Building stories (Pantheon books, 2012) di Chris Ware è un’opera, un mondo intero, da esplorare pian piano. E’ come una gustosa primizia, mai provata prima, da assaggiare a piccoli bocconi. Building stories non è il classico fumetto, ma trattiene tutta la tradizionale forza del medium. A prima vista sembra più un gioco da tavola: non è un libro, ma una scatola. Una volta aperta, il lettore si trova dinanzi una storia in tanti formati diversi: un cartone pieghevole,  diversi libricini a fumetti, alcune grandi tavole senza parole, due grandi racconti in formato da quotidiano, e più minute strisce fumettistiche basse e rettangolari.

Sono tutte storie diverse ma legate tra loro. Il filo conduttore è una donna, la protagonista senza nome, e la sua vita. Ed ecco che un libricino all’interno della scatola ne racconta la gioventù, un altro alcuni momenti della sua vita adulta, un altro ancora rappresenta le vite parallele dei suoi inquilini in un bellissimo edificio di fine secolo.

Non esiste un senso di lettura. Si può cominciare la storia da qualsiasi punto, abbandonarla e riprenderla altrove. L’intera scatola è quanto più si avvicina alla memoria di una persona, in questo caso l’innominata protagonista, da esplorare e ricostruire.

Le tematiche trattate sono ampie ed universali. Tra le tante, predominante è l’esperienza della depressione, i processi mentali che la caratterizzano, i pensieri che popolano la mente d’una persona quando le difficoltà quotidiane  della vita sembrano d’improvviso insormontabili. La riflessione sul proprio corpo, la sessualità, la maternità, l’aborto, il desiderio e la fantasia sono altri motivi ricorrenti il cui trattamento, delicato e variegato, è favorito dalla dimensione intimista dell’intera narrazione.

La linea è chiara e netta, mentre le tavole sono dettagliatissime d’elementi narrativi composti da forme semplici e colorati da tinte chiare e calde. Il tutto genera un’atmosfera di calma ponderata, che invita il lettore più alla contemplazione che alla lettura. Questo stile grafico è in piena sintonia con il ritmo della storia: alternato, spezzato e profondo. La dimensione grafica suggerisce il procedere della lettura, è come se spingesse il lettore a prendere delle pause, a fermare lo scorrere dei suoi occhi, a soffermarsi su un particolare apparentemente insignificante, o a cogliere vignette riprodotte in altri libri della scatola che dilatano la storia generale della protagonista in tante altre direzioni possibili.

L’esperienza di quest’opera non è pura lettura, ma anche gioco, riflessione ed apprendimento. La diversità dei formati narrativi, la loro differente fisicità, incitano all’esplorazione, alla voglia di mettere tutto in ordine, di trovare un senso, o di lasciarsi semplicemente condurre dal caso. L’intimità e la delicatezza, la paradossale intima estraneità che il lettore può provare nei confronti della protagonista, sono un armonioso mezzo per rappresentare i sensibili temi trattati nel fumetto: una vera e propria “opera aperta” a  tutte le possibilità interpretative del lettore.

Nota: Building Stories è disponibile in lingua inglese. Per il momento non esiste nessuna edizione dell’opera in italiano, ma da qualche anno Bao Publishing sembra stia lavorando alla realizzazione di tale progetto.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. I diversi formati stampati all’interno di Building Stories
  2. Prima pagina fascicolo dedicato alla protagonista
  3. Particolare vignetta protagonista con marito e figlia
  4. Tavole storia della proprietaria del palazzo
  5. Vignetta con i pensieri di un’altra inquilina del palazzo
  6. Vignetta con i pensieri del palazzo abitato dalla protagonista

IN COPERTINA
Facciata principale della scatola Building Stories
[particolare]