‘Vale 50 ducati d’oro, rende 125 mila ducati l’anno il naviglio ed è lungo 40 miglia e largo braccia 20.‘
(Leonardo Da Vinci, Naviglio Grande)
Tra i cinque Navigli lombardi, Bereguardo, Grande, Martesana, Paderno e Pavese, il Naviglio Grande è il più antico, essendo anche il primo canale artificiale d’Europa, costruito a partire dal XII secolo. Col tempo, i Navigli vennero a formare una rete di vie d’acqua che permettevano di collegare Milano con il Lago Maggiore (attraverso il Ticino), con il lago di Como (attraverso l’Adda) e con la città di Pavia e il fiume Po. Nel corso dei secoli la loro importanza strategica per il trasporto delle merci e per l’irrigazione dei campi favorì lo sviluppo di un grande patrimonio architettonico: residenze estive dell’aristocrazia, mulini, castelli, abbazie con i relativi complessi conventuali, popolavano un paesaggio dove i segni delle attività rurali si alternavano ad aree naturali e boschive, in un insieme armonioso di grande respiro.
L’iniziale scavo di un canale che divideva i territori dei comuni di Milano e Pavia, intrapreso a metà del XII secolo a scopi difensivi, proseguì fino a creare una via d’acqua che nel 1270 arrivava a Milano, al cosiddetto laghetto di Sant’Eustorgio – l’attuale Darsena di Porta Ticinese – e che prese il nome di Naviglio Grande. Nel corso del Quattrocento furono scavati e resi navigabili oltre novanta chilometri di canali, compreso il Naviglio della Martesana, che mise in collegamento l’Adda con Milano, arrivando fino all’interno della città con il nome di Naviglio di San Marco. In questo modo venivano a congiungersi nel nodo di Milano le vie fluviali del Ticino e dell’Adda, creando una sorta di “autostrada liquida” tra il lago di Como e l’Adda.

I canali erano affiancati dalle “vie d’alzaia”, che prendevano il nome dal grosso canapo (l’alzaia, appunto) usato per trainare i barconi carichi controcorrente. Una fatica improba, alla quale venivano sottoposti non solo cavalli sfiancati, giunti all’ultima tappa della loro tribolata esistenza – così malridotti che i milanesi li chiamavano “i cavalli dell’Apocalisse” – ma anche uomini: ce lo ricorda il dipinto di Telemaco Signorini L’alzaia che testimonia come questo uso fosse ancora praticato lungo i fiumi navigabili nella seconda metà dell’Ottocento. Oggi molte vie d’alzaia sono divenute piste ciclabili, mentre all’interno della città di Milano, l’Alzaia Naviglio grande è uno dei luoghi più frequentati della vita notturna.

È nel 1482 che Leonardo da Vinci arriva per la prima volta a Milano, ingaggiato da Ludovico il Moro come ingegnere per la realizzazione di fortificazioni e macchine da guerra; in questa circostanza, il da Vinci teneva però a precisare che le sue competenze abbracciavano vari e vasti campi e la sua opera poteva sempre essere utile: “(…) In tempo di pace credo satisfare benissimo a paragone de omni altro in architectura, in composizione di edificii publici et privati, et in conducer acqua da uno loco ad uno altro. Item, conducerò in scultura di marmore, di bronzo et di terra, similiter in pictura, ciò che si possa fare ad paragone de omni altro, et sia chi vole.”

Molti concordano nel vedere la mano di Leonardo nel progetto della Conca dell’Incoronata, il sistema di chiuse che raccordava il Naviglio della Martesana con la cerchia interna dei navigli milanesi, superando il dislivello delle rispettive acque, e che fu realizzato alla fine del Quattrocento per conto di Ludovico il Moro. Numerosi studi e disegni del Codice Atlantico testimoniano l’idea leonardesca di quelle che prenderanno il nome di porte vinciane, destinate a regolare il flusso delle acque permettendo di superare dislivelli anche di parecchi metri, come spiegava Leonardo stesso a commento dei disegni: “Quando serri la porta, l’acqua empie la conca e le navi basse s’alzano e tornano allo universal piano della città”.

