“Chiese di cristallo”, definì molti anni fa le chiese armene il grande storico e critico d’arte Cesare Brandi, per la pura nitidezza geometrica dei loro volumi, a cui contribuisce la straordinaria maestria con cui ciascuna pietra è fatta combaciare con le altre, tanto che ogni chiesa assume l’aspetto di un monolite: spesso innalzata in posizione dominante su un’altura, appare da lontano come un cubo sormontato da una cuspide conica o piramidale. Un mondo a parte, quello dell’architettura religiosa armena, che per quindici secoli ha continuato a seguire i canoni stabiliti dal suo fondatore, San Gregorio Illuminatore, primo Katholikos – l’autorità massima della chiesa Apostolica Armena.
1 armenia santa hripsime nei pressi di echmiadzin-foto donata brugioni
Di stirpe regale armena, San Gregorio visse a Cesarea (l’odierna Kayseri turca) tra la metà del III secolo e gli inizi del IV. Al suo ritorno in patria, dove regnava il pagano Tiridate, Gregorio fu imprigionato e richiuso in una cella sotterranea; la leggenda vuole che solo grazie al suo intervento il re guarisse da una misteriosa malattia che lo aveva colpito, e che in seguito a questo evento “miracoloso” Tiridate si convertì al cristianesimo; la storia ci testimonia che Tiridate fu il primo sovrano al mondo a decretare nel 301 il cristianesimo “religione di stato”: Gregorio fu quindi in grado di iniziare la costruzione di chiese, scuole religiose e conventi, stabilendo canoni precisi e dettagliati per la realizzazione degli edifici liturgici.
2 armenia monastero di khor virap e monte ararat--foto donata brugioni
Di grande suggestione il complesso di Khor Virap, il cui nome in armeno significa “pozzo profondo”: dall’interno della chiesa si può scendere in un grande ambiente profondo oltre sei metri – forse un’antica cisterna – che la tradizione identifica con la prigione in cui San Gregorio trascorse dodici anni. La chiesa e l’attiguo monastero sorgono su una collinetta che domina una verde pianura; sullo sfondo si staglia il cono del monte Ararat, l’antico vulcano sulla cui cima la Bibbia fa approdare l’Arca di Noè, perennemente innevato con i suoi oltre 5.000 metri di altezza.
3 armenia basilica a tre navate di odzun--foto donata brugioni
Caratteristica peculiare degli edifici di culto in Armenia è l’assenza di quella evoluzione stilistica che si è verificata nell’architettura religiosa d’Occidente: la struttura delle chiese armene ha infatti mantenuto inalterati i suoi elementi costitutivi; un fenomeno che ha alla base la concezione prima di tutto spirituale delle chiese armene, immutabili nelle loro forme. Tutti gli elementi che ne fanno parte rispecchiano la simbologia liturgica, e immutabili sono i riti della liturgia, poiché ogni alterazione suonerebbe blasfema; un principio analogo a quello che regola la pittura delle icone ortodosse, nelle quali si sono tramandati attraverso i secoli i dettami a cui iconografia e linguaggio figurativo debbono attenersi, immutabili come l’Assoluto di cui sono espressione.
4 armenia cupola della chiesa di havhannavank--foto donata brugioni
Sempre e dovunque l’elemento centrale della chiesa armena è la cupola, la cui forma perfetta simboleggia la volta celeste, generalmente sovrastata da un alto tamburo che culmina con una cuspide, ad enfatizzare il movimento ascendente dell’edificio e rendendolo visibile anche da grande distanza. L’interno è raccolto e spoglio, per aiutare la concentrazione nella preghiera; la nuda pietra delle pareti costituisce essa stessa un elemento decorativo: sfruttando le varie sfumature del tufo locale, alternate e giustapposte, si ottengono disegni geometrici di grande raffinatezza; un effetto che giustifica la fama delle maestranze armene in tutto l’Oriente antico per l’ineguagliabile sapienza nel lavorare la pietra, testimoniata anche dagli elaborati motivi “a stalattiti” (il muqarnas dell’architettura araba) che decorano gran parte delle cupole.
5 armenia esterno della cupola della chiesa di mughni--foto donata brugioni
Il gavit, il portico che precede l’ingresso delle chiese maggiori (equivalente del nartece), è destinato ai catecumeni e ai penitenti, ai quali è precluso l’accesso alla liturgia. Rare e di epoca tarda le decorazioni con affreschi, di cui restano solo poche testimonianze: tra queste, il giardino di rose e cipressi popolato di cherubini che venne dipinto nel XVIII secolo nella cupola della cattedrale di Echmiadzin.
6 gavit nel monastero di sanahin--foto donata brugioni
Prima nata fra le Chiese cristiane, quella armena fu anche la prima intraprendere un cammino autonomo già alla metà del V secolo, non partecipando al Concilio tenutosi a Calcedonia nel 451 né a tutti quelli che seguirono; fino dal tempo di San Gregorio il cuore dell’Armenia cristiana è  Echmiadzin (il cui nome significa “il luogo dove l’Unigenito discese”), dove si trova tuttora la Santa Sede della Chiesa Apostolica Armena: nella sua cattedrale, la Cattedrale Madre fondata nel 302, viene consacrato il Katholikos.
7 armenia cattedrale di echmiadzin processione che accompagna il katholikos-foto donata brugioni
La liturgia consiste invariabilmente in una messa solenne e cantata: dura oltre due ore ed è articolata in una serie di momenti, scanditi dall’apertura e chiusura delle cortine che si trovano ai lati dell’altare. Il celebrante volge le spalle ai fedeli che assistono in piedi; i più devoti escono dalla chiesa camminando all’indietro fino sulla soglia dell’entrata in segno di rispetto, e uscendo baciano lo stipite della porta. Per la Comunione si utilizza un’unica ostia, di pane azzimo e di forma circolare, la cui grandezza varia in funzione del numero dei fedeli presenti e che viene cotta durante la celebrazione in un locale adiacente. In piedi davanti all’altare il comunicante riceve direttamente sulla lingua una particella di questa unica ostia, intinta nel vino consacrato, che è puro.
