Chi ha detto che gli artisti veneti del passato non sapevano disegnare? Fino al 15 gennaio è possibile constatare l’esatto contrario, visitando la mostra La rivincita del colore sulla linea. Disegni veneti dall’Ashmolean Museum e dagli Uffizi. Presso la Sala Edoardo Detti e nella Sala del Camino del Gabinetto dei Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi una selezione di 48 opere, provenienti dalle collezioni dell’Ashmolean Museum di Oxford e dall’istituto fiorentino GDSU, attestano l’abilità grafica degli artisti di ambito veneto. Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Settecento essi svilupparono un’idea di disegno diversa – ma non per questo inferiore – da quella portata avanti dai colleghi toscani. Un’alternativa altrettanto valida, che dà prova delle infinite vie del disegno.
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1485/90 ca. - Venezia 1586), Studio di giovane donna,
Risale infatti al Cinquecento la contrapposizione, sul piano teorico, tra il Colore dei veneti e il Disegno dei fiorentini, ad opera di Giorgio Vasari. Nella Vita di Tiziano (Edizione Giuntina, 1568) il biografo aretino scrive che molti pittori “viniziani” come Giorgione, Palma, Pordenone e altri ancora, “che non videro Roma né altre opere di tutta perfezione”, dovettero mascherare “sotto la vaghezza de’ colori lo stento del non saper disegnare”, affermando quindi l’incapacità degli artisti di ambito veneto di disegnare perché non conoscevano l’arte classica antica né Rinascimentale.
Giovanni Antonio de' Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483? - Ferrara 1539), Martirio di San Pietro,
In realtà, dietro questo giudizio si nasconde una visione più complessa. Lo stesso Vasari, nel capitolo XVI dell’Introduzione alle tre arti del disegno del Volume I delle Vite, fa riferimento a “infiniti altri modi di disegnare senza specificarne le prerogative, lasciando così aperte le strade della sperimentazione grafica”, nota il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt. Inserendole nel complesso impianto ideologico delle Vite, la mostra diventa dunque un’occasione per comprendere a pieno le motivazioni del pregiudizio vasariano.
Nel suo celebre scritto, infatti, lo storiografo aretino non si scaglia apertamente contro la produzione grafica veneta, e quando si oppone ad essa, come nell’edizione giuntina della Vita di Tiziano, il suo obiettivo è volto ad assicurare il primato dell’arte fiorentina, promuovendo al tempo stesso la neonata Accademia del Disegno di Firenze, fondata nel 1563, che esaltava le fasi progettuali che precedono e guidano l’esecuzione pittorica degli artisti toscani.
Lorenzo Lotto (Venezia 1480 ca. - Loreto 1556/7), Gruppo di giovani donne con due uomini,
E’ dunque agli anni Cinquanta del Cinquecento che risale la spaccatura tra le due diverse tradizioni figurative. Da un lato quella fiorentina, legata alla teorizzazione del Disegno lineamentum come principio unificatore tra idea e prassi, dall’altro quella veneziana del Colore, che intende il disegno in un’accezione polisemantica, in dialogo con il Centro-italia, ma al tempo stesso capace di esprimere le virtù cromatiche.
Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto (Venezia 1697 - 1768), Veduta della Laguna con l'isola di San Michele,
Sotto la curatela di Marzia Faietti, Direttrice del GDSU, e con la collaborazione di Giorgio Marini, Roberta Alimenti, Laura Da Rin Bettina, la mostra si snoda cronologicamente attraverso 48 fogli, che testimoniano le molteplici accezioni dell’arte grafica degli artisti veneti, dal Quattrocento fino al Settecento.
Fin dall’incipit, come recita il titolo dell’esposizione, il colore si prende la sua rivincita: il bellissimo Compianto sul Cristo morto di Giovanni Bellini innesca un precoce e straordinario esempio di fusione tra pittura e disegno.
Giovanni Bellini (attivo dal 1494 ca. - Venezia 1516), Compianto su Cristo morto,
Dagli esordi del Carpaccio, dove il sottile tracciato a pietra rossa è ripassato in alcuni punti a penna, alla linea sottile, vicina al tratto a bulino e xilografico, che caratterizza i disegni rispettivamente di Giulio e Domenico Campagnola e di Tiziano, il quale altrove subordina invece il tracciato lineare a favore dei valori pittorici.
Si prosegue con Pordenone, Lotto, Schiavone, che come quasi tutti i veneti adottano un segno tonale e atmosferico, un uso sfumato e morbido della pietra nera e del carboncino, ricorrono all’inchiostro nero diluito e ottengono effetti chiaroscurali attraverso l’uso della biacca e di carte colorate.
E ancora Tintoretto, che recupera in parte la tradizione grafica toscana, ricercando un equilibrio con il tonalismo veneto, fino ad arrivare, sullo scorcio del Cinquecento, alla totale identificazione tra pittura e disegno operata da Jacopo Bassano, una strada alternativa rispetto al disegno fiorentino, che supera l’orditura lineare e costruisce le forme con colori, luci e ombre.

