La situazione che ci stiamo trovando a vivere è per tutti una novità, negativa, ma una novità. Tuttavia questa situazione di chiusura totale, che ora parrebbe si stia avviando a conclusione, ha creato nuove situazioni e liberato, oserei dire, energie nuove anche nel settore culturale. Tantissime istituzioni culturali, comprendendo con questa espressione le forme più varie di istituzione quali musei, teatri, cinema, biblioteche hanno trovato mezzi nuovi per rimanere in contatto con le persone che solitamente affollano di persona i loro spazi.
E così abbiamo potuto ammirare visite virtuali ad importanti mostre nazionali, oppure brevi pièce andate in onda per lo più sui canali social dei teatri. Anche i musicisti, da sempre soliti usare radio, tv e nuovi media per farsi sentire da appassionati e fan, hanno esplorato nuovi modi per supplire all’assenza di concerti in presenza, attraverso dirette sui social o con concerti estemporanei registrati nelle proprie case e poi trasmessi da radio e tv.

Le biblioteche poi si sono date molto da fare. Hanno messo a disposizione piattaforme dalle quali scaricare libri digitali ma hanno anche moltiplicato, o forse ero io che non le seguivo e non lo sapevo, i loro messaggi sui social consigliando i libri da leggere o proponendo incontri con autori. Anche altre istituzioni, come le università, sono state molto attive e oltre ad affrontare il problema della didattica a distanza, hanno messo a disposizione tramite biblioteche digitali e sempre usando i social, gli strumenti didattici e di fruizione del sapere, che si potevano usare anche a distanza.
Il mio stesso ente, il CNR, oltre a continuare la sua peculiare funzione di ricerca, mai così importante come in questo momento e spero che tutto il Paese, seppure a causa di questa emergenza, ne abbia preso coscienza, ha proposto interessanti piattaforme per la fruizione dei risultati della ricerca per studenti di ogni ordine e grado. Mi riferisco alla piattaforma CNR outreach attraverso cui il più importante ente di ricerca nazionale si propone di “mettere a disposizione risorse e strumenti multidisciplinari usufruibili a distanza per rispondere a tutto campo al bisogno di conoscenza della società”.

Oltre ad invitarvi a visitare questa piattaforma che propone interessanti contenuti per studenti di tutte le età e per tutti i cittadini, anche per saperne di più sul Covid, non posso fare a meno di proporvi, ancora una volta, le biblioteche digitali di documenti giuridici usufruibili in rete sul sito dell’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari per usufruire di quello che credo faccia parte del nostro patrimonio culturale: il linguaggio giuridico. Come da anni (ormai dal lontano 2012 se non sbaglio) vado ripetendo in questo spazio, lo studio della lingua giuridica oltre a interessare linguisti e giuristi può diventare patrimonio di tutti i cittadini per capire e comprendere i cambiamenti, anche attuali di una società, la nostra, che si esprime anche attraverso la lingua del legislatore, dei notai o degli scienziati del diritto.

Certo direte voi, non so se sia interessante sapere cosa fosse il barracello (un corpo di polizia che in Sardegna vigilava sulle campagne… se esistessero oggi vi inseguirebbero nelle vostre gite fuori porta non autorizzate), o che uno dei significati della parola arroto si riferiva ad un magistrato che veniva aggiunto in occasione di collegi che decidevano su fatti importanti (una moderna cabina di regia direi); ma di certo potrebbe interessare molti di voi sapere che il concetto di congiunto è stato da sempre un po’ dibattuto dalla dottrina giuridica. Così Foramiti nel 1838 (Enciclopedia legale) dice che nel linguaggio del foro con tale parola ci si riferisce a una o più persone unite insieme, precisando poi che in particolare ci si riferiva a “coloro che sono uniti dal legame di matrimonio”. Liberatore nel suo Dizionario legale del 1834 dice che congiunto è sinonimo di parente ma più avanti nel medesimo testo dice anche che sono congiunti quelli a cui siamo uniti “o per parentado o per amistà o per vicinanza”. Come vedete anche due secoli fa il dibattito era acceso.

Ma leggendo questi frammenti di testo giuridico nelle nostre banche dati potrete anche accorgervi che i giuristi, a differenza della loro immagine seriosa erano anche dei gran burloni. A cosa mi riferisco ? Alla mirabile definizione di bigamia di Francesco Carrara che nel 1866 scrive: “L’uomo che prende moglie (disse Tommaso Moro) mette la mano in un sacco dove su cento vipere si trova un’anguilla: secondo tutte le probabilità egli tirerà su una vipera. Malgrado questa verità, che (bisogna dirlo ad onor del vero) le femmine potrebbero benissimo rovesciare per conto loro, vi sono individui che quantunque tuttora stretti nei risultati del primo esperimento anelano tornare alla fruga di quel sacco, e tirano suso una seconda vipera; e più la prigione per giunta, perché la legge li dichiara colpevoli di bigamìa”. Un genio.
Didascalie immagini
- Le nostre città svuotate:
Venezia, Milano, Bologna - scheda tratta dagli archivi CNR
courtesy ITTIG Firenze - scheda tratta dagli archivi CNR
courtesy ITTIG Firenze - scheda tratta dagli archivi CNR
courtesy ITTIG Firenze
IN COPERTINA
Un panorama di Venezia, svuotata dalle norme di contenimento della pandemia
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