
Si fa presto a dire prendiamoci un caffè: in un paese dove ad ogni angolo di strada si riesce a trovare un bar, e dove ognuno ha il suo posto preferito dove prendere un espresso, tracciare una mappa dei caffè storici italiani può sembrare un’impresa persa in partenza. Ma basta avere un metodo. Per prima cosa, bisogna definire che cos’è un Caffè storico. Sono pochi semplici elementi, a partire dall’età: un Caffè storico è vecchio di almeno un secolo. Ma non basta; deve infatti aver ospitato nelle sue sale eventi sociali, politici e culturali che siano significativi della nostra storia. Deve inoltre aver conservato almeno in parte gli arredi originali, ed essere ancora aperto al pubblico. Fissate le regole, Massimo Cerulo, professore di sociologia a Perugia, ha percorso lo Stivale alla ricerca di quei locali che rispondessero a tutti i requisiti: il risultato è il delizioso Andare per Caffè storici, pubblicato da Il Mulino nella collana ritrovare l’Italia.
Il Caffè (rigorosamente con la maiuscola): sembra poca cosa, un argomento solo per gli amanti del genere, ma leggendo il libro ci si accorge che, in effetti, la storia d’Italia passa anche da qui. Prima di tutto perché il Caffè è democratico: già nelle prime Coffee House inglesi, nel corso del Seicento, si informava gli avventori che “l’ingresso è libero ma prima per favore osservate le seguenti regole di buona creanza. In primo luogo, signori e cittadini operosi, siano allo stesso modo i benvenuti e siedano senz’altro gli uni accanto agli altri; qui nessuno è considerato per il proprio rango ma ognuno occupi il primo posto e nessuno si alzi davanti ad un altolocato per cedergli il posto”. Una rivoluzione, insomma, nello spazio di una tazzina. E poi perché qui dentro era possibile tenersi informati, leggere e scrivere, incontrare sodali e scambiarsi le idee, veder nascere avanguardie (che ne sarebbe stato dei Macchiaioli senza il Caffè Michelangiolo?) e le rivolte.
Quali sono dunque i Caffè storici in Italia? Ecco, almeno un paio di loro verranno in mente a tutti, e tutti credo si stupiranno nel sentire parlare di quello a cui è dedicato l’ultimo capitolo. Ma non ve ne citerò nemmeno uno: è un piacere che va scoperto piano piano, come aspettare il caffè che esce dalla moka.