Papa Francesco è a Panamà per la Giornata mondiale della gioventù e, nella veglia di preghiera al Campo San Juan Pablo, ha usato un’espressione del mondo web “María la influencer de Dios” accendendo riflettori planetari sulla piccola nazione balzata alle cronache del mondo calcistico quando, nel giugno scorso, partecipò alla fase finale di un campionato mondiale. Prima di allora, Panamà era conosciuta, quasi esclusivamente, per il canale che collega due oceani. Dall’Atlantico, dopo la realizzazione del Terzo Set di Chiuse, si varcano quelle di Agua Clara e, attraversato il lago artificiale Gatún, dopo otto ore di viaggio, si arriva al Pacifico. Un ampliamento pensato per favorire il transito navale di maggiori dimensioni e per incrementare il traffico commerciale in risposta agli sviluppi e alla continua espansione dei trasporti marittimi.

Il Museo del Canale racconta, in dieci sale espositive permanenti, la storia del percorso che attraversa l’istmo e raffigura il processo di costruzione e di evoluzione non solo del Canale, ma dell’intero Paese. Una narrazione integrata da mostre temporanee di architettura, storia e conservazione dell’ambiente. Ogni anno, oltre un milione di persone visitano l’impianto e, per quanto vi si possa arrivare perfettamente documentati, è impossibile non stupirsi di questa meraviglia di ingegneria.

Panamà, non rientra nelle località del turismo di massa ed è ancora in grado di offrire sorprese ed emozioni. Seppur meta ideale per il mare in inverno con shopping low cost, vi si può aggiungere una miscela di contrasti, economicamente evidenti, fra vestigia coloniali e grattacieli, antiche tradizioni e nuovi costumi, stili di vita latini e modernismi occidentali. La capitale è un caleidoscopio di contraddizioni, ma sono le persone il vero valore aggiunto per quella autentica e generosa disponibilità che ritenevamo svanita, con gli anni Ottanta, per le degenerazioni dello yuppismo anche nel tursimo globale.

Il territorio è attraversato da una sola catena montuosa che arriva a 3.475 metri con il Vulcano Barù dalle cui pendici nascono oltre cinquecento fra torrenti e brevi fiumi alimentando foreste tropicali, ancora in parte inesplorate, al cui interno vivono specie di piante e animali a volte rare o curiose come la rana dorata, le scimmie urlatrici, i bradipi e i tapiri facilmente osservabili in molti dei parchi nazionali.

Le popolazioni indigene hanno saputo preservare i loro costumi e la loro cultura, nonostante i lunghi anni di dominazione politica, economica, culturale (prima spagnola poi statunitense) così, a Panamà, il concetto di esotico inizia già con il nome perché esprime abbondanza di pesci e farfalle. I panamensi di  origine africana convivono con tre gruppi indigeni precolombiani, creando una particolarissima miscela culturale.
La provincia di Darien è una regione con fitta vegetazione, eccellente per i viaggiatori più esperti e amanti della natura, ma è bene farsi accompagnare da una guida locale. Vi si trova anche il maggiore parco nazionale, uno dei più importanti siti del patrimonio mondiale centroamericano per la sua eredità genetica, le diversità di specie ed ecosistemi.

Lungo il versante orientale del Cerro Pirre, Santa Cruz de Cana, è la una delle mete ideali per una autentico tuffo nella natura. Non ci sono strade e il villaggio più vicino, Boca de Cupe, necessita di un’escursione di almeno due giorni con annessi i colori di albe e tramonti. Al Centro scientifico, vicino alle miniere dello Spirito Santo, si può osservare l’arpia, l’aquila simbolo nazionale. Più difficile è fotografarla (se non in cattività) esattamente come il coloratissimo queztal.

Tutta la parte orientale di Panamà permette di navigare nella giungla della foresta pluviale, magari arrivare al villaggio indigeno di Embera – per visitare questo territorio è necessario recarsi in Union Choco, la capitale comunale – l’area è zona protetta e ci si sposta in canoa o piraoga. Embera e Wounaan anche se condividono un territorio comune, parlano due lingue diverse. E’ possibile accedere ad alloggi di base, fare escursioni – conviene sempre accompagnate – a piedi, a cavallo e in bicicletta. Alcuni pescatori offrono l’opportunità di unirsi a loro… vale la pena quando si ha la possibilità di condividere realtà e non ricostruzioni o paccottaglie a uso e consumo dei turisti che devono “postare”. Camminando Panama è un organizzazione non profit che sostiene queste attività e fornisce informazioni complete.

Però, per chi non rinuncia alle comodità, l’intero Paese offre tantissime mete e isole per combinare la vita di mare con qualche escursione. Imperdibili l’Isla Bastimentos National Marine Park e l’Isla Bayoneta nota come l’Isola dei pellicani bruni (vi nidificano nella stagione estiva da gennaio ad aprile). San Pietro Cave, le rovine del Convento spagnolo, e la casa di Francisco Pizarro –  conquistatore del Perù – sono altre mete da tenere in considerazione soprattutto quando, al ritorno, si scende dalla collina e ci si tuffa in mare.

Didascalie immagin nel testo e in copertina: 
foto © Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo

  1. alcuni scatti all’esterno e all’interno del Canale di Panamà
  2. scorci dell’eterogenea capitale con lo stesso nome della nazione
  3. vista della capitale all’imbunire
  4. navigazione diurna
  5. un angolo di foresta da “cartolina”
  6. camminare a piedi all’interno della foresta
  7. possibilità di godersi il mare in solitudine
    (altra foto tipo “cartolina”, ma rende l’idea) 

     

In copertina
veduta della capitale Panamà in gennaio