«…io, Pietro Querini da Venezia, mi sono ripromesso di scrivere con esatezza, per la memoria dei posteri, le avversità capitatemi e i luoghi dove mi sono successe secondo le disposizioni della volubile ruota del destino.»

Il patrizio veneziano e mercante Pietro Querini lasciò il porto di Candia, nell’isola di Creta alla fine di aprile del 1431 con la sua nave Querina e un equipaggio di una settantina di uomini, diretto a Lubecca con un carico di barili di malvasia e altre merci pregiate. Incappata in un fortunale, la nave, non più governabile per la rottura del timone, fu trasportata dalle correnti fino alle coste dell’Irlanda, dove affondò. La maggior parte dell’equipaggio si mise in salvo su una lancia che andò a lungo alla deriva, spinta verso nord dalla corrente del Golfo, fino ad approdare su uno scoglio disabitato nell’arcipelago delle isole Lofoten, lungo la costa norvegese, ben oltre il circolo polare artico. Qui, i sedici uomini superstiti sbarcarono in pieno inverno dopo dieci lunghi mesi di peripezie, fame e sofferenze.

Il fuoco che avevano acceso lungo la riva per difendersi dal gelo invernale di quelle latitudini, venne avvistato dagli abitanti della vicina isola di Røst, che portarono in salvo i naufraghi e li ospitarono nelle loro capanne. Il soggiorno durò circa quattro mesi, in attesa del disgelo, finché a maggio Querini intraprese il lungo viaggio per tornare in patria, arrivando infine a Venezia nel mese di ottobre, un anno e mezzo dopo la partenza da Candia. Portava con sé un campione di quei merluzzi seccati di cui aveva avuto modo di apprezzare le caratteristiche nel corso del suo lungo soggiorno a Røst.

Il navigatore stilò per il Senato veneziano una dettagliata relazione della sua avventura – oggi custodita presso la Biblioteca Vaticana – nella quale descrive accuratamente anche il metodo di preparazione di quello che sarebbe divenuto un alimento universalmente conosciuto e apprezzato: «I stocfisi seccano al vento e al sole senza sale, e perché sono pesci di poca umidità grassa, diventano duri come legno. Quando si vogliono mangiare li battono col roverso della mannara, che gli fa diventar sfilati come nervi, poi compongono butiro e specie per darli sapore: ed è grande e inestimabil mercanzia».

Le alte rastrelliere di legno alle quali vengono appesi i merluzzi durante il periodo di essiccazione sono tuttora un elemento costante nel paesaggio delle isole Lofoten, dove si trova anche un piccolo museo dedicato alla pesca e lavorazione dei merluzzi, situato nel villaggio di Å, l’ultimo dell’arcipelago scendendo verso sud. Un museo privato il cui proprietario, Steinar Larsen, dopo molti anni di attività come esportatore di stoccafisso verso l’Italia, si è dedicato a raccogliere attrezzature e materiali che illustrano tutto il processo di pesca e lavorazione di quello che i norvegesi chiamano tørrfisk.

Il museo si trova in una delle vecchie costruzioni di legno su palafitte che compongono i villaggi nelle isole Lofoten: abitazioni di pescatori e magazzini si affacciano sui piccoli porti allo sbocco dei fiordi verso il mare aperto, dove marciapiedi e banchine coincidono, mostrando come nella vita quotidiana non ci sia soluzione di continuità fra il tempo trascorso in mare e quello nelle piccole case di legno, lo stesso materiale che da secoli offre riparo agli uomini in terra e sulle onde.

In perfetto italiano, Steinar fornisce anche una spiegazione dettagliata delle diverse e molteplici ricette secondo le quali nelle varie regioni italiane si prepara lo stoccafisso. Ed è vero che se l’Italia è ormai da secoli il maggior consumatore di questo alimento, l’esportazione dalle isole Lofoten tocca molti altri paesi, dal Portogallo fino alla lontana Nigeria. Non stupisce quindi che nell’isola di Røst il soggiorno di Querini sia tuttora celebrato come l’evento più importante nella storia di quella piccola comunità, con numerose iniziative che si sono succedute nel tempo.

Nel 1932, a cinquecento anni dall’arrivo di Querini nell’arcipelago delle Lofoten, è stata eretta una stele sull’isolotto di Sandøy, dove approdò insieme ai resti del suo equipaggio, mentre una decina di anni fa, il Comune di Røst in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Norvegia, ha istituito il Parco Letterario dedicato a Pietro Querini: il Parco è entrato a far parte della rete internazionale dei Parchi Letterari, e questo elemento di valorizzazione culturale fa da introduzione alle celebrazioni previste per il sesto centenario dallo sbarco di Querini nell’arcipelago norvegese.

E proprio l’avventura di Pietro Querini è stata rappresentata nel 2023 all’Arsenale di Venezia con la prima internazionale della Querini Opera, messa in scena dagli abitanti di Røst insieme ad alcuni cantanti professionisti di Oslo. La partitura combina generi musicali diversi, dall’opera lirica al canto gregoriano, dal folk norvegese alla musica contemporanea, in un alternarsi di lingue: i personaggi italiani si esibiscono in italiano, gli abitanti delle Lofoten cantano nel loro dialetto, mentre Skarven (il cormorano), uccello marino mitologico, funge da voce narrante in lingua inglese. La Querini Opera viene ripresa ogni anno a Røst con alcune repliche durante la stagione estiva.

Il progetto “Via Querinissima”, un itinerario che «intende valorizzare il patrimonio culturale, materiale e immateriale, dei territori attraversati, ponendo al centro della propria missione le comunità locali e le loro tradizioni» (così il testo di presentazione) ha ottenuto recentemente la certificazione di “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”, del quale fanno parte percorsi quali i Cammini di Santiago e la Via Francigena. Per chi fosse interessato a un approfondimento, il sito – https://www.viaquerinissima.net/it – fornisce informazioni sulle iniziative in corso e future.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Sole di mezzanotte alle isole Lofoten – foto © Donata Brugioni
  2. Rastrelliere con i merluzzi messi a seccare (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni
  3. La scritta bilingue sul cartello indicatore del Museo dello stoccafisso ad Å (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni
  4. Il Museo dello stoccafisso di Å (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni
  5. Un interno del Museo dello stoccafisso di Å (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni
  6. Pescherecci tra le case di Nussfjord (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni
  7. Il villaggio di Hamnøy (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni
  8. La spiaggia di Ramberg (Isole Lofoten) – foto © Donata Brugioni

In prima pagina:
Sole di mezzanotte alle Isole Lofoten
foto © Donata Brugioni