Quindi [Adriano] si recò in Britannia, dove migliorò molte cose
e per primo fece costruire una muraglia lunga ottanta miglia,
 affinché separasse i barbari e i Romani.

(Historia Augusta,11.2.1)

Così nell’Historia Augusta (una raccolta di biografie di imperatori romani da Adriano alla fine del III secolo d.C.) si motiva la costruzione di quello che è universalmente noto come Vallo di Adriano, dal nome dell’imperatore che ne decise la realizzazione. Un’opera destinata a segnare per secoli l’estremo limite settentrionale dell’impero romano. Le vestigia tuttora esistenti ne testimoniano la grandiosità, nonostante il trascorrere del tempo e la consuetudine, iniziata in epoca tardoantica e proseguita fino a tutto l’Ottocento, di riutilizzare per le nuove costruzioni le pietre lavorate appartenute a edifici in disuso, utilizzandoli come cave di materiale.

Nei venti anni in cui Adriano regnò, fino alla morte avvenuta nel 138 d.C., l’impero romano raggiunse la sua massima estensione. I territori di confine a est, lungo il corso del Danubio, e a Nord, dove alla Britannia succedeva la Caledonia – terra dei Pitti, temutissimi come selvaggi feroci – venivano difesi da imponenti strutture: il limes danubiano proteggeva le province che si affacciavano sulle sponde del grande fiume, prolungandosi fino alla sua foce, mentre la costruzione del Vallo di Adriano segnava il confine della provincia romana di Britannia con la Caledonia, l’odierna Scozia che i romani non riuscirono mai a conquistare. La politica dell’impero romano nell’isola ebbe principalmente carattere difensivo, al fine di proteggere la Britannia dagli attacchi delle tribù scozzesi, ma allo stesso tempo la costruzione del Vallo rappresentò anche un’affermazione del potere imperiale e della forza militare di Roma.

Costruito a partire dal 122 d.C., il Vallo si estendeva dalla costa del mare d’Irlanda a quella del mare del Nord per una lunghezza di ottanta miglia romane, con quattordici forti principali, posti a distanza di sette miglia uno dall’altro, e fortini adiacenti a ciascuna delle ottanta porte, che si aprivano a distanza di un miglio (1480 m) una dall’altra. Il Vallo, alto oltre sei metri, era protetto da due fossati, uno più piccolo sul versante sud e uno largo e profondo a nord. Con le sue possenti strutture, il Vallo segnava un confine, ma era anche un luogo in cui il concetto di confine appariva del tutto relativo: attorno al muro, infatti, militari e civili provenienti da tutta Europa, dal Nord Africa e perfino dalla Siria, si incontravano, commerciavano e condividevano la vita di guarnigione. Inevitabilmente, coloro che si stabilirono in questi luoghi selvaggi dopo aver percorso lunghe distanze e attraversato anche più di un mare, mescolavano le proprie tradizioni e credenze religiose con quelle che incontravano nelle popolazioni locali.

Dall’area del Mediterraneo orientale, il culto misterico di Mitra, dio persiano della luce, si era diffuso nell’impero romano a partire dal I secolo d.C., soprattutto grazie al seguito che aveva trovato negli ambienti militari. Lungo il Vallo, presso l’odierna Housesteads, dove era situato il forte di Vercovicium, si trovano i resti di un mitreo: i vari reperti riportati alla luce in questo luogo comprendono un rilievo in pietra nel quale è raffigurata la nascita del dio Mitra, che emerge dal guscio di un uovo circondato da uno zodiaco: si tratta dell’unico esempio conosciuto di questa complessa iconografia. I resti di un altro mitreo sono stati rinvenuti presso il forte di Carrawburgh, l’antica Brocolitia. In vari luoghi, accanto alle strutture propriamente militari, restano le tracce dei servizi di cui si avvalevano gli uomini distaccati presso il confine settentrionale dell’impero, un contingente che raggiungeva le novemila unità. In corrispondenza di alcune fra le principali strutture castellane si svilupparono modesti agglomerati urbani che ospitavano le famiglie dei militari, e che divennero luoghi di mercato in cui si scambiavano le merci e i prodotti della provincia di Britannia con quelli provenienti dai territori del nord.

