capalbio, il parco museo MuSaBa in Calabria e la Fiumara d’Arte in Sicilia. Un viaggio in Italia da nord a sud, un percorso tra natura e artificio. Un invito, per noi che leggiamo, alla scoperta.

Dettagli

Paolo D’Angelo
Andare per parchi artistici
Il Mulino
pp. 160

Sito web: https://www.mulino.it/isbn/9788815388759

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