Per chi arriva alle isole Fær Øer attraversando l’Atlantico, spesso burrascoso o velato di nebbie, il primo segno della presenza di un villaggio è la sua chiesa, a volte piccola fino a dimensioni minime, con il campanile dipinto di bianco che spicca sul paesaggio circostante. In passato, gli unici colori utilizzati per le facciate delle case erano il nero bitume e il minio dal denso colore rosso, entrambi in grado di proteggere dalle intemperie il prezioso legno delle costruzioni, introvabile su isole prive di alberi. I tetti coperti di zolle erbose, secondo un uso ancora oggi diffuso, rendevano difficile ai naviganti scorgere i villaggi sulla costa, ma la chiesa, costruita in vista dell’oceano, appariva in distanza, segnalando la presenza di una comunità e di un punto di approdo.

Anche l’edificio del Parlamento nella capitale Torshavn – la più piccola capitale al mondo da quando, nel 1948, alle isole è stata riconosciuta l’autonomia come “nazione costitutiva” del regno di Danimarca – è dipinto nell’intenso rosso del minio. E come le chiese dei villaggi anch’esso è stato costruito a pochi passi dall’oceano, lungo una delle banchine del vecchio porto, con i suoi squadrati e massicci volumi che si riflettono nell’acqua.

L’arcipelago delle Fær Øer comprende diciotto isole, di cui solo una disabitata, sperdute nel nord Atlantico alla latitudine di Bergen, da cui distano circa settecento chilometri (e quasi il doppio da Copenhagen). Le isole furono cristianizzate intorno all’anno Mille per opera di un missionario vichingo che si stabilì a Kirkjubøur, sull’isola di Streymoy, dove sorse anche Torshavn. La religione cattolica venne in realtà imposta per ordine del re di Norvegia, e la chiesa locale fu affidata alla tutela dell’arcivescovo di Trondheim.

A Kirkjubøur si trova la chiesa più antica delle isole tuttora in uso, St. Olav, fondata agli inizi del XII secolo quando il villaggio divenne sede episcopale e vi fu istituita anche una scuola di latino. Accanto a St. Olav sorgono i ruderi della cattedrale gotica di St. Magnus, la cui costruzione fu iniziata attorno al 1300 e forse mai completata, finché con la Riforma protestante la chiesa venne abbandonata e lasciata andare in rovina, così come il palazzo arcivescovile che sorgeva a poca distanza.

Per lungo tempo avevano coabitato sulle isole i vichinghi – che al loro arrivo nel IX secolo avevano portato con sé la propria fede negli dei Norreni – e la popolazione locale, la cui fede cristiano-celtica si fuse poi con quella cattolica. Secondo le leggende locali, la presenza delle chiese costituiva un baluardo contro i pericoli e le forze della natura. Le leggende popolate di giganti, streghe e troll (il piccolo popolo nascosto), maligni e pericolosi, avvaloravano la credenza che si potesse sfuggire a queste minacciose creature soprannaturali raggiungendo la terra consacrata.

Alla leggenda del pastore di Sondum, che inseguito da un gigante si salvò entrando in chiesa, è stato dedicato uno dei più rappresentativi monumenti dell’arcipelago, collocato davanti alla grande e luminosa chiesa di Sandavágur. L’edificio attuale fu costruito interamente in legno negli anni della Prima guerra mondiale, ma l’origine della chiesa è molto più antica: lo dimostra la pietra con un’iscrizione in caratteri runici trovata in questo luogo, che ne fa risalire la fondazione al XIII secolo.

La chiesa costituisce da sempre un punto di riferimento nella vita quotidiana nei villaggi dell’arcipelago e rituali specifici di preghiera e benedizione accompagnano il raduno delle pecore per la tosatura, il varo delle barche, la cattura degli uccelli marini: la corda usata a questo scopo per calarsi lungo le scogliere a picco e raggiungere i nidi veniva custodita abitualmente presso la chiesa. La lotta per la sopravvivenza contro le forze della natura, sulle quali domina l’oceano, possente e onnipresente in un arcipelago in cui nessun luogo dista più di cinque chilometri dalla costa, è il tema principale nella decorazione e negli arredi delle oltre sessanta chiese distribuite su sedici isole. Così, il dipinto posto sull’altare della chiesa di Mikladalur, in cui Gesù appare nel cielo sopra una barca di pescatori e calma le acque dell’oceano tempestoso, illustra lo stesso soggetto che troviamo anche sull’altare di St. Olav a Kirkjubøur.

