Poi comicio: «Tu vuo’ ch’io rinovelli
disperato dolor che ’l cor mi preme
già pur pensando, pria ch’io ne favelli.
Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo,
parlar e lagrimar vedrai insieme
Io non so chi tu se’ né per che modo
venuto se’ qua giù; ma fiorentino
mi sembri veramente quand’io t’odo.
Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino,
(Inferno, Canto XXXIII, 4-13)
Immerso in un paesaggio mozzafiato, il Castello di Acquafredda – a quattro chilometri dal centro abitato di Siliqua – è tra i più affascinanti resti di architettura fortificata medievale sarda. Si innalza su di un colle di origine vulcanica sviluppandosi per un’altezza 256 metri rispetto al livello del mare e il sito “Domo Andesitico di Acquafredda” è Monumento Naturale dal 1993.

Il ritrovamento di una bolla Papale datata 30 luglio 1238 – nella quale Gregorio IX dettava disposizioni affinché si provvedesse a mettere in assetto di guerra le fortificazioni dei giudicati di Torres, di Gallura e di Cagliari – si ritiene fosse inserito nella Curadoria del Sigerro già dal 1215, ma è opinione diffusa attribuirne la costruzione al nobile pisano Ugolino Della Gherardesca reso immortale “La bocca sollevò dal fiero pasto quel peccator…” nel XXXIII Canto dell’Inferno dantesco.

Ugolino, conte di Donoratico sin dal 1257 in cui divenne Signore della parte sud–occidentale della Sardegna dopo la caduta del Giudicato di Cagliari, il conte aveva la residenza nel castello di San Guantino ad Iglesias, (ora chiamato Salvaterra) e il poderoso castello di Acquafredda controllava l’accesso alla città mineraria, ricca di giacimenti di argento, zinco e piombo, fonte di inesauribile ricchezza per Pisa. Caduto in disgrazia, il conte fu imprigionato a Pisa nella torre dei Gualandi poi chiamata “Torre della Fame” dove morì nel 1289 e il castello passò sotto il controllo diretto della repubblica pisana.

Successivamente, dal 1326 al 1410, il castello fu proprietà degli Aragonesi e, dopo tale data, probabilmente, la fortezza non venne più abitata passando, con i terreni vicini, nelle mani di diverse famiglie feudatarie, fino al riscattato del Re di Sardegna Vittorio Amedeo nel 1785. Oltre gli aspetti storici, Domo Andesitico offre motivi di interesse naturalistico, paesaggistico e geologico – oltre a fauna e flora – è un unicum naturale osservabile dalla piana circostante a trecentosessanta gradi: dall’alto del Castello, invece, si abbraccia le valle del Cixerri e, nelle giornate serene, dei lontani stagni di Cagliari e del mare, della Marmilla e dell’iglesiente.

La vegetazione è costituita dalla tipica macchia mediterranea con arbusti di lentisco, olivastro, alaterno, ginepro ed euforbia arborea, mentre ai piedi del colle si trova un rimboschimento di pini dove passeggiare e sostare, o approfittare del “Sentiero Natura” con attrezzi per qualche esercizio ginnico.
Molte sono le specie di uccelli che popolano l’antico maniero, fra cui il Corvo imperiale, la taccola, il barbagianni, la civetta, il gheppio, la poiana ed il falco grillaio, la cui presenza è sintomatica di habitat incontaminato.

Tour virtuale e ogni informazione a Antarias – Società Cooperativa Gestione parco Archeologico del Castello di Acquafredda.