Torino ha significato per lungo tempo “FIAT e Juventus” – riassumibili entrambi in “Agnelli” – o “gianduia”, per i ghiottoni. Con i primi fasti trent’anni fa, ma sempre di più negli ultimi dieci, il capoluogo piemontese ha saputo arrogarsi il ruolo di centro culturale favorito del Settentrione. La vicina Milano è indubbiamente viva e attiva ma troppo grande, dispersiva; Torino con i suoi portici, con il suo fascino un po’ âgée e con l’alone di mistero che la circonda ha saputo attrarre intellettuali per mestiere e, soprattutto, per piacere. Riuniti attorno al grande evento del Salone Internazionale del Libro, questi hanno potuto poi godere – in epoca ben più recente – anche del Torino Jazz Festival. La giovane amministrazione Appendino, però, ha subito svariati tentativi di sottrarre a Torino questo ruolo: i grandi editori che hanno deciso di abbandonare il Salone per sfruttare i padiglioni di Expo a Milano risparmiando sull’affitto e il taglio di fondi che ha costretto il TJF alla chiusura. Il giovane sindaco ha saputo però fronteggiare questi attacchi riunendo le forze e presentando un doppio programma intrecciato fra Salone e un nuovo festival musicale intitolato Narrazioni Jazz, affidato alla sapiente direzione artistica di Stefano Zenni che prosegue così la propria scommessa cominciata con il TJF.
Narrazioni jazz
In occasione del centenario della prima registrazione di un disco jazz, il neonato festival presenta un ricchissimo programma che ha come filo rosso la narrazione musicale di storie personali o universali. Fra queste quella che il rapper Napoleon Maddox ha dedicato alle prozie Millie e Christine McKoy e presentata in prima italiana il 20 maggio presso il Piccolo Regio “Giacomo Puccini”.
La storia di queste donne è profondamente americana. Gemelle siamesi, nacquero schiave nel North Carolina nel 1851 e furono vendute dal padrone a un circo; quando nel 1863 venne abolita la schiavitù le sorelle rimasero nel mercato dello spettacolo e diventarono abbastanza ricche da comprare la fattoria del vecchio padrone. Vissero lì fino al 1912, quando una tubercolosi le condusse alla morte. Twice the First Time, questo il titolo dello spettacolo, è un’occasione intima e universale insieme; con essa Maddox riflette sulla storia della propria famiglia ma anche sulla condizione contemporanea degli afroamericani in generale e degli artisti afroamericani in particolare.
Maddox tft-0016
Accompagnato da due Dj e da un quartetto formato da batteria, basso, sassofono contralto e flicorno, il rapper propone una musica che si alterna da un hip-hop variegato al funky ed episodi più lirici e commoventi. Diviso fra recitazione e canto, Maddox conduce il pubblico in un climax che dopo un inizio un po’ stentato (il protagonista viene a conoscenza della storia, dismette gli abiti borghesi e si immedesima nella condizione servile dei suoi antenati) coinvolge e cattura grazie ad una potente forza comunicativa.
Nei giorni di permanenza a Torino, Napoleon Maddox ha incontrato i ragazzi del liceo musicale Cavour coinvolgendoli nel proprio percorso. I contributi degli studenti sono poi confluiti nello spettacolo come raccordi in lingua italiana posti agli snodi cruciali della vicenda.
Twice the First Time è un’occasione di riflessione sulla libertà espressiva degli artisti, sul loro rapporto con il pubblico e con il mercato, sul ruolo dell’arte come mezzo di emancipazione. Insieme a questo è una storia umana forte che attiva i neuroni specchio e suscita una profonda empatia che cattura come durante la celebrazione di un rito.

Dettagli

Napoleon Maddox Narrazioni Jazz Napoleon Maddox