“Altri pittori dipingono un ponte, una casa, una barca… io voglio dipingere l’aria che circonda il ponte, la casa, la barca, la bellezza della luce in cui esistono“
(Claude Monet)

Affacciata sul giardino di Giverny che Claude Monet definiva “il mio capolavoro più bello“, la grande casa che l’artista acquistò nel 1883 e dove visse per oltre quaranta anni fino alla morte, si distingue subito per i vivaci colori, insoliti in un piccolo villaggio immerso nella campagna normanna, dove le case allineate lungo le modeste vie conservano le tradizionali tonalità neutre.

Sulla facciata dipinta di un luminoso rosa spicca il verde squillante delle persiane e delle ringhiere, lo stesso verde che colora il pavimento della terrazza dalla quale si accede al giardino. Anche gli interni sono ravvivati da note di colori chiari, che richiamano quelli delle fioriture nel grande giardino, ma che agli ospiti di Monet dovevano apparire sconcertanti, in un’epoca in cui gli interni delle dimore borghesi erano scuri e tetri, immersi in quell’atmosfera pesante che appariva sinonimo di solidità e rispettabilità.

Il soggiorno a Étretat, sulla costa della Normandia, aveva fatto da introduzione all’incontro di Monet con il piccolo villaggio di Giverny, nell’entroterra, un luogo che lo colpì a prima vista poiché, dirà, “la luce era unica: non si trova uguale in nessun’altra parte del mondo“. A Giverny l’artista si stabilì con i tre figli avuti dal primo matrimonio e con la sua compagna e futura moglie, Alice, che portava con sé i sei figli nati dal matrimonio con l’industriale tessile Ernest Hoschedé, che di Monet fu collezionista e amico.

L’affollata famiglia allargata si stabilì nella grande casa: l’edificio si sviluppa in lunghezza articolandosi su due piani, con l’ingresso principale e quello di servizio affacciati sulla terrazza verso il giardino. Da undici porte finestre al piano terreno e da altrettante finestre al primo piano, dove si trovano le camere da letto, la luce, i colori e i profumi del giardino inondano la casa. Grazie alla posizione leggermente elevata rispetto al terreno circostante, anche all’interno delle stanze a piano terreno è possibile ammirare la vista delle fioriture che si susseguono nelle aiuole per tutta la primavera e l’estate, in una sinfonia di colori che fa da contrappunto ai toni chiari e vivaci degli interni.

Non c’è nessuna pomposa solennità nell’ingresso, un piccolo andito dal quale si passa direttamente nella sala di lettura, detta anche “salotto azzurro” per il colore tenue delle pareti, ripreso da una parte dei mobili – anche questa una scelta insolita per il tempo, che richiama piuttosto gli ambienti rococò – e con modanature di una tonalità più scura lungo le pareti e il soffitto.

Da qui si accede allo studio del maestro, che lo utilizzò fino al 1899, quando divenne uno spazio espositivo per i suoi dipinti. L’aspetto dell’ambiente ricalca  quello del tempo di Monet, dal momento che è stato possibile recuperare gran parte del mobilio originale. Appese alle pareti, una sessantina di riproduzioni di opere del maestro contribuiscono a ricreare l’atmosfera dell’epoca.

La sala da pranzo, con le pareti e i mobili dipinti in un solare tono di giallo – una scelta originale e del tutto controcorrente per il gusto del tempo – è decorata con le stampe giapponesi di cui Monet era grande collezionista. Nelle vetrine sono esposte ceramiche di colore blu e il servizio da tavola giallo e blu che Monet aveva fatto realizzare per i giorni di festa. Anche nella grande cucina trionfa il colore, tra le piastrelle a disegni blu, che il maestro aveva personalmente scelto a Rouen, e i lucenti riflessi delle pentole e casseruole di rame appese alle pareti, che fanno da contrappunto alla mole nera della grande stufa.

Le camere dal letto sono al piano superiore: quelle di Monet e di Alice comunicanti attraverso uno spogliatoio, mentre l’ultima era riservata a Blanche, la figlia maggiore di Alice, più volte ritratta dall’artista. Come per la camera di Monet, l’aspetto attuale è frutto di una ricostruzione ideale, ispirata agli interni dell’epoca, nell’intento di rendere il più fedelmente possibile l’atmosfera originaria dell’ambiente. Blanche fu l’unica della famiglia a seguire le orme del pittore, iniziando a dipingere all’età di undici anni e frequentando assiduamente l’atelier di Monet e quello di Édouard Manet.

A diciassette anni, era già al fianco di Monet come sua assistente e unica allieva. I soggetti dei suoi quadri, la tavolozza e anche lo stile appaiono fortemente influenzati da quelli del grande artista, del quale nel 1897 divenne anche nuora, oltre che figliastra, in seguito al matrimonio con il figlio maggiore di Monet, Jean. La maggior parte della produzione di Blanche – dedicata soprattutto ai paesaggi e agli scorci dell’amato giardino – fu realizzata a Giverny negli anni dal 1883 al 1897 e nei dintorni di Rouen.

Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1911, Blanche rimase accanto a Monet, continuando a occuparsi della gestione della grande casa e a dipingere. Tenne la sua prima mostra personale in una galleria parigina nel 1927, mentre dal 1905 aveva partecipato ripetutamente ai Salons des Indépendents. Dipinti di Blanche si trovano presso alcuni musei francesi, tra i quali il Marmottan Monet di Parigi e i musei di Albi, Rouen, Tolosa e Vannes, oltre che in numerose collezioni private.

Nel 1966, con il lascito di Michel Monet, secondo figlio del pittore che aveva ereditato la proprietà dal padre, la casa e il giardino passarono all’Académie des Beaux Arts, che ne curò il restauro, grazie anche a importanti donazioni di privati. Nel 1980 fu costituita la Fondation Claude Monet, che tuttora è impegnata nella gestione e nel mantenimento della casa e del giardino così come li aveva voluti il maestro. In questo modo è stato possibile conservare intatta l’atmosfera di un complesso unico, quello che secondo Gustave Geffroy, amico del pittore e suo biografo, era per Monet “la sua patria e il suo porto di approdo, come Barbizon per Millet, Ornans per Courbet e Ville d-Avray per Corot“.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. L’accesso alla casa di Claude Monet a Giverny si apre sul giardino
    foto ©Donata Brugioni
  2. Mappa della proprietà di Claude Monet a Giverny
    foto © Donata Brugioni
  3. Le famiglie Monet e Hoschedé (circa 1880): da sinistra: Claude Monet, Alice Hoschedé, Jean-Pierre Hoschedé, Jacques Hoschedé, Blanche Hoschedé, Jean Monet, Michel Monet, Martha Hoschedé, Germaine Hoschedé, Suzanne Hoschedé
    (fonte)
  4. Due angoli del salotto azzurro
    foto © Donata Brugioni
  5. Lo studio di Monet, utilizzato come tale fino al 1899. Divenne poi una sala espositiva quando l’artista ne fece costruire uno più ampio e luminoso attiguo alla casa
    foto © Donata Brugioni
  6. Alle pareti della sala da pranzo, di un luminoso colore giallo, lo stesso degli arredi, sono esposte le stampe giapponesi di cui Monet fu appassionato collezionista
    foto © Donata Brugioni
  7. Le piastrelle a disegni blu che rivestono le pareti della grande cucina furono scelte personalmente da Monet
    foto © Donata Brugioni
  8. Nella camera di Blanche Hoschedé Monet, un suo dipinto, Meule, effet de neige – un pagliaio su un campo innevato che riecheggia analoghi soggetti nella pittura di Monet – è appeso alla parete sopra lo scrittoio
    foto © Donata Brugioni
  9. Claude Monet: Nei boschi presso Giverny. Blanche Hoschedé al cavalletto con Suzanne Hoschedé che legge – Los Angeles County Museum of Art
    (fonte)
  10. Blanche Hoschedé Monet: La casa di Monet a Giverny – Collezione privata
    (fonte)

in prima pagina:
una finestra della casa di Claude Monet a Giverny
foto © Donata Brugioni

Sito web: https://fondation-monet.com

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Fondazione Claude Monet - 84 Rue Claude Monet, 27620 - Giverny, Francia
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