Nel novembre del 1921 sbarcava sull’isola di Madeira da una nave militare britannica Carlo I d’Asburgo, condannato all’esilio dopo aver regnato per un breve periodo sull’impero Austro-ungarico: era salito al trono dopo la morte di Francesco Giuseppe nel novembre 1916 e, due anni dopo, la fine della Grande Guerra aveva segnato la disgregazione dell’impero, avviando il processo che avrebbe condotto alla nascita dei nuovi stati nazionali.
1 madeira monumento carlo i d asburgo foto donata brugioni
La tenuta dove Carlo d’Asburgo visse i pochi mesi del suo soggiorno sull’isola insieme con la consorte Zita di Borbone e i loro otto figli, ha oggi il nome di Quinta Jardins do Imperador per ricordare il soggiorno dell’illustre ospite; al centro di uno splendido giardino, con grandi alberi e la flora lussureggiante caratteristica dell’isola, sorgeva la villa padronale edificata nel XVIII secolo e andata completamente distrutta durante il grande incendio che nell’agosto 2016 ha imperversato sulle alture di Funchal. Il banchiere portoghese Rocha Machado, che aveva acquistato la proprietà alla fine dell’Ottocento, mise la villa a disposizione di Carlo d’Asburgo e della sua famiglia: situata in bellissima posizione nella piccola frazione di Monte, che domina dall’alto dei suoi seicento metri la baia di Funchal, risentiva però del clima umido dell’isola, caratterizzato dalla frequente presenza di nebbie sui rilievi montuosi, specialmente nei mesi invernali. Scriveva la dama di compagnia dell’imperatrice Zita in una lettera alla famiglia: «Spesso guardiamo giù con invidia, perché a Funchal splende sempre il sole. Invece la casa qui è talmente umida che tutto puzza di muffa. La nebbia impregna ogni cosa». Certo, il clima di Madeira non giovò a Carlo d’Asburgo, che il 1° aprile 1922 fu stroncato da una polmonite a soli trentacinque anni; le sue spoglie riposano nella chiesa parrocchiale di Monte, in una tomba di nuda semplicità.
2 madeira chiesa nossa senhora do monte foto donata brugioni
Letale per il deposto imperatore, il clima umido e temperato aveva però fatto la fortuna di Madeira: quando i portoghesi ne presero possesso nel 1419, l’arcipelago era completamente deserto e l’isola maggiore coperta di foreste così fitte che fu battezzata  Madeira (“legname” in portoghese), a indicare la sua caratteristica principale. Quel che resta dell’antica Laurisilva, la foresta di lauri con alberi alti fino a 40 metri – sopravvissuto ai disboscamenti selvaggi e agli incendi provocati per fare spazio alla terra da coltivare – è oggi protetto dall’UNESCO. Tra scienza e leggenda, in passato l’arcipelago è stato indicato come formato dalle cime più alte della mitica Atlantide, inabissatasi in epoca remota, con il suo culmine nel Pico Ruvio di Madeira che si innalza ripido sull’oceano fino a un’altezza di 1860 metri. Agli occhi degli esploratori portoghesi le coste dell’arcipelago apparvero in gran parte impervie e inospitali, offrendo pochissimi punti di approdo: l’isola di Porto Santo ricevette questo nome perché offriva finalmente una baia sicura ai loro navigli, mentre ai due gruppi di isole più piccole vennero attribuiti i nomi poco accattivanti di Desertas e Selvagens. Oggi riserva naturale, sono tuttora deserte ed è proibito sbarcarvi.
3 madeira funchal fortaleza de sao joao baptista do pico foto donata brugioni
A distanza di pochi anni dal primo insediamento a Madeira, approfittando del suo clima umido e temperato, si dette inizio alla coltivazione della canna da zucchero con piante importate dalla Sicilia, dove le piantagioni esistevano già dal X secolo; nell’arco di trenta anni la produzione di zucchero sull’isola era così abbondante da permetterne l’esportazione in molti paesi europei: lo zucchero all’epoca era preziosissimo, gli si attribuivano proprietà medicinali ed era venduto solo dagli speziali. Alcune famiglie di mercanti fiamminghi e italiani si stabilirono nel centro principale dell’isola, Funchal, che divenne ben presto una città ricca e popolosa, con le vie che scendevano al porto fiancheggiate da monumentali palazzi nobiliari, chiese dagli interni decorati da azulejos (le piastrelle dipinte in bianco e azzurro tipiche della produzione portoghese) e una profusione di legni scolpiti e dorati; numerosi i conventi dei vari ordini – primi fra tutti i Gesuiti – che stabilirono una loro sede sull’isola.