In quasi tutte le chiese si trovano modellini di navi appesi al soffitto, con una funzione commemorativa per gli scampati pericoli e di buon auspicio per navigazioni in acque tranquille: sembrano fluttuare nell’aria sotto la volta della navata verso un porto sicuro, portando un messaggio di speranza. Si tratta di una presenza frequente nelle chiese dei paesi nordici e della Bretagna, che si riscontra anche lungo le coste del Mediterraneo: uno degli esempi più significativi è il santuario di Notre-Dame-de-la-Garde, sul colle che sovrasta il vecchio porto di Marsiglia, dove pendono dal soffitto numerosi battelli, velieri e navi di fogge ed epoche diverse.

Anche all’interno della cattedrale di Torshavn si trovano alcuni modellini di navi: la chiesa attuale fu edificata nella seconda metà dell’Ottocento, ma l’avevano preceduta almeno due chiese più antiche, erette a partire dagli inizi del XVII secolo. Infatti, in un clima così ostile la durata degli edifici in legno è limitata: l’unica chiesa di antica fondazione rimasta nella sua struttura originaria è St. Olav, le cui massicce pareti di pietra resistono alle intemperie da oltre nove secoli.

Dal soffitto a volta della cattedrale, rivestito di pannelli dipinti in azzurro con al centro una stella luminosa, pendono due modellini di navi e quello di una barca da pesca a remi. Una delle navi riproduce la fregata Norska Løva (Leone di Norvegia), naufragata su queste coste nel 1707 durante una violenta tempesta. Quasi tutti gli uomini dell’equipaggio vennero tratti in salvo, nonostante le condizioni proibitive, e uno di essi costruì il modellino della nave e lo donò alla chiesa, dove si conserva anche la campana di bordo.

Tra le chiese di epoca recente spicca la Chistianskirkjan, la cattedrale di Klaksvík, seconda città delle Fær Øer. La chiesa più grande della isole – mille posti a sedere – è costruita in pietra locale, legno e ardesia. L’affresco sulla parete di fondo, alto sette metri, che illustra la Parabola del banchetto di nozze, è stato dipinto nei primi anni del Novecento e portato qui dalla Danimarca.

Forse questa è l’unica chiesa al mondo nella quale al soffitto non è appeso un modellino, ma la riproduzione a grandezza naturale di una barca a remi per otto persone: si tratta della copia fedele dell’imbarcazione che agli inizi del Novecento veniva utilizzata nelle isole settentrionali dell’arcipelago per gli spostamenti del locale Pastore da una chiesa all’altra. Ancora oggi molte chiese non hanno un Pastore residente e la gestione dell’edificio e delle varie attività che vi si svolgono viene condotta da volontari: si tratta di quasi duemila persone, che su una popolazione di poco più di cinquantamila abitanti rappresentano una percentuale forse unica al mondo, testimoniando come qui per ogni comunità la propria chiesa ha un forte valore identitario che va oltre le convinzioni religiose del singolo.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Torshavn (Isole Fær Øer): Il complesso del Parlamento si rispecchia nelle acque del porto
    foto © Donata Brugioni
  2. Kirkjubøur (Isole Fær Øer): La chiesa di St. Olav, fondata agli inizi del XII secolo, sorge sulla riva dell’oceano. In tempi recenti, sull’altare è stato collocato un dipinto di S.J. Mikines (1967) che rappresenta Gesù che calma le acque in cui naviga una barca di pescatori
    foto © Donata Brugioni
  3. Kirkjubøur (Isole Fær Øer): Accanto a St. Olav si trovano le rovine della trecentesca cattedrale di St. Magnus
    foto © Donata Brugioni
  4. Kvívík (Isole Fær Øer): Resti di una fattoria di epoca vichinga. In primo piano la stalla per le mucche
    foto © Donata Brugioni
  5. Sandavágur (Isole Fær Øer): La chiesa davanti al mare
    foto © Donata Brugioni
  6. Sandavágur (Isole Fær Øer): Illuminoso e arioso interno della chiesa
    foto © Donata Brugioni
  7. Mikladalur (Isole Fær Øer): Interno della chiesa del villaggio
    foto © Donata Brugioni
  8. Alcuni modellini di navi appesi nelle chiese delle Fær Øer: (Mikladalur, Sandur, Sandavágur)
    foto © Donata Brugioni
  9. Torshavn (Isole Fær Øer): Il modellino della fregata Norska Løva, naufragata nel 1707, è appeso all’interno della cattedrale
    (fonte)
  10. Klaksvík (Isole Fær Øer): Esterno della cattedrale (Christianskirkjan)
    (fonte)
  11. Klaksvík (Isole Fær Øer): Interno della Christianskirkjan. Appesa al soffitto la copia in dimensioni reali della barca utilizzata agli inizi del Novecento per gli spostamenti tra le chiese nelle Isole settentrionali dell’arcipelago in funzione delle attività pastorali
    (fonte)

in prima pagina:
Sandavágur (Isole Fær Øer): Interno della chiesa
foto © Donata Brugioni