Lunghi tratti del Vallo attraversano vaste zone deserte e solitarie di verdi pascoli, seguendo le ondulazioni del terreno e il crinale delle colline: tra i panorami più suggestivi e grandiosi, quello che si gode dal forte di Housesteads (Vercovicium), dal quale la vista spazia su tutto l’orizzonte. All’interno del forte sono evidenti le fondamenta di numerosi edifici, dall’abitazione del comandante all’ospedale e fino alle latrine comuni. Nei pressi di questo forte esisteva uno dei due soli punti di transito non presidiati presenti lungo il Vallo, destinati forse a permettere alla popolazione locale di effettuare piccoli commerci attraverso il confine, senza dover pagare tasse doganali. È ipotizzabile che costituissero punti di passaggio per le transumanze, in uso da tempi remoti e quasi sicuramente praticate in zone in cui la lana costituiva il prodotto di maggior pregio destinato all’esportazione.

I vasti orizzonti di praterie e colline, dove l’unico suono è quello del vento e le rare presenze sono rappresentate da qualche pecora al pascolo, non lasciano immaginare quanta vita e animazione portasse con sé la presenza del Vallo. Oltre ai militari che presidiavano la struttura, familiari, addetti ai servizi essenziali, commercianti, si muovevano lungo il tracciato del muro, che con le sue ottanta porte finiva col costituire più una definizione dell’estremo limite settentrionale dell’impero che una barriera impenetrabile nei confronti dello “straniero”. Un principio che appare in linea con il motto “Parcere subiectis et debellare superbos”, espressione del modello di politica imperiale romana: trattare con clemenza chi si sottomette e sconfiggere con la forza chi si oppone con arroganza. Quello che Tacito, proprio in riferimento alla tentata conquista della Scozia, definì nella Vita di Agricola con la celebre frase: “ubi solitudinem faciunt, pacem appellant”, che liberamente tradotta è divenuta “hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato pace”.

Nei pressi del Vallo, il forte di Vindolanda, costruito nel I secolo d.C, ha rivelato un tesoro inaspettato, una serie di lettere che offrono uno spaccato della vita quotidiana di duemila anni fa. Tra queste, una curiosità: l’invito da parte di Claudia Severa alla sorella Sulpicia Lepidina a trascorrere insieme il compleanno, che costituisce il primo documento in latino scritto da una donna giunto fino ai nostri giorni. Il Vallo di Adriano continuò a svolgere il suo ruolo fino alla caduta dell’Impero Romano e alla ritirata delle legioni dalla Britannia agli inizi del V secolo. Gli scavi archeologici condotti in maniera scientifica e sistematica hanno finora esplorato una minima parte del percorso del Vallo ed è immaginabile che una grande quantità di materiali sia ancora da riportare alla luce.

Il problema che si è presentato di recente è legato al cambiamento climatico: il Vallo sorge su un terreno di torbiere e paludi che con la loro umidità hanno finora protetto i materiali organici, primo fra tutti il legno delle palificazioni che formano la base del muro. Con l’aumento delle temperature, il terreno si asciuga facendo penetrare ossigeno dalle fessure che si creano e producendo la decomposizione di materiali organici, non solo gli oggetti in legno, ma anche pelle, tessuti e manufatti vari, indispensabili per ricostruire la vita quotidiana che si svolgeva attorno al Vallo. Il processo di deterioramento appare molto più rapido di quelle che sono le risorse disponibili per condurre scavi archeologici in maniera diffusa e intensiva, e per questo si teme che un grande patrimonio, utile per comprendere la vita quotidiana di frontiera all’epoca dell’impero romano, vada definitivamente perduto.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Le varie tipologie di edifici presenti in un forte romano: granai, alloggi dei soldati, casa del comandante, latrine, quartier generale (Pannello illustrativo lungo il percorso del Vallo)
    (foto ©Donata Brugioni)
  2. Strutture murarie presso una delle porte
    (foto ©Donata Brugioni)
  3. Verdi pascoli e colline ondulate caratterizzano il paesaggio nei pressi del Vallo
    (foto ©Donata Brugioni)
  4. Ricostruzione ideale di Housestead intorno al 200 d.C. (Pannello illustrativo lungo il percorso del Vallo)
    (foto ©Donata Brugioni)
  5. Uno dei due varchi non presidiati esistenti lungo il Vallo che rendevano più agevole l’accesso agli abitanti della zona e ai loro veicoli per gli scambi commerciali fra nord e sud (Pannello illustrativo lungo il percorso del Vallo)
    (foto ©Donata Brugioni)
  6. Strutture di una porta del Vallo sullo sfondo di vasti pascoli
    (foto ©Donata Brugioni)
  7. In alcuni tratti il muro del Vallo è parzialmente interrato e coperto dalla vegetazione
    (foto ©Donata Brugioni)

In prima pagina:
Un tratto del Vallo di Adriano nei pressi di Housesteads (forte di Vercovicium).
In lontananza è visibile il muro che sale a zig zag lungo il crinale della collina
(foto ©Donata Brugioni)