Palazzo Paradiso, Via delle Scienze, 17: un indirizzo che sembra uscito dalle pagine di un libro di Harry Potter, e dove invece ha sede la Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara. Costruito alla fine del XIV secolo da Alberto V d’Este, il palazzo trae probabilmente il nome dalla presenza di un “giardino recintato” (l’hortus conclusus), frequente nelle dimore nobiliari del Trecento, richiamando il termine greco paradeisos. Il palazzo fu in origine utilizzato dagli Estensi come foresteria per gli ospiti di maggiore rilievo, e ospitò nel 1438, in occasione del Concilio di Ferrara – poi trasferito a Firenze – l’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo.

L’aspetto attuale fu conferito all’edificio alla fine del Cinquecento, quando venne acquisito dalla Municipalità, che procedette a consistenti opere di ristrutturazione e adattamento alle nuove funzioni, essendo divenuto il palazzo sede degli insegnamenti universitari: fu allora che venne aperto il monumentale portale d’ingresso sovrastato da una snella torretta. Il corso del XVIII secolo vide gli interventi architettonici più significativi, con la creazione del Teatro Anatomico, dell’Orto Botanico e della sala della Biblioteca, oggi Sala Ariosto.

infine, nel 1780 l’architetto Antonio Foschini disegnò il monumentale scalone di marmo che sale dall’atrio d’ingresso al piano nobile, quando ormai Palazzo Paradiso accoglieva già da tempo la biblioteca pubblica annessa all’Università, inaugurata ufficialmente nel 1753. Lungo lo scalone, una lapide ricorda che all’Università di Ferrara nel 1503 ottenne un Dottorato in Diritto Canonico il grande astronomo Nicolò Copernico, mentre un’altra è dedicata a Paracelso, che negli stessi anni si laureava qui in Medicina; all’epoca l’Università di Ferrara godeva di tale fama che un titolo conseguito qui era riconosciuto in tutta Europa.

La seconda metà del Settecento è l’epoca d’oro della biblioteca, che grazie a una serie di lasciti acquisisce importantissimi testi e pezzi unici, tra i quali figurano frammenti autografi dell’Orlando Furioso. In epoca napoleonica la biblioteca si arricchisce ulteriormente, poiché vi confluiscono le raccolte librarie espropriate agli enti religiosi. Ed è proprio per disposizione di Napoleone che il seicentesco monumento funebre di Ludovico Ariosto viene trasferito dalla chiesa di San Benedetto all’interno della biblioteca, nella sala di lettura al piano nobile, che da questo momento prenderà il nome di Sala Ariosto.

Una collocazione davvero insolita, quella del monumento funebre che racchiude le ceneri del poeta, addossato a una parete della luminosa sala completata a metà del Settecento: rivestita da eleganti librerie contenenti volumi antichi ha il soffitto decorato da stucchi (busti, stemmi e putti) e affreschi e costituisce un pregevole esempio di stile tardo barocco. Qui sono conservati alcuni cimeli del poeta, tra cui la sedia del suo scrittoio e un calamaio donato dal duca Alfonso, sormontato da un amorino che si pone l’indice sulle labbra, invitando al silenzio.

Accanto a una ricca e preziosa collezione di manoscritti e incunaboli, la Biblioteca Comunale di Palazzo Paradiso conserva oltre seicento esemplari di edizioni delle opere ariostesche, tra cui quella della prima stesura dell’Orlando furioso, stampata nel 1516, e la prima edizione della versione definitiva del poema (1532), che fu più volte rielaborato dall’autore nell’arco di quindici anni: agli iniziali quaranta canti ne vennero aggiunti sei e Ariosto operò un’accurata revisione linguistica del testo secondo i canoni teorizzati da Bonifacio Bembo – lo scrittore e umanista che nel Cinquecento avviò una metodica codificazione della lingua italiana.

Nella prima metà del Settecento (1731) fu realizzato il Teatro Anatomico, dal sobrio stile tardo barocco, progettato con l’intento di perfezionare il modello dei preesistenti teatri di Padova (privo di luce naturale) e Bologna (dotato di un solo ingresso): si tratta un ambiente di forma ottagonale, illuminato da quattro grandi finestroni, che prevedeva entrate separate per gli studenti, il docente e il cadavere da sezionare; questa operazione veniva praticata da un “assistente-dimostratore”, mentre il docente teneva la lezione da un alto scranno indicando in latino i nomi dei pezzi anatomici che venivano via via presentati agli studenti. Rimasto in uso per un secolo, il Teatro fu abbandonato quando la Facoltà di Medicina si trasferì presso l’Ospedale Sant’Anna.

Le sale di lettura della biblioteca si susseguono attorno a un vasto cortile, conservando al loro interno numerose testimonianze delle pitture murali che decoravano la parte più antica del palazzo, dagli episodi cavallereschi dipinti agli inizi del Quattrocento all’ambiente con il soffitto a volta a crociera con al centro l’aquila bianca in campo azzurro degli Estensi, fino ai brani raffiguranti scene di caccia col falcone dipinte sulle pareti di una sala al piano nobile.

Quello che fu l’Orto Botanico è oggi un ampio spazio ombroso, dove i frequentatori della biblioteca, in massima parte studenti universitari, possono prendere una pausa e immaginare come forse, in origine, questo luogo fosse simile al giardino della maga Alcina, quale è descritto nelle ottave dell’Orlando Furioso: “Vaghi boschetti di soavi allori, / di palme e d’amenissime mortelle, / cedri et aranci ch’avean frutti e fiori / contesti in varie forme e tutte belle” (Orlando Furioso, Canto VI, ottava 21). Oggi, in un angolo del giardino allarga i suoi rami un enorme albero di ginkgo biloba ultracentenario; la sua chioma in autunno assume l’aspetto di una nuvola d’oro, mentre sul terreno si distende il tappeto, pure d’oro, delle foglie cadute al suolo, creando una magia che ogni anno si rinnova.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Esterno di Palazzo Paradiso con il portale e la torretta disegnati da Alessandro Balbi e Giovan Battista Aleotti (1586 circa)
    (foto © Donata Brugioni)
  2. Lo scalone che conduce al piano nobile, su progetto dell’architetto Antonio Foschini (1780); sulla balaustra, un amorino che tiene sotto braccio un grosso volume indica l’ingresso alle sale del piano nobile
    (foto © Donata Brugioni)
  3. Una lapide ricorda gli studi di Nicolò Copernico in questa Università
    (foto © Donata Brugioni)
  4. Il monumento funebre di Ludovico Ariosto (all’interno del quale sono conservate le ceneri del poeta) nella sala della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, intitolata a suo nome
    (foto © Donata Brugioni)
  5. Nelle librerie lungo le pareti della Sala Ariosto, realizzate a metà del XVIII secolo, sono custoditi testi antichi e rari
    (foto © Donata Brugioni)
  6. Il Teatro Anatomico con lo scranno del docente posto su un alto podio
    (foto © Donata Brugioni)
  7. L’aquila bianca, simbolo degli Estensi, decora un soffitto voltato a vele nella parte più antica dell’edificio
    (foto © Donata Brugioni)
  8. Un albero ultracentenario di ginkgo biloba nel giardino della biblioteca, un tempo Orto Botanico
    (foto © Donata Brugioni)

IN COPERTINA

Il monumento funebre di Ludovico Ariosto (all’interno del quale sono conservate le ceneri del poeta) nella sala della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, intitolata a suo nome
(foto © Donata Brugioni)