Lungo il Naviglio Grande Leonardo si spostò frequentemente durante gli anni trascorsi nel Ducato di Milano, dove rimase fino all’arrivo dei francesi nel 1499: a Vigevano dette il suo contributo di scienza ed esperienza nella regolazione delle acque a scopo agricolo, soggiornando lungamente alla Sforzesca – la grande fattoria-castello voluta da Ludovico il Moro – proprio nel periodo in cui era impegnato nella realizzazione dell’affresco con l’Ultima cena nel Cenacolo presso Santa Maria delle Grazie a Milano; la città di Abbiategrasso gli offriva con l’imponente castello visconteo la possibilità di alloggiare durante i viaggi tra Milano e Pavia, dove Leonardo si recava a incontrare l’amico architetto Donato Bramante; nell’abbazia di Morimondo, collegata ad Abbiategrasso dal Naviglio di Bereguardo – completato nel 1470 – il maestro poteva trovare un punto di riferimento nell’abate dell’epoca, Giovanni de’ Medici, il figlio di Lorenzo il Magnifico che sarebbe divenuto papa Leone X. Più tardi, tornato in Lombardia nel 1508, Leonardo si recò frequentemente presso l’Università di Pavia per studiare anatomia insieme a Marcantonio della Torre.
Leonardo dedicò numerosi studi all’acqua, raccolti in particolare nel Codice Leicester, sia in qualità di scienziato, descrivendo accuratamente le caratteristiche e le proprietà di quella che definiva “vetturale della natura” – «Acqua è fra i quattro elementi il secondo men greve e di seconda volubilità. Questa non ha mai requie insino che si congiunge al suo marittimo elemento […]. Volentieri si leva per lo caldo in sottile vapore per l’aria. Il freddo la congela, stabilità la corrompe. […] Piglia ogni odore, colore e sapore e da sé non ha niente. […]» (Manoscritto C, f. 26v) – sia scegliendo acque fluviali o lacustri come elemento centrale in numerosi disegni di paesaggio.

Quale fosse l’aspetto dei navigli all’epoca di Leonardo lo possiamo vedere in alcune tavole di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, pittore attivo tra il 1481 e il 1522 a Milano, Lodi e Pavia. Tra la fine degli anni Ottanta e il decennio successivo il Bergognone fu impegnato nella decorazione della Certosa di Pavia, dove oltre a un gran numero di affreschi realizzò nove pale d’altare e una serie di piccoli dipinti devozionali, probabilmente destinati alle celle dei frati, tra i quali figurano alcune Madonne con Bambino, rappresentate a mezzo busto in un interno: sullo sfondo, una finestra si apre su paesaggi lombardi ripresi dal vero, comprese alcune vedute di Navigli, come nella tavola conservata ad Amsterdam presso il Rijksmuseum o nella Madonna del velo della raccolta milanese Poldi Pezzoli.
Appartiene a una collezione privata un’altra versione della Madonna del velo, cosiddetta per il brano virtuosistico del velo sollevato dalla Madre, appena percettibile nella sua impalpabile trasparenza; sullo sfondo, una chiesa di architettura bramantesca si affaccia su un naviglio. Con Bramante, Ambrogio da Fossano collaborò in più occasioni, impegnato nella decorazione di chiese che il celebre architetto costruì o ristrutturò in Lombardia tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, come Santa Maria presso San Satiro a Milano; a questa, può forse rimandare l’edificio religioso sullo sfondo dipinto dal Bergognone, che in quella stessa chiesa fu impegnato nella decorazione ad affreschi del transetto.
Didascalie immagini
- Lungo il Naviglio Grande a Milano
(© Donata Brugioni) - Telemaco Signorini: L’alzaia (1864) – Collezione privata
(fonte) - La Conca dell’Incoronata con le porte vinciane (fonte) / Leonardo da Vinci: Chiusa presso San Marco – Codice Atlantico, f.240r-c (656r-a nuova numerazione), particolare, edizione a cura dell’Accademia dei Lincei, 1894-1904, Hoepli, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, Milano
- Abbiategrasso, Castello Visconteo
(© Donata Brugioni) - Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1453- 1523) – Madonna con Bambino, Amsterdam Rijksmuseum e dettaglio con la veduta del Naviglio
(fonte)
In prima pagina: Lungo il Naviglio grande a Milano
(© Donata Brugioni)
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