8 armenia liturgia a echmiadzin-foto donata brugioni
Un rito praticato dalla Chiesa Apostolica Armena è quello del matagh, il sacrificio di animali, la cui introduzione si fa risalire a San Gregorio. Il sacrificio, che viene offerto in segno di ringraziamento a Dio o per intercedere per le anime dei propri defunti, segue un rituale dettagliatamente codificato: “Per celebrare un sacrificio sono necessari due elementi: un animale e il sale. L’animale deve essere un maschio. Può essere un vitello, un montone o un gallo. Quando si sacrifica un vitello, la carne viene distribuita a 40 famiglie, un montone a 7 e un gallo a 3 … Prima, il sale deve essere benedetto. Il sale è l’elemento che purifica il matagh e lo rende diverso dal sacrificio pagano. La carne viene cotta solo in acqua salata. Quella del matagh armeno è una tradizione profondamente umana e cristiana, che offre ai fedeli l’opportunità di esprimere il proprio amore verso Dio e di mostrare misericordia aiutando i poveri” (Dal sito ufficiale del Katholikos di Echmiadzin)
Si è tramandata fino ai nostri giorni la consuetudine di intingere il pollice della mano destra nel sangue dell’animale sacrificato e tracciare una piccola croce sulla fronte degli offerenti.
9 armenia monastero di noravank-foto donata brugioni
Molte chiese che facevano parte di un complesso monastico sorgono in posizione isolata: del monastero di Noravank, situato alla fine di una stretta gola lunga alcuni chilometri, fanno parte tre chiese edificate tra il XIII e il XIV secolo usando un tufo di colore biondo e luminoso, la stessa pietra delle pareti rocciose che le sovrastano e delle quali sembrano ancora fare parte. Una delle chiese di Noravank presenta un’insolita struttura a due piani: la chiesa vera e propria si trova al piano superiore, mentre il vano sottostante era il mausoleo per i principi della famiglia Orbelian; un escamotage che fu adottato per superare il divieto di seppellire i defunti all’interno delle chiese.
10 armenia piccola chiesa e cimitero medievale di noratus-foto donata brugioni
L’abilità nella lavorazione della pietra da parte degli artigiani armeni tocca il suo vertice nei virtuosistici intrecci del khatchkar, grandi lastre di pietra poste verticalmente sopra le tombe, scolpite con bassorilievi che hanno come motivo principale la croce. Presenza costante attorno alle chiese e all’interno dei gavit, i khatchkar sono numerosissimi, ancora oggi in territorio armeno se ne contano circa quarantamila. Spiccano per la complessa ed elaborata decorazione quelli attorno alla cattedrale di Echmiadzin, ma il luogo più suggestivo e affascinante, dove quasi ottocento stele si affollano a fianco una dell’altra e sembrano contendersi lo spazio, è il cimitero di Noratus, in posizione dominante sulla riva occidentale del lago Sevan, nel cui recinto sorge una piccola chiesa del IX secolo.
11 armenia cimitero medievale di noratus--foto donata brugioni
Le grandi stele, scolpite tra il IX e il XVIII secolo, sono ricoperte da muschio e licheni color ruggine che creano un netto contrasto con il verde dell’erba fra le tombe, dove pascolano placidamente le pecore, tenute d’occhio dalla guardiana che vigila seduta su uno dei sepolcri. A Noratus, uasi tutti i khatchkar sono rivolti verso oriente e presentano una forma leggermente ricurva in avanti, quasi a simboleggiare un devoto inchino: da oriente giunge la luce del giorno e da Oriente giungerà il Cristo nel giorno del Giudizio Finale.

Dettagli

Armenia monastero di khor virap e monte ararat--foto donata brugioni-particolare (© Donata Brugioni) Santa Hripsime, nei pressi di Echmiadzin, è uno splendido esempio di chiesa armena a pianta centrale con cupola risalente al VII secolo (© Donata Brugioni) Il monastero di Khor Virap sorge nel luogo in cui secondo la tradizione fu imprigionato San Gregorio; sullo sfondo la mole imponente del Monte Ararat, oggi in territorio turco. (© Donata Brugioni) Perfettamente conservata, la basilica a tre navate di Odzun fu costruita agli inizi dell’VIII secolo. (© Donata Brugioni) La cupola della chiesa di Havhannavank (inizi XIII secolo) presenta sia il motivo di fasce creato alternando blocchi di tufo chiaro ad altri più scuri, sia le “stalattiti” alla base del poligono su cui si imposta la semisfera della cupola. (© Donata Brugioni) Esterno della cupola della chiesa di Mughni (XII sec.) con il motivo a fasce (© Donata Brugioni) Il gavit nel Monastero di Sanahin (XII secolo) (© Donata Brugioni) Cattedrale di Echmiadzin: La processione che accompagna il katholikos (con la croce sul cappuccio) all’uscita dalla solenne Liturgia domenicale (© Donata Brugioni) Durante la Liturgia a Echmiadzin (© Donata Brugioni) Il monastero di Noravank comprende tre chiese (XIII-XIV sec.) che sorgono isolate in una stretta gola rocciosa (© Donata Brugioni) Una piccola chiesa del IX secolo sorge nel cimitero medievale di Noratus, circondata da khatchkar coperti di muschi e licheni Il cimitero di Noratus comprende circa ottocento khatchkar, realizzati nell'arco di un millennio a partire dal IX secolo