Nel Seicento spiccano Palma il Giovane, con la sua copiosa e variegata produzione sul piano tecnico, e Sebastano Ricci, che attesta lo straordinario dinamismo e sperimentalismo grafico di fine secolo, dove il processo creativo si esprime attraverso il segno lineare libero ed energico a pietra nera.
Giovanni Battista Tiepolo (Venezia 1696 - Madrid 1770), Testa d'uomo con barba,
Nel Settecento si riscontrano paesaggi e vedute realizzati a penna e inchiostro diluito, come quelli di Giulio e Domenico Campagnola, che si ricollegano ai fogli cinquecenteschi.
Straordinari gli sperimentalismi di Canaletto, Francesco Guardi e Giambattista Tiepolo, nei quali l’uso virtuosistico e calligrafico della penna convive, spesso nello stesso foglio, con stesure a inchiostro diluito, evocando effetti chiaroscurali e luministici, accentuati da un sapiente impiego a risparmio della carta.
Anche la pietra nera, il carboncino e le carte colorate, accuratamente dosati per esprimere valori tonali e atmosferici, danno vita ad un fresco naturalismo e un’attenta ricerca espressiva, come nel caso della Testa di giovane di Giambattista Piazzetta.
Giovanni Battista Piazzetta (Venezia 1682 - 1754), Ritratto di giovane uomo,
Rispetto all’esposizione dell’Ashmolean Museum oxoniense, tenutasi lo scorso anno, la mostra fiorentina si distingue per un numero inferiore di opere, che approfondisce però le molteplici espressioni del disegno veneziano. Nulla viene tolto, quindi, all’affascinante impatto visivo dell’insieme, valorizzato dall’innovativo allestimento realizzato ad hoc da Antonio Godoli, il quale ha ideato una superficie continua in legno di ciliegio che accoglie in libera successione disegni di formati diversi, al fine di agevolare la lettura delle opere da parte dei visitatori.

Dettagli

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1485/90 ca. – Venezia 1586), Studio di giovane donna, Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone (Pordenone 1483? – Ferrara 1539), Martirio di San Pietro, Lorenzo Lotto (Venezia 1480 ca. – Loreto 1556/7), Gruppo di giovani donne con due uomini, Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto (Venezia 1697 – 1768), Veduta della Laguna con l’isola di San Michele, Giovanni Bellini (attivo dal 1494 ca. – Venezia 1516), Compianto su Cristo morto, Giovanni Battista Tiepolo (Venezia 1696 – Madrid 1770), Testa d’uomo con barba, Giovanni Battista Piazzetta (Venezia 1682 – 1754), Ritratto di giovane uomo, Giovanni Bellini (attivo dal 1494 ca. – Venezia 1516), Compianto su Cristo morto (particolare),

Dove e quando

Evento: La rivincita del colore sulla linea. Disegni veneti dall’Ashmolean Museum e dagli Uffizi

Indirizzo:
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Data: 15 Gennaio, 2017