Kobane Calling è l’ultima opera di Zerocalcare edita da Bao Publishing nell’aprile del 2016. L’autore narra dei suoi due viaggi in Medio Oriente tra Syria, Turchia e Iraq dove curdi, turchi e militanti di Daesh si scontrano ormai da anni. Reportage di guerra, diario di viaggio, toccante raccolta di testimonianze, humor sferzante e rispettoso, Kobane Calling è tutto ciò. L’essenza dell’opera risiede nell’abilità diZerocalcare nello spiegare la guerra e le esperienze dei suoi protagonisti attraverso il suo vissuto, mix perfetto tra viaggio e bagaglio culturale dell’autore.

Come primo aspetto, il Rojava, la ragione nord orientale della Siria ed al confine meridionale della Turchia, emerge come miraggio concreto: sogno e meta finale dell’autore. In quel territorio i combattenti curdi resistono agli attacchi dei miliziani di Daesh facendo di Kobane il simbolo della loro resistenza. L’obiettivo dell’autore è quello di raggiungere tale città, tentativo fallito durante il suo primo viaggio, racconto pubblicato su Internazionale nel Gennaio del 2015, finalmente accessibile un anno dopo.
Si parlava di miraggio concreto perché Zerocalcare è affascinato dall’esperimento politico dei curdi e di tutti i loro sostenitori internazionali. In Rojava costoro hanno costituito e cercano di implementare la filosofia politica del confederalismo democratico dedito all’istituzione della democrazia nel Kurdistan basata su ambientalismo, femminismo e socialismo. L’intento dell’autore è quello di capire come questo progetto si stia evolvendo, e come sia possibile realizzare un simile stato nel bel mezzo di una guerra civile. Leggendo quest’opera i lettori possono scoprire gli enormi sforzi e le problematiche costanti di un sistema politico e sociale nel quale diversi gruppi etnici, religiosi e politici provano a convivere. 
E tutto ciò viene fatto abbandonando lo sterile racconto dei media nazionali ed internazionali che rappresentano e si focalizzano sulle questioni del Rojava maggiormente attraverso stereotipi. Zerocalcare riesce efficacemente a smontare e denunciare tali rappresentazioni dei media che, ad esempio, se da un lato dipingono i resistenti curdi in Siria con l’immagine di belle, giovani ed agguerrite combattenti donne, allo stesso tempo rappresentano combattenti curdi negli altri stati mediorientali con la stereotipata figura d’un uomo “peloso” e “baffuto” (p. 54).

Zerocalcare non ha mai nascosto le sue convinzioni politiche e la sua lunga esperienza nei centri sociali romani ma nonostante ciò egli sviluppa un approfondimento obiettivo, di ricerca e di critica del contesto che osserva. Attraverso riflessioni chiare, lucide, profonde, con parole di ogni giorno ed in tono spiritoso e con la cultura pop, l’autore esprime la propria opinione senza mai voler negare obiezioni sensate ma sempre denunciando idee palesemente xenofobe o razziste. Interessantissime sono infatti le pagine sul significato della guerra e della resistenza (pp. 227-230). Se l’autore vede di buon occhio la lotta del popolo curdo ed il tentativo politico che una parte di esso sta costituendo, allo stesso tempo egli non si nasconde dai problemi morali e reali che sorgono quando si attua una guerra, e dalla difficoltà nel dare una risposta a questi dubbi.

Queste tematiche tanto profonde quanto delicate sono sempre accompagnate da un’attenzione al contesto (ad esempio, numerosi sono le spiegazioni delle questioni geo-politiche tra Siria, Turchia, curdi e Stati Uniti), e dal costante e tipico uso di citazioni proveniente dalla cultura pop della generazione dell’autore, quella cresciuta tra gli anni Ottanta e Novanta, miste alle sue emozioni e vissuto concreto. Ed ecco che in alcune pagine i miliziani di Daesh sono comparati ai cattivi guerrieri punk del mondo post-apocalittico di Kenshiro, ed in altre l’autore evidenzia il contrasto tra il modo in cui i miliziani vengono percepiti e la loro materialità ed esperienza reale. Così nelle descrizioni dei combattenti curdi riportate nel fumetto i guerriglieri di Daesh sono descritti come esseri dall’inumana brutalità quando attaccano, ma anche come uomini con grandi difficoltà nel riorganizzarsi dopo i loro attacchi e spesso oggetto d’inganno da parte dei loro stessi precettori (p. 187).

Lo stile di Zerocalcare risulta inconfondibile con la prevalenza di vignette rettangolari, l’uso del pennarello ed una rappresentazione tendente al cartoon con figure dai tratti semplici e marcati. In aggiunta, le diverse dimensioni del racconto vengono realizzate con differenti rappresentazioni grafiche. Ad esempio, oltre al normale susseguirsi delle vignette per la struttura essenziale del racconto, esistono capitoli in cui l’autore, con fare auto ironico, indossa gli occhiali da professore per il suo “pippone” sulla geo-politica del Medio Oriente, o ripropone su sfondi neri gli spesso tragici racconti delle sofferenze passate da diverse persone incontrate nei suoi viaggi.
Non mancano i personaggi ricorrenti delle opere di Zerocalcare: il Mammut che dialoga col protagonista rappresenta il legame con le sue radici, la mitica Rebibbia e tutta la sua rete di amici, familiare e vita quotidiana, mentre l’immancabile armadillo è la coscienza dell’autore.

Infine, risalta la capacità dell’autore nello sfruttare a pieno le specificità del fumetto, ovvero nel riuscire a trasmettere un’idea o una rappresentazione efficace che evidenzia un determinato aspetto della narrazione tramite un armonico connubio di parole e disegni in sequenza. Un esempio lampante è il modo in cui il fumetto riesce a descrivere l’instabilità della realtà meglio di una infografica. Le più correnti riproduzioni delle zone di influenza dei vari belligeranti nella guerra civile siriana vengono aggiornate costantemente, ma non riescono a rappresentare quanto le aree da poco conquistate da una forza avversa siano instabili, quanto nei palazzi attorno ad una strada da poco riconquistata dai curdi possano esserci militanti di Daesh “ancora nascosti negli altri edifici” (p. 172).
Aspettando la prossima opera, numerose ed esilaranti sono le vignette sul sito dell’autore, buona lettura!