Cosa accomuna arte e diritto? Persino un attento studioso dell’uno o dell’altro campo conoscitivo potrebbe essere colto alla sprovvista di fronte ad un simile quesito. Sovente, infatti, l’esperto ha una percezione della realtà influenzata dalla mentalità che, per indole o educazione, ha sviluppato nello specifico ambito operativo.
Si tratta di uscire dagli schemi.
L’esperto conoscitore, e con lui il lettore curioso, dovrebbe vestire l’immaginario «velo di ignoranza», tanto caro al filosofo John Rawls, in modo da trovarsi, con piacevole sorpresa, in una «posizione originaria», primitiva e impregiudicata. Una volta spogliato delle nozioni particolari e settoriali impiegate in maniera routinaria, potrà osservare come il trait d’union tra arte e diritto sia sempre esistito e, anzi, molteplici siano le occasioni in cui apprezzarlo.

«Ius est ars boni et aequi». Già da questa affermazione di Ulpiano, con cui esordiscono le Institutiones giustinianee – una delle parti di cui si compone il Corpus iuris civilis, che raccoglie le più antiche opere della giurisprudenza romana – emerge uno stretto legame tra arte e diritto. L’Autore, alludendo alla tradizionale definizione celsina di jus, ha avuto il merito di ricondurre il diritto all’interno dell’ambito artistico. Più in particolare, Ulpiano ha mostrato come il diritto possa accostarsi all’arte del buono e dell’equo, raggiungendo una forma di bello e buono, quell’ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo («kalòs kai agathòs») tipico della cultura greca.

D’altro canto, considerata non soltanto alla stregua di una forma di espressione ma, prima ancora, quale azione e quindi creazione, l’arte diventa nient’altro che «invenzione e ricerca delle dovute proporzioni», come persino l’eminente giurista Francesco Carnelutti aveva efficacemente sostenuto. Ecco che affiora un altro nesso di collegamento fra l’arte e il diritto, ossia l’interpretazione, termine che di per sé esprime l’idea di una mediazione e, con essa, di una congiunzione: l’interprete è capace di unire il produttore dell’ars al fruitore della stessa.
Infatti, se da un lato, concordemente con quanto affermato dal critico d’arte statunitense Arthur Danto, l’interpretazione artistica è fondante nel determinare «la relazione tra un’opera d’arte e la sua controparte materiale», così da costituire l’identità dell’opera stessa; dall’altro, l’interpretazione del diritto, come strumento del giurista per la ricerca delle giuste proporzioni ricostruttive sia in fatto che in diritto, diventa la «giusta misura» a cui approda l’interprete quando, prendendo ancora una volta in prestito le parole di Francesco Carnelutti, «è capace di credere in ciò che non si lascia vedere immediatamente e si mette ad ascoltare ciò che la stessa opera dice».
È in ciò che l’arte nel diritto diviene arte del diritto. Come l’arte ha rappresentato diversamente il diritto nei vari contesti storici in cui è stato prodotto, parimenti il diritto, quando è stato attento ai bisogni della società, si è evoluto, dando voce alle persone e raggiungendo così quella misura di equilibrio – «katà métron» – che lo accosta all’arte.

In questo senso il diritto, come l’arte, serve a ordinare il mondo, tendendo – come ancora affermato da Carnelutti – un ponte dal passato al futuro.
 

Didascalie immagini

  1. Lundt & Kallmorgen, particolare della facciata della Hanseatisches Oberlandesgericht l’Alta Corte Regionale della città di Amburgo, Germania, 1912 – Foto © Alamy.
  2. Particolare dal vol. I del Corpus Iuris Civilis, Lione: Hugues de la Porte, 1558-1560 – Foto © AMSHistorica Unibo
  3. Antiporta calcografica firmata «G. van der Gouwen sculpsit», dal vol. I del Corpus Iuris Civilis, Editio nova, Amsterdam: sumptibus Societatis, 1681 – Foto © FondiAntichi Unimore

IN COPERTINA
Cesare Maccari, La Giustizia con la bilancia e la spada tra la Legge e la Forza, affresco, Corte di Cassazione, Roma 1921
[particolare]
(fonte)

OPERE CITATE:

  • J. Rawls, A theory of justice, Harward University Press, Harvard 1971 [trad. it. Una teoria della giustizia, Edizione a cura di S. Maffettone, Feltrinelli, Milano 1982]
  • F. Carnelutti, Arte del diritto, Giappichelli, Torino 2017
  • A. Danto, La trasfigurazione dle banale: una filosofia dell’arte, a cura di S. Velotti, Laterza, Roma-Bari 2011