Sarnus ha riportato finalmente in commercio il celebre “A Firenze si parla così” di Renzo Raddi che, nel breve volgere di alcuni lustri, raggiunse quella popolarità oggi tributata ai classici dell’editoria contemporanea. Il lavoro di Raddi, così attento a documentare la più pura tradizione del vernacolo fiorentino, era, per così dire, predestinato a un sicuro successo; non soltanto perché in esso i lettori di Firenze conoscevano perfettamente vocaboli, frasi e modi di dire familiari e quindi amati, ma anche perché, a qualunque lettore, il libro di Raddi insegna come tradizione, storia e costume di una città (in una parola la sua “cultura”) si trasmettono sempre attraverso l’incommensurabile tesoro comune del linguaggio. Parlare una lingua, dunque, significa riconoscersi e capirsi sempre meglio: un libro che ricorda questa verità doveva naturalmente avere successo e, certo, ci auguriamo, continuerà ad averlo.

Frasario moderno del vernacolo, venne stampato per la prima volta nel 1976 (per i tipi della libreria SP44 di Paolo Sacchi) ed ebbe un incredibile successo di pubblico, andando presto esaurito. Poi, nel 2003 venne ripubblicato da Mauro Pagliai (Edizioni Polistampa), arrivando nel 2009 alla settima ristampa, quindi di nuovo esaurito.
Dopo la morte dell’autore, avvenuta nel 1988, i figli ne hanno raccolto le carte e avviato l’opera di  trascrizione, mettendo insieme una mole di detti ed espressioni fiorentine confluite in un grande dizionario di novecento pagine “Icché tu dici“, che uscì nel 2011 (per la Società Editrice Edison), tramite l’Accademia dell’Iris. Quando fu poi riproposto da Edizioni Clichy, le copie di “A Firenze si parla così” vennero ritirate dal mercato.
Antonio Pagliai si è così rivolto agli eredi realizzando una nuova edizione esattamente a mezzo secolo dalla prima uscita così il libro è sugli scaffali nella sua veste originaria: copertina bianco avorio con l’inconfondibile riquadro giallo, lo stesso che contraddistingue le edizioni Sarnus (che proprio da quel volume presero ispirazione). Al centro, una vignetta caricaturale che ritrae Raddi con microfono e registratore, mentre intervista un accigliato Dante Alighieri.
L’edizione originale includeva un quarantacinque giri intitolato “A Firenze si parla (e si canta) così“con gli stornelli letti da Luciano Ciaranfi.
Di estrazione popolare, autodidatta, privo di titoli accademici, ma dotato di una curiosità e di un’erudizione fuori dal comune, Raddi raccolse nel corso della vita un ricchissimo patrimonio lessicale, intervistando con il registratore i passanti per le strade della città (non diversamente, in fondo, da quanto aveva fatto Niccolò Tommaseo per il suo dizionario toscano). 
Amava Firenze e la sua gente, e ascoltava con autentico interesse ciò che ciascuno aveva da raccontare. Oltre ai libri sulla lingua fiorentina, lasciò testi di canzoni in vernacolo, poesie popolari, romanzi e sceneggiature teatrali. A custodirne oggi l’eredità sono i figli, Brunella e Maurizio, cui si deve la paziente opera di ricostruzione e trascrizione, con la nipote Alessandra, autrice a sua volta, che ha ereditato la passione per i libri e dirige la libreria Leggermente in viale Talenti, da lei fondata.

Dettagli

Renzo Raddi
A Firenze si parla così
Frasario moderno del vernacolo fiorentino
Collana: Toscani super DOC
Pagine: 336
Sarnus, 2026
Isbn 9788856300055