Quando nel 1991, l’aereo inziò la fase di decollo da Rio de Janeiro, fu chiarissimo cosa sia la ‘saudade’ per i brasiliani e per chi ha la fortuna di entrare in contatto con quel’universo di contraddizioni. Una Grande persona – oggi sono ventiquattro anni ci ha lasciato e la data catapulta all’incidente e quanto sia sempre limpido il suo ricordo – mi spiegò che si tratta di una malattia senza cura, per loro endemica dalla nascita, per noi dal momento del contagio. 

Una sorta di ‘saudade’, però, l’ho contratta anche in Bolivia, una realtà all’antitesi da quella brasiliana, ma altrettanto penetrante, altrettanto malinconica, una nostalgia che non ha un nome, ma ho scelto di chiamarla “madidi” come il fiume che scorre nel Parco Nazionale omonimo.

Un’esperienza a contatto con la Natura più immensa del terzo pianeta del sistema solare la si vive in quell’area naturale protetta situata tra le province di Franz Tamayo, Abel Iturralde e Bautista Saavedra nel Dipartimento di La Paz.

Dalla capitale si atterra a Rurrenabaque con piccoli aerei, da lì è possibile raggiungere i fiumi Beni e Tuíchi con i mezzi pubblici. Infine, con un viaggio pluviale su una piccola imbarcazione a motore, si arriva all’alloggio (all’interno del parco ci sono alcuni lodge e ecolodge).

Un gruppetto di capanne in legno e paglia, illuminate dalla luce tremula delle candele – se imparerete l’esatta posizione sull’amaca è probabile penserete di sostituire il letto di casa – anche se è impossibile sprecare il tempo per dormire, ma vale la pena assopirsi per farsi svegliare da quel cinguettio indefinibile

Solitamente i soggiorni sono di tre giorni (due notti, meglio raddoppiare o triplicare perché osservare gli animali nel loro habitat non è scontato), vissuti così “sul chi vive” per restare scolpiti come nella roccia. Ricordi, rumori, cambi luce, odori e sapori (l’amarognolo dell’acqua della foresta o l’armonia in alcuni piatti amazzonici come la dunucuabi), indelebili nonostante il tempo. Nessuna altalena sarà paragonabile a quella della liana.

Un labirinto sconosciuto e pericoloso da affrontare esclusivamente a fianco di una guida esperta che indica anche dove mettere i piedi – i serpenti non mancano – e sa cosa fare in caso di punture di insetti, formiche o scorpioni.

Chi ci vive racconta come le palme crescano con le gambe e camminino per trovare la luce fra la selva ammantata di nuvole, ma quando si arriva in certi spazi aperti il cuore sembra salire in gola esattamente come quando ti sfiora una farfalla con l’apertura alare di un piccione.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, dopo mezzo secolo di studi, ha dichiarato il parco di Madidi il luogo con la maggiore biodiversità e con la maggiore diversità di ecosistemi: 1.865 specie di piante, 867 di uccelli, 156 di mammiferi, 84 di anfibi, 71 di rettili e 192 di pesci.

Se parlerete con un biologo che lavora a Madidi è probabile vi dica di considerarsi uno scolaro in un negozio di dolci per l’accertamento di forme di vita mai incontrate prima, e quelle ancora da scoprire, anche per la diversità di altitudine in quasi diciannovemila chilometri quadrati da visitare possibilmente da aprile a ottobre.

Ecoregioni che, dalle Ande, attraverso le foreste montane umide, scendono alla foresta pluviale tropicale di pianura, valli secche, fino alle zone di savana umida.

Un paesaggio vario, solcato da corsi d’acqua e popolato da comunità indigene, riservatissime, ma sinceramente sorridenti – che non amano farsi fotografare – ben consapevoli di non essere noi viaggiatori il problema limitandoci a scoprire, con il massimo rispetto, alcune loro tradizioni ancestrali.

Seppur soggettive, le sensazioni difficilmente descrivibili, sono quelle notturne, quando si esce alla ricerca dei felini, quando le torce illuminano un mondo magico che va ben oltre la fantasia dei bambini, ma su questo universo incantato incombono bracconaggio, disboscamento e sfruttamento petrolifero oltre al progetto di costruire una diga e il fiume Beni (nasce ai piedi della Cordigliera andina) potrebbe allagare parte della foresta di Madidi.

Didascalie immagini
foto scattate all’interno del Parque Nacional Madidi
© Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo