Nel 1843 la regina Vittoria e il principe consorte Alberto erano alla ricerca di una proprietà sul mare dove la famiglia, che stava rapidamente crescendo, potesse appartarsi lontano dagli impegni e formalità che imponeva la vita di corte nelle residenze di Londra e Windsor. La scelta cadde su Osborne House, poco lontana da Cowes, la località marina sull’isola di Wight che fronteggia il porto di Southampton. Poiché la villa esistente appariva insufficiente per le esigenze della famiglia reale, l’architetto Thomas Cubitt, incaricato della ristrutturazione e ampliamento, consigliò di abbattere l’edificio e costruirne uno nuovo.

Nasceva così un palazzo il cui stile era ispirato – liberamente e in maniera fantasiosa – al Rinascimento italiano, con la facciata principale rivolta verso il mare e affiancata da due torri campanarie. Il fasto delle sale del piano terreno, destinate a ricevere ospiti di rango, affacciate sul giardino all’italiana con il braccio di mare del Solent sullo sfondo, fa risaltare ancora di più il tono raccolto e domestico che la coppia reale volle per gli appartamenti privati.

Fu il principe consorte a seguire i lavori per la nuova costruzione, improntandola al proprio gusto, così come curò la sistemazione del grande parco e del giardino all’italiana che circonda la villa. Il cantiere di Osborne House si articolò in varie fasi, fino al completamento avvenuto nel 1851. Tre anni dopo, in occasione del suo compleanno, la regina Vittoria regalava ai figli un cottage di legno a due piani, proveniente dalla Svizzera, che venne rimontato nel parco di Osborne in una zona appartata a circa un miglio di distanza dalla residenza e non lontano dalla spiaggia: qui i bambini imparavano a nuotare e Vittoria faceva il bagno restando all’interno di una carrozza chiusa allestita appositamente, che veniva spinta in acqua.

Lontano dalla vita di corte, ingabbiata nel cerimoniale con i suoi rigidi protocolli, la famiglia trascorreva ogni anno lunghi periodi a Osborne House: in maggio per il compleanno di Vittoria, in luglio ed agosto per celebrare il compleanno di Albert e anche prima di Natale. In una lettera alla primogenita, che portava il suo stesso nome, durante un soggiorno nel tetro e malinconico castello di Windsor, Vittoria scriveva: «Non vedo l’ora di tornare alle nostre allegre e poco pretenziose stanze ad Osborne».

All’arrivo di quello che prese il nome di Swiss Cottage erano già nati otto dei nove figli della coppia, e i primi due maschi, che avevano rispettivamente tredici e dieci anni – all’epoca l’età lavorativa iniziava ancora prima – furono impiegati dal padre nell’opera di rimontaggio del cottage e pagati con quello che era il salario corrente per i manovali. Il programma educativo che Albert aveva impostato per i propri figli mirava a cercare per quanto possibile di metterli a contatto con le attività quotidiane di un ménage casalingo.

Un pezzo di terreno a fianco del cottage, spartito in nove porzioni, resta a testimoniare come, fra le varie incombenze dei figli, Alberto avesse previsto anche quella di imparare a coltivare fiori e ortaggi, un compito affidato indistintamente a maschi e femmine e che ognuno eseguiva secondo i propri gusti e inclinazioni. I prodotti degli orticelli che erano ritenuti soddisfacenti dal giardiniere, venivano acquistati dal padre a prezzo di mercato e consumati dalla famiglia.

Gran parte dell’arredamento all’interno del cottage è stato accuratamente conservato e riproduce quello di una casa signorile dell’epoca, con le suppellettili realizzate in dimensioni pari a tre quarti di quelle consuete. La cucina e la dispensa sono fornite di tutti gli utensili necessari e i ragazzi le utilizzavano per preparare biscotti, dolci e spuntini che servivano ai genitori e ai loro ospiti all’ora del tè. Disponevano anche di una piccola latteria, nella quale imparavano a produrre panna, burro e formaggio. Immancabile l’angolo per prendere il tè, con il tavolino, le sedie e il servito di tazze e teiera a misura di bambino.

In uno degli ambienti è stato collocato un teatrino i cui personaggi replicano i membri della famiglia reale: il titolo “Osborne Stories” che figura al di sopra del palcoscenico si riferisce al fatto che venivano inventate e messe in scena dai ragazzi storie che li vedevano protagonisti ed erano ambientate a Osborne House. Lo scenario del teatrino raffigura la spiaggia, sulla quale compare anche la carrozza che Vittoria usava per i bagni di mare.

Alcuni disegni e acquerelli che ritraggono i figli più piccoli della numerosa schiera di rampolli reali, realizzati dai fratelli e sorelle maggiori, documentano una vicinanza e una consuetudine di vita comune al di là delle differenze di età, notevoli se si pensa che fra la nascita della primogenita, Victoria, e la più piccola, Beatrice, intercorrevano diciassette anni. Secondo la moda del tempo, i ragazzi si dedicavano alla collezione di “curiosità”: fossili, oggetti insoliti provenienti da tutto il mondo, rarità di ogni genere, venivano riuniti in una stanza che si riempì rapidamente e furono poi raccolti in un piccolo museo dopo la morte di Alberto.

Dopo questo evento, improvviso e prematuro – Alberto aveva compiuto da poco quaranta anni quando dovette soccombere a una febbre tifoide – Osborne House rimase per la regina la residenza preferita, nella quale trascorreva tutto il tempo che gli impegni istituzionali le consentivano. Tutta la proprietà, con gli edifici che erano stati costruiti nel corso degli anni per le varie funzioni, rimase così come l’aveva immaginata il principe consorte.

L’unica aggiunta, negli anni Novanta, fu quella dell’ala con la Durbar Room, un salone per ricevimenti decorato da stucchi in stile indiano. Alla morte della regina Vittoria, avvenuta proprio ad Osborne nel 1901, nonostante le disposizioni testamentarie materne imponessero di mantenere la proprietà all’interno della famiglia, nessuno dei figli si dichiarò interessato a Osborne House e il nuovo re, Edoardo VII, la cedette in dono alla nazione.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. La facciata principale di Osborne House (seconda metà del XIX secolo) – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  2. Veduta del giardino all’italiana di Osborne House. Sullo sfondo il Solent, il canale che divide l’isola di Wight dalla costa di Southampton – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  3. Franz Xaver Winterhalter: La regina Vittoria con il principe consorte Alberto e i figli (circa 1846) – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  4. Il Swiss Cottage nel parco – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  5. La zona destinata ad orto accanto al Swiss Cottage – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  6. La cucina del Swiss Cottage – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  7. Nel Swiss Cottage anche l’angolo per il tè è a misura di bambino – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  8. Il teatrino per la messa in scena delle “Osborne Stories” – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  9. Un angolo degli appartamenti privati con vista verso il mare – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni
  10. Il tavolo da lavoro di Vittoria – Osborne House – Cowes, Isola di Wight (UK)
    foto © Donata Brugioni

In prima pagina:
La facciata principale di Osborne House (seconda metà del XIX secolo) – Cowes, Isola di Wight (UK)
foto © Donata Brugioni