“Non voria per cosa del mondo esser manchato de venire perché ho veduto tanto grande casa, tanto bella e bene intesa et cussì ornata de picture excellentissime, che non credo ch’el mondo abia una simile”. Chi si stupiva così, nel 1493, era Ludovico il Moro, signore di Milano, descrivendo alla moglie Beatrice d’Este la Delizia di Belriguardo, una delle dimore che gli Estensi fecero costruire non lontano da Ferrara, nell’area del delta del Po tra il XV e il XVI secolo. La grandiosa Delizia di Belriguardo, a Voghiera, fatta edificare nel 1435 da Niccolò III d’Este, era la residenza estiva della Corte: un massiccio torrione sovrasta l’ingresso a due ampi cortili quadrati, nel secondo dei quali si trovavano gli appartamenti dei Duchi e degli ospiti; fra i nobili e letterati che qui soggiornarono spicca la figura di Torquato Tasso, che a Belriguardo dimorò a lungo. E forse proprio agli splendidi giardini che circondavano la residenza fu ispirata al poeta la descrizione del giardino incantato della maga Armida, dove i confini fra realtà e artificio sono annullati: “In lieto aspetto il bel giardin s’aperse: / acque stagnanti, mobili cristalli, / fior vari e varie piante, erbe diverse, / apriche collinette, ombrose valli, selve e spelonche in una vista offerse; / e quel che ’l bello e ’l caro accresce a l’opre, / l’arte, che tutto fa, nulla si scopre”. (Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, XVI, 1-9).

Poco rimane degli affreschi che decoravano numerosi ambienti degli appartamenti ducali, dalla storia di Psiche, opera di Ercole de’ Roberti, alla cappella affrescata da Cosmé Tura, fino alla Sala della Vigna, alla cui decorazione collaborarono pittori come Dosso Dossi e il Garofalo. A Gerolamo da Carpi si debbono il soffitto su cui è dipinto un ombroso pergolato e le prospettive architettoniche affiancate da cariatidi. Circondata da oltre trenta ettari di verde spartito geometricamente, con giardini, vigne, frutteti, peschiere, Belriguardo era il cuore di una terra divenuta fertile grazie alla bonifica intrapresa dagli Estensi agli inizi del XV secolo, nell’intento di fare dell’agricoltura l’asse portante dell’economia del ducato.

Con il termine di Delizia s’intende oggi quell’edificio di grandi dimensioni che ebbe funzioni di tipo rappresentativo per la famiglia d’Este e venne utilizzato esclusivamente dalla Corte per periodi più o meno prolungati. La cura dedicata dai Duchi alle Delizie nel corso del Quattrocento, e l’abitudine di trascorrere la maggior parte dell’anno trasferendo la Corte da una all’altra, fece sì che gli Estensi fossero definiti dai loro contemporanei “signori itineranti”; in effetti, la città di Ferrara assunse l’aspetto monumentale di altre capitali dell’epoca, come la Mantova dei Gonzaga o la Firenze medicea, solo quando Ercole I, alla fine del XV secolo, incaricò l’architetto Biagio Rossetti del riassetto e dell’espansione del centro urbano.

Le Delizie costituirono una sorta di cintura attorno a Ferrara verso l’Adriatico, e i lunghi soggiorni della Corte nelle terre di bonifica fecero sì che un’area in origine poverissima, scarsamente popolata e insalubre, divenisse appetibile anche per l’aristocrazia. Abbandonate e cadute in rovina dopo l’estinzione della casata estense nel 1598, quando il territorio del ducato passò allo Stato della Chiesa, alcune Delizie sono state in anni recenti restaurate e valorizzate: Ferrara e il suo Delta sono stati dichiarati nel 1999 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, poiché “Le residenze dei Duchi d’Este nel Delta del Po illustrano in modo eccezionale il riflesso della cultura del Rinascimento sul paesaggio naturale”.

Lo sfruttamento dei terreni resi fertili venne affidato a ville e “castalderie”, circondate da grandi tenute agricole o da ampi spazi venatori. Il prosciugamento delle paludi comportò una profonda modifica del paesaggio, con la creazione di una fitta rete di canali, sfruttati sia per l’irrigazione delle campagne sia come vie di comunicazione per i commerci e gli spostamenti della stessa Corte. Una testimonianza delle opere idrauliche estensi è la Torre Abate, edificata nel XVI secolo: da qui, con un sistema di paratie, si controllava il flusso delle acque per evitare che in periodo di piena le terre bonificate fossero allagate.

