Negli undici anni della sua inarrestabile marcia vittoriosa attraverso l’Asia Minore e poi nel cuore del continente fino all’India, Alessandro Magno fondò quasi una ventina di città alle quali dette il suo nome, aggiungendovi un aggettivo che distinguesse ciascuna dalle altre, generalmente connesso con la sua posizione geografica. Caso unico e del tutto particolare quello di Alexandreia Eschate, “la lontanissima” ma anche “l’ultima”, un attributo che comprende allo stesso modo spazio e tempo, collocandola in una dimensione quasi astratta. Identificata dagli studiosi con la città di Khujand, nel nord ovest dell’odierno Tajikistan – una delle repubbliche dell’Asia centrale che facevano parte dell’Unione sovietica, stato indipendente dal 1991 – rappresentò l’estrema propaggine settentrionale dell’impero di Alessandro in Asia; la città fu fondata sulla riva sinistra del Syr Daria, il greco Jaxarte, che già aveva segnato il confine tra l’impero persiano e il mondo delle tribù nomadi dei Saka, gli Sciti.

Qui, dove Alessandro giunse nell’agosto del 329 a.C., sorgeva una fortezza persiana edificata da Ciro il Grande; la fortezza fu incorporata nei sei chilometri di mura fatte erigere da Alessandro – si narra in soli venti giorni – e vi fu insediato un presidio di veterani macedoni insieme a un contingente di persiani giunti al seguito del condottiero. Dopo cinque anni di guerra e con il satrapo di Sogdiana – i territori a occidente la cui capitale Marakanda, sarebbe divenuta universalmente nota come Samarcanda – che continuava a mantenere l’area in stato di continua guerriglia, fermarsi dove anche l’impero persiano aveva posto il proprio limite settentrionale appariva da un lato ragionevole, dall’altro incoerente con la travolgente avanzata che aveva condotto l’esercito di Alessandro fino a quelle remote contrade. Secondo una leggenda, in questo luogo Alessandro fu visitato da creature celesti che gli posero una domanda dal tono minaccioso di un monito: “Fino a che punto, Alessandro?”, inducendolo a una riflessione che lo fece desistere dal procedere oltre. Attorno alla sua figura fiorirono innumerevoli racconti di eventi prodigiosi e imprese sovrumane, che si andarono arricchendo rivestendo nei secoli con un alone di mito, fino a confluire nel Romanzo di Alessandro, la cui prima stesura, in greco, risale al III secolo d.C.; il Romanzo ebbe straordinaria fortuna per tutto il Medioevo e venne tradotto in numerose lingue, tra cui l’arabo, il persiano e le lingue slave.

Il fiume Jaxarte segnava il confine tra due mondi: l’impero persiano, di cui Alessandro aveva raccolto l’eredità, rappresentava una civiltà sedentaria che si affermava attraverso l’occupazione degli spazi e la costruzione di città e fortezze a presidio dei territori conquistati; oltre il fiume, il mondo nomade appariva fluido e inafferrabile, i suoi spazi senza limiti definiti coincidevano con quelli delle stagionali transumanze del bestiame, la sua religione non aveva bisogno di templi nei quali venerare dei in forma antropomorfa, poiché per il carattere animista comune a tutte le religioni sciamaniche, il divino si manifestava ovunque. Come già Ciro il Grande, Alessandro si fermò su questo limite, pur avendo sconfitto in battaglia una schiera di Sciti che si erano pericolosamente avvicinati alla città e pur trovandosi di fronte allo sbocco della ricca e fertile valle di Fergana, una meta appetibile che si apriva al di là del fiume.

I resti delle mura della fortezza di Khujand che vediamo oggi, costruite in mattoni crudi, appartengono a un’epoca molto più tarda (attorno al X secolo d.C.) e furono sovrapposte alla preesistente cittadella di epoca ellenistica. Intorno, un parco curatissimo e pieno di fiori si estende fino alla riva del fiume, testimoniando quanto l’antica cultura persiana del giardino sia tuttora viva e radicata in un paese, il Tajikistan, i cui abitanti hanno ereditato da quelli dell’antica Persia caratteri somatici, tradizioni e lingua. Un’origine indoeuropea orgogliosamente rivendicata come tratto distintivo nei confronti di tutti i paesi circostanti, dove la popolazione discende dagli antichi nomadi arrivati dalla Siberia, di origini e lingua uralo-altaiche, che in epoca antica giunsero fino alla Turchia. Nei giardini, una struttura costruita in anni recenti sul modello delle antiche cittadelle ospita il Museo Archeologico e della Fortezza: vi sono esposti i reperti di epoca ellenistica trovati in questo luogo (monete, vasellame). Un’ampia sala sotterranea ha le pareti rivestite da grandi pannelli di marmi intarsiati che raffigurano scene della vita di Alessandro dall’infanzia fino alla morte, sopraggiunta nel 323 a.C. a Babilonia: la monumentale opera, realizzata alcuni anni fa da un artista locale, testimonia quanto il mito di Alessandro sia qui ancora vivo, e come lo si consideri una sorta di nume tutelare, quasi un “padre della patria” ante litteram.

