Pubblicato quasi un anno fa, ma giunto solo ora alla nostra attenzione, questo bellissimo CD edito dalla UR Records. “Clock’s Pointer Dance” è frutto del lavoro di un quintetto formato dal trombettista Paolo Malacarne, dal sassofonista Andrea “Jimmy” Catagnoli, dal trombonista Andrea Baronchelli, dal chitarrista Michele Bonifati e dal batterista Filippo Sala. Il gruppo si autodefinisce un vero e proprio collettivo nel quale tutti i membri sono compositori e coadiuvano sinergicamente all’arrangiamento dei brani e alla creazione del suono. Nel disco si avverte con forza, in senso assolutamente positivo, la giovane età dei musicisti: nessuno di loro supera infatti i 35 anni.

La base di partenza è chiaramente rock, funk e soul; il linguaggio improvvisativo deriva dal jazz ma si estrinseca in diverse declinazioni. Like A Lonely Stone, ad esempio, vede un fitto assolo di Malacarne venire fuori da una nube elettronica fatta di riverberi e delay; nello stesso brano invece Baronchelli si ritaglia uno spazio più vuoto sul quale evoluire. Una piccola pennellata mediterranea dà vita al balzellante tema di Da consumarsi, un rock estivo che odora di salsedine; dal sapore latino è Calle 158y51 che vede una sensuale rhumba lenta trasformarsi all’improvviso e inaspettatamente in un funk destabilizzante. Simili svolte repentine si incontrano anche in Ti voglio bene pupazzo di neve e Play; nel primo un soffice e dolcissimo corale dei fiati si incupisce in un’atmosfera psichedelica fatta di cluster e dissonanze, nel secondo un tema estremamente rarefatto, ampio ed elettronico si movimenta progressivamente. La nenia folk di A Fish suonata dai fiati evolve verso un solenne finale come sempre venato di rock ma con un pensiero alla melodia. Avvincente la sonorità di Pita Gyros sul quale Bonifati si profonde in un assolo dal timbro assai ricco di effetti che trasfomra la chitarra in una campana siderale.

La musica di “Clock’s Pointer Dance” è molto interessante: fatta di groove, melodia e ironia. Il suono che il quintetto ottiene è qualcosa a metà fra l’Art Ensemble of Chicago e i Calibro 35: bellissimo lavoro.