4 madeira funchal piazza del municipio foto donata brugioni
Grazie alla colonia fiamminga, tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo giunsero a Madeira da Anversa opere d’arte – soprattutto pale d’altare e sculture – destinate a decorare le chiese di Funchal e delle cittadine che andavano nascendo dove le coste dell’isola offrivano possibilità di approdo. La pittura fiamminga dell’epoca costituisce oggi il nucleo più importante nelle collezioni del Museu de Arte Sacra do Funchal (http://www.museuartesacrafunchal.org/homepage.html), che custodisce opere attribuite a Gérard David e Dieric Bouts, accanto ad alcune pale di Joos van Cleve – uno dei maggiori rappresentanti della scuola di Anversa agli inizi del Cinquecento; notevoli anche i pezzi di scultura provenienti dalle scuole di Malines e Anversa.
5 madeira chiesa san giovanni evangelista a funchal foto donata brugioni
Con la conquista dell’America, la coltivazione della canna da zucchero venne impiantata nelle colonie oltreoceano, dove si sviluppò rapidamente: le navi portoghesi imbarcavano sulle coste africane gli schiavi destinati alle piantagioni dell’America del Sud e tornavano in patria con i pani di zucchero prodotti nelle colonie. Madeira conobbe un periodo di decadenza finché, agli inizi del XVIII secolo, l’embargo posto dall’Inghilterra sulle merci provenienti dalla Francia – in occasione della prima fra le molte guerre che insanguinarono l’Europa nel Settecento – favorì l’importazione dei vini portoghesi. Il Madeira, così come il Porto, divennero i compagni abituali delle serate nelle case dell’aristocrazia britannica, quando alla fine della cena le signore si ritiravano e i gentiluomini si abbandonavano ai racconti di caccia accompagnati da abbondanti libagioni.
6 madeira orto botanico di funchal e jardim tropical monte palace foto donata brugioni
Tra il Settecento e l’Ottocento, nelle tenute delle famiglie britanniche che avevano in mano la produzione e l’esportazione dei vini locali, furono edificate grandi ville circondate da splendidi giardini, dove vennero acclimatate piante provenienti da tutti i continenti, grazie anche alla rete di commerci con tutto l’impero – che all’epoca andava dall’Africa all’India e fino all’Australia. Oggi i parchi di Madeira costituiscono un patrimonio straordinario, che ha il suo esemplare più importante nel Giardino Botanico di Funchal – anch’esso in origine parco privato – nel quale figura, accanto a una ricca selezione di esemplari esotici, anche un’area dedicata alle piante endemiche, con specie rarissime, tra cui alcune esclusive di Madeira.
7 madeira costa meridionale da cabo girao foto donata brugioni
Grande estimatore di (e del) Madeira fu Winston Churchill: lo statista, che era giunto sull’isola per la prima volta nel 1899 quando la nave che lo portava in Sudafrica come corrispondente nella guerra contro i Boeri fece scalo a Funchal, non dimenticò mai l’isola e ben mezzo secolo più tardi, nel 1949, in una pausa della sua lunga carriera politica, vi tornò per dedicarsi alla sua grande passione, dipingere paesaggi ad acquerello. Rimase particolarmente colpito dal paesino di Camara de Lobos, fissandone sulla carta la veduta colta da una piazzetta affacciata sulla piccola insenatura affollata di barche; oggi, quella piazzetta è divenuta il Miradouro Winston Churchill.
8 madeira vigneti alla base del cabo girao foto donata brugioni
Poco lontano si innalza la falesia di Cabo Girão, che con i suoi 580 metri a picco sull’oceano è una tra le più alte scogliere d’Europa. Ai piedi dello strapiombo, a livello del mare e quasi lambiti dalle onde, curatissimi vigneti sfruttano la stretta striscia di terreno pianeggiante. I vigneti sono stati recentemente collegati con una teleferica al villaggio che sorge in cima alla scogliera, mentre fino a qualche anno fa l’unico mezzo utilizzabile dai contadini per la cura delle viti e la vendemmia era la barca.

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(© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni) (© Donata Brugioni)