In un tranquillo quartiere di Tirana poco lontano dal centro, un ampio spazio verde circondato da mura ospita la sede mondiale della confraternita islamica dei Bektashi, che praticano una versione moderata delle dottrine sufi, lontana dall’intenso misticismo dei dervisci. Questa corrente del sufismo, diffusa soprattutto nei Balcani, ha un atteggiamento molto tollerante nei confronti delle regole praticate dalla maggior parte del mondo musulmano: nessun divieto di bere alcool, nessuna prescrizione relativa all’abbigliamento femminile e parità di genere, netta separazione fra credo religioso e vita civile.

L’edificio principale del complesso, nello stile dell’architettura razionalista degli anni Trenta – periodo che ha lasciato una forte impronta sull’aspetto della capitale albanese, tuttora presente nonostante lo sviluppo selvaggio che l’edilizia ha vissuto negli ultimi anni – ospita le abitazioni dei membri della confraternita. Accanto, la grande cupola della sala di preghiera sorretta da colonne, racchiude un ambiente luminoso e sereno, nel quale si svolgono le cerimonie religiose della comunità. Le pareti sono costituite da ampie superfici vetrate che culminano in archi trilobati e si affacciano sul giardino, creando una continuità fra esterno ed interno del tutto inaspettata e originale nel panorama architettonico degli edifici di culto musulmani. Così come è originale, nei luoghi di preghiera dei bektashi, le tekke, la mancanza del minareto.

A Tirana esistono oggi tre tekke, di cui una dedicata ad Hatixhe Skënderi, la prima donna ad aver ottenuto il titolo di derviscio: si tratta di piccole realtà, luoghi di culto e ritiro spirituale di modeste dimensioni situati in strade appartate del centro cittadino, nessuno dei quali può competere con la grandiosità del Centro Mondiale dei Bektashi. Qui, accanto all’edificio residenziale e alla piccola struttura che ospita alcune tombe di baba (le guide spirituali della comunità che si sono succedute nel tempo), la grande cupola si impone con la sua mole e con la sontuosità dei marmi che coprono il pavimento, lavorati a intarsi con figure geometriche multicolori.

L’interno della cupola è finemente decorato a motivi floreali, richiamando lo stile caratteristico delle moschee balcaniche del XIX secolo (come nella stessa Tirana e a Sarajevo). Nel sottosuolo, un piccolo museo racconta la quasi millenaria storia dei Bektashi e la loro evoluzione nel tempo e presenta la ricostruzione di alcuni ambienti propri della vita comunitaria, come il diwan, la sala di soggiorno in cui si ricevono gli ospiti, ci si riunisce e si consumano i pasti.

L’ordine, nato in Anatolia (Turchia) nel XIII secolo ad opera del predicatore sufi Hajji Bektash Veli, si diffuse soprattutto a partire dal XV secolo, legando le proprie sorti al potentissimo corpo imperiale ottomano dei giannizzeri (letteralmente, “nuovi uomini” o “nuovi soldati”), che venivano arruolati nelle terre cristiane dominate dall’impero ottomano, ovvero le aree di frontiera balcaniche. Convertendosi all’islam, i giannizzeri si orientavano frequentemente verso il credo Bektashi, e questa contaminazione di provenienze, culture e tradizioni è alla base del sincretismo che lo caratterizza: nel corso del tempo, la dottrina originaria si è integrata con elementi mistici, filosofici e credenze pre-islamiche dei popoli nomadi. La confraternita perse progressivamente potere e venne emarginata nell’Ottocento, finché fu messa fuori legge negli anni Venti del XX secolo dalla Turchia di Atatürk. Fu allora che i Bektashi trasferirono la loro sede in Albania, a Tirana, dove parteciparono attivamente alla lotta partigiana durante l’occupazione nazista, e furono poi perseguitati durante gli anni del regime comunista.

Il grande giardino del complesso, che comprende anche un oliveto e un agrumeto, ospita la statua di un maestro sufi in meditazione e il busto dello scrittore e poeta Naim Frashëri, con una epigrafe che ne riporta il verso: «Tu Albania dammi l’onore, dammi il nome albanese». Appare particolarmente significativo, in un luogo dedicato al culto, che si tenga a evidenziare l’importanza dell’appartenenza alle proprie radici nazionali, sottolineando la preminenza di quella che si potrebbe definire “albanesità” sul credo religioso, e considerandola il vero collante e patrimonio comune di una nazione. In questa prospettiva va letta la scelta di intitolare, in un Paese con una popolazione a maggioranza musulmana, l’aeroporto internazionale di Tirana a Madre Teresa, proclamata santa da papa Francesco, ma prima di tutto celebrata qui come gloria nazionale, essendo albanese di nascita.

La confraternita dei Bektashi si pone come un ponte fra Cristianesimo e Islam, con iniziative che mirano ad accreditarne il ruolo di mediazione culturale fra Oriente e Occidente, valorizzando la storica posizione dell’Albania in questo senso. Tanto più significativa e apprezzabile in un contesto, quello balcanico, nel quale i contrasti fra etnie e confessioni religiose diverse sono degenerati in vere e proprie carneficine anche in tempi recenti.

In occasione del “Summit per il Futuro”, tenutosi presso le Nazioni Unite nel settembre 2024, il premier albanese Edi Rama ha avanzato la proposta di trasformare l’attuale sede dei Bektashi a Tirana, con i suoi giardini di rose, l’oliveto e l’agrumeto, in un microstato di undici ettari (sarebbe in assoluto il più piccolo al mondo), denominato provvisoriamente “Stato Sovrano dell’Ordine Bektashi”, strutturato sul modello del Vaticano, con l’intento di creare, ha affermato, «uno stato sovrano all’interno della nostra capitale Tirana, come un nuovo centro di moderazione, tolleranza e coesistenza pacifica».

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Veduta del Centro Mondiale dei Bektashi a Tirana. In primo piano l’edificio residenziale. Sulla sinistra la sala di preghiera – foto © Donata Brugioni
  2. Interno della sala di preghiera con il pavimento di marmi intarsiati – foto © Donata Brugioni
  3. La cupola della sala di preghiera decorata con motivi floreali – foto © Donata Brugioni
  4. Nel piccolo museo sono ricostruiti alcuni ambienti caratteristici della vita delle comunità Bektashi, come la sala di soggiorno (diwan) – foto © Donata Brugioni
  5. Un piccolo edificio coronato da cupole custodisce le tombe di alcuni baba (i saggi anziani dei dervisci) – foto © Donata Brugioni
  6. La statua di un saggio derviscio in meditazione nel giardino del Centro Mondiale dei Bektashi a Tirana – foto © Donata Brugioni
  7. Esterno della sala di preghiera del Centro Mondiale dei Bektashi a Tirana – foto © Donata Brugioni

In prima pagina:
Interno della sala di preghiera del Centro Mondiale dei Bektashi a Tirana
(foto © Donata Brugioni)