«Se volete saperne di più sulla femminilità, rivolgetevi ai poeti».
(Sigmund Freud, Conferenza del 1932)

«Non m’interesso alla mia persona come “oggetto di rappresentazione”,
ma agli altri esseri, soprattutto femminili, e ancor più alle apparizioni
».
(Gustav Klimt)

Gremese Editore, nela collana Narratori francesi contemporanei ha recentemente pubblicato L’oro di Klimt, prima traduzione italiana, a cura di Luigi Muneratto, del romanzo di Alain Vircondelet De l’or dans la nuit de Vienne selon Klimt, un capolavoro capace di tenerti tutta la notte a leggere come si trattasse di un giallo.

Infatti, unendo narrativa romantica e indagine storica, l’autore racconta il viaggio immaginario con la musa che ispirò il dipinto più conosciuto del Ventesimo secolo, il più ammirato, il più copiato – “Il Bacio” – dalla folgorazione iniziale alla semantica che si cela dietro l’immagine (ricordo che solo martedì 30 e mercoledì 31 gennaio sarà nelle sale il docufilm diretto da Ali Ray “Il Bacio di Klimt“).

Con Emilie Louise Flöge, la compagna di vita ritratta in più occasioni, il pittore condivideva un rapporto che superava l’amore fisico per farsi portatore di un attimo eterno impresso sulla tela.
Emilie gli stava sempre accanto, come un angelo custode, vegliava su di lui, lo aiutava in tutto, posava, naturalmente, per ore e ore con una dedizione senza eguali, sacrificando il suo proprio lavoro. Era al contempo modista, stilista e sarta, e insieme alle sue sorelle gestiva un negozio molto elegante, una casa di alta moda in uno dei viali più celebri di Vienna. Riconosciuta come una delle grandi stiliste della capitale, vestiva tutta la fortunata élite di Vienna, il fiore dell’aristocrazia, e spesso infondeva nelle sue collezioni tracce dell’arte di Klimt. Si andava da lei anche per questo, per le stoffe dagli ampi motivi geometrici, molto moderne, che lei modellava in amplissimi vestiti, come quelli peraltro indossati dal maestro, tuniche che avvolgevano il suo corpo da gigante e che gli conferivano l’aspetto minaccioso di un antico profeta o di un druido sacro“.

Ne “Il Bacio” lo raffigura proprio, un casto avvolgente manto d’oro, quel colore che considerava simbolico della luce divina. “Quella tela dalle dimensioni insolite emergeva a poco a poco dalla sua solitudine di lino. Klimt l’aveva ricoperta di un ampio strato d’oro laminato, dal profondo colore ramato e di una densità potente, adatta ad accogliere il motivo. Si ricordava degli sfondi degli affreschi di Ravenna e delle cupole di San Marco e Torcello, anch’essi interamente d’oro e pronti a ricevere. «L’oro come un cielo offerto a tutte le promesse», diceva. «Perché da esso nascerà il soggetto stesso del quadro».

Lʼinquieto pittore, che seduceva compulsivamente le sue modelle, si ribellava allʼaccademismo dei colleghi e condivideva con lʼamico Egon Schiele il gusto per la trasgressione, trovò proprio nellʼimpiego dell’oro una risposta artistica allʼansia di armonia e trascendenza che lo attanagliava. a lungo vi incastonò le sue figure, isolandole dal mondo esterno e consegnandole alla grazia metafisica di icone senza tempo.

Dettagli

Alain Vircondelet
L’oro di Klimt
pagine 128
Gremese Editore
Ean 9788866921530