Con il satrapo di Sogdiana Oxiarte, i conti si saldarono due anni dopo la fondazione di Alessandria Escate; Oxiarte aveva messo al sicuro la propria famiglia in una fortezza considerata inespugnabile nella stretta e impervia valle del fiume Zeravshan, che in persiano significa portatore di oro: nome ancora attuale, dato che nella valle continua l’estrazione dell’oro in alcune fra le più ricche miniere del paese. All’invito ad arrendersi da parte di Alessandro, gli assediati risposero che ci sarebbero voluti dei soldati con le ali per espugnare la fortezza. Nottetempo, un gruppo di scalatori addestrati che facevano parte dell’esercito macedone – pare siano stati i primi nella storia a utilizzare corde e chiodi per l’arrampicata – riuscì a cogliere di sorpresa gli occupanti e ad aprire le porte. Nella rocca faticosamente conquistata con un’impresa leggendaria, avvenne l’incontro tra Alessandro e la bellissima figlia di Oxiarte, Roxane, che divenne sua sposa.

La mitica presenza di Alessandro ha lasciato tracce anche nella toponomastica locale: in una delle valli laterali che confluiscono in quella dello Zeravshan portano il suo nome un lago di origine morenica dalle acque di uno straordinario colore turchese, l’Iskanderkul (Iskander è la traduzione del nome Alessandro nella lingua locale) e il suo immissario Iskander Darya. Alessandria Escate rimase a lungo un avamposto della cultura ellenistica, conservando caratteri greci nonostante fosse circondata da tribù sogdiane e si trovasse oltre 300 km a nord di Alessandria sull’Oxus: questa città, fondata da Alessandro sulle rive del fiume Amu Darya (l’antico Oxus), dopo la sua morte entrò a far parte della Bactriana, uno dei regni ellenistici nati dalla frantumazione dell’impero.

Gli scavi condotti presso Takhti Sangin, nel bacino dell’Amu Daria, hanno portato alla luce i resti di una cittadella fortificata all’interno della quale il cosiddetto Tempio di Oxus presenta una fusione di elementi greci e persiani. I reperti provenienti da questo sito e conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Dushanbe, capitale del Tajikistan, comprendono statuette ellenistiche in terracotta e in bronzo e avori; tra questi, spicca una testina di Alessandro Magno nelle sembianze di Ercole (III secolo a.C.).

Attorno al 130 a.C. il diplomatico cinese Zhang Qian, veniva inviato  in missione verso occidente dall’imperatore Wudi della dinastia Han. Zhang Qian fu il primo rappresentante ufficiale della Cina a stabilire un contatto con i regni ellenistici dell’Asia centrale succeduti alla conquista da parte di Alessandro; il suo viaggio, che lo portò fino in Bactriana e in contatto con le popolazioni di origine greca della valle di Fergana, costituì il nucleo originario di una storia millenaria di scambi e commerci tra popoli di due continenti lungo quella che sarebbe divenuta la Via della Seta.

 

Didascalie immagini

  1. Il Syr Daria a Khujand
    (© Donata Brugioni)
  2. I resti della fortezza di Khujand (X secolo), in mattoni crudi, incorporano la precedente costruzione di epoca ellenistica
    (© Donata Brugioni)
  3. Ingresso al Museo Archeologico di Khujand
    (© Donata Brugioni)
  4. Una sala del Museo Archeologico di Khujand è dedicata ad Alessandro Magno: gli episodi salienti della sua vita sono illustrati in pannelli di marmo intarsiato
    (© Donata Brugioni)
  5. Vedute dell’impervia valle dello Zeravshan e l’ingresso a una delle miniere d’oro in attività nella valle
    (© Donata Brugioni)
  6. Veduta dell’Iskanderkul (Lago Alessandro)
    (© Donata Brugioni)
  7. Reperti ellenistici dal sito di Takhti Sangin (sud del Tajikistan) – Dushanbe (Tajikistan) Museo Nazionale di Archeologia: 
    – avorio con incisa una figura antropozoomorfa femminile (prima metà del II secolo a.C.), forse una ninfa delle acque (© Donata Brugioni) 
    – capitello del tempio di Oxus (IV-III secolo a.C.)
      (© Donata Brugioni) 
    – testina in avorio di Alessandro Magno nelle sembianze di Ercole (III secolo a.C.)
      (fonte)

IN COPERTINA
Alessandro Magno incita l’esercito Macedone – Khujand (Tajikistan), Museo Archeologico