Come quella di Belriguardo, le Delizie di Benvignante e del Verginese si trovano a sud est di Ferrara, ed erano un tempo collegate con la capitale e tra di loro dal canale Sandolo che arrivava al Po di Volano, sulle cui rive si trovava il porto fluviale di Ferrara. La delizia di Benvignante, molto rimaneggiata tra Ottocento e Novecento e oggi in corso di restauro, fu donata dal Duca Borso d’Este al suo segretario Teofilo Calcagnini in occasione del Natale 1465, con tutti gli annessi, comprendenti un parco e vasti terreni coltivati.

La Delizia del Verginese, probabilmente edificata nella seconda parte del Quattrocento, fu donata nel 1534 da Alfonso I d’Este alla sua amante Laura Dianti perché la trasmettesse in eredità ai loro due figli. A questa epoca risale l’aspetto attuale della villa con le quattro torrette d’angolo. Il grande giardino-frutteto, il Brolo, disposto secondo un preciso disegno geometrico e destinato alla produzione di frutti per uso della villa, è stato ricostituito con viali alberati e frutteti di peri, meli, noccioli e melograni; in fondo al giardino, la torre colombaia, del XVI secolo, ospitava i colombi viaggiatori utilizzati per l’invio di messaggi e corrispondenza.

All’estremo nord del Ducato, lungo il Po di Goro che segnava il confine con la Repubblica Veneta, si trova il castello di Mesola, voluto dal Duca Alfonso II: una costruzione imponente,  iniziata nel 1578, alla quale i quattro torrioni d’angolo conferiscono l’aspetto di dimora fortificata, contraddetto però dalle grandi finestre aperte sul panorama circostante. L’intento era quello di riaffermare, con una residenza sfarzosa, la presenza della casata in una terra di confine: Mesola era sede della Corte nel periodo autunnale, propizio alle attività venatorie, ma l’intento era anche quello di farne il porto fluviale più importante del Ducato.

Il letterato Annibale Romei così descriveva il complesso di Mesola nel momento del suo maggiore splendore: “Nel fine dell’autunno, sua Altezza con la signora Duchessa con la Corte, et altri gentilhuomini e gentildonne della città, se ne va a marina, dove tra l’altre habittaioni delitiose, sopra il porto di Goro, in un bosco, detto la Mesola, ha edificato un sontuoso Palazzo; il qual bosco ha Sua Altezza con spesa veramente eroica cinto d’un muro che circonda dodici miglia con quattro portoni posti secondo i quattro siti del cielo; i quali si tengono rinchiusi acciò non escano gli animali, e si aprono secondo il bisogno”. La tenuta era popolata da una ricchissima fauna, e le battute di caccia, alle quali erano invitati ospiti illustri, anche stranieri, costituivano un evento mondano e politico di notevole importanza. Nel 1598, con la morte del Duca Alfonso II si estingueva la casata degli Estensi e il Ducato passava sotto il dominio dello Stato della Chiesa. Oggi, la riserva naturale Bosco della Mesola è un’area protetta dove vive ancora il cosiddetto cervo delle dune, una specie autoctona dalle caratteristiche peculiari. Sono gli ultimi esemplari dei cervi che un tempo popolavano le foreste della pianura padana; il cervo delle dune è un animale giunto fino a noi dal Medioevo, alla cui storia è dedicata una sezione del museo situato all’interno del castello.

Didascalie immagini

  1. Delizia di Belriguardo: Il torrione d’ingresso e le finestre dell’edificio che ospitava la Corte 
    (© Donata Brugioni)
  2. Delizia di Belriguardo: La Sala della Vigna, affrescata da Girolamo da Carpi con motivi di cariatidi e paesaggi (XVI secolo) 
    (© Donata Brugioni)
  3. Mappa delle Delizie estensi
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  4. Dalla Torre Abate (XVI secolo), con un sistema di paratie, si controllava il flusso delle acque nei canali della bonifica 
    (© Donata Brugioni)
  5. La Delizia di Benvignante, molto rimaneggiata tra Ottocento e Novecento, è oggi in corso di restauro 
    (© Donata Brugioni)
  6. La Delizia del Verginese con la torre colombaia 
    (© Donata Brugioni)
  7. Veduta aerea del castello di Mesola
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  8. L’imponente facciata del castello di Mesola
    (fonte)

in prima pagina:
La Delizia del Verginese
(© Donata Brugioni)