Qui l’incerto ieri e l’oggi diverso
mi hanno offerto i comuni casi
di ogni sorte umana; qui i miei passi
ordiscono il loro incalcolabile labirinto.
Qui la sera cenerognola aspetta
il frutto che le deve il mattino;
qui la mia ombra nella non meno vana
ombra finale si perderà, leggera

Le parole che il grande scrittore Jorge Luis Borges dedica alla sua città natale nella lirica Buenos Aires, offrono il filo conduttore per un viaggio attraverso le  molte anime di una metropoli-mosaico, mondi diversissimi e paralleli a distanza di poche strade, .su cui aleggia un comune senso di malinconica nostalgia, forse incomprensibile e inafferrabile, ma chiaramente percettibile.

I fantasmi dell’Opera
Nel 1908, dopo quasi dieci anni di lavori, veniva inaugurato a Buenos Aires il teatro Colón: con una capienza di quasi 2.500 spettatori, è uno dei teatri lirici più grandi del mondo, realizzato in uno stile che guarda ai modelli ottocenteschi dei grandi teatri d’opera italiani; al ridondante decorativismo del Barocco francese si sono ispirati l’atrio d’ingresso e il lussuoso foyer dei palchi, carico di dorature che si riflettono e moltiplicano nel gioco dei grandi specchi appesi alle pareti.
1 foyer del teatro colon buenos aires foto donata brugioni
L’interno si articola su sette livelli, dalla platea al loggione, il cosiddetto “Paradiso”. In realtà esiste un ulteriore livello, quasi invisibile, rivelato solo da una serie di griglie, artisticamente lavorate nello stile eclettico caratteristico dell’intero edificio, che si aprono sotto il primo ordine di palchi lungo la platea, e che a prima vista potrebbero sembrare elementi dell’impianto di aerazione.
2 interno del teatro colon di buenos aires foto donata brugioni
L’aristocrazia di origine spagnola che costituiva la classe sociale più elevata della città fra Ottocento e Novecento, seguiva un rigidissimo codice di comportamento per tutte le circostanze e gli eventi, compreso il lutto vedovile: una vedova non poteva uscire di casa né farsi vedere in pubblico per almeno 2 anni dalla morte del marito. Sul retro del teatro Colón un ingresso riservato permetteva però a queste “sepolte vive” di raggiungere non viste una serie di loculi sotterranei che si aprivano lungo la platea schermati da griglie, e ascoltare in incognito l’orchestra e i cantanti, costrette a poter solo immaginare lo spettacolo che si teneva sul palcoscenico.
3 buenos aires coloratissime vie de la boca foto donata brugioni
Il tango, espressione dell’anima porteña
Al di là dei riti anacronistici di un’aristocrazia sul viale del tramonto, agli inizi del Novecento Buenos Aires era un crogiolo nel quale si mescolavano e intrecciavano vite, lingue e culture provenienti da tutto il mondo. Porteños, “quelli del porto”, si sono autonominati gli abitanti della città, a sottolineare come proprio lo sbarco degli immigranti nel suo porto abbia dato vita a questa popolosa metropoli: “l’uomo discende dalla scimmia, gli argentini discendono dalle navi” recita un vecchio detto argentino. In un contesto così multiforme ed eterogeneo nasceva alla fine dell’Ottocento un nuovo genere musicale da ballo, il tango; vi confluivano le musiche popolari che gli emigranti portavano con sé da tutta Europa e i ritmi africani introdotti dagli schiavi.
4 buenos aires caminito la boca foto donata brugioni
Un ballo che all’inizio fu rifiutato dalla borghesia che lo considerava un’espressione dei bassifondi, e che secondo la definizione di Jorge Luis Borges si ballava “a dieci centesimi al giro, compresa la dama”. A Buenos Aires, il tango trovò terreno fertile nel quartiere de La Boca: costituito in origine da baracche destinate agli schiavi africani, alla fine dell’Ottocento vi si insediò un nucleo di immigrati liguri che ne fecero una sorta di territorio autonomo, arrivando a fondare la “Republica de la Boca”. Le casupole malconce furono ridipinte con colori vivaci, conferendo al quartiere l’aspetto caratteristico che tuttora lo distingue da ogni altra zona della città. Negli anni in cui in Europa infuriava la prima guerra mondiale, il tango entrava nel repertorio di un cantante e compositore che ne sarebbe divenuto una delle figure più rappresentative, Carlos Gardel, autore di alcuni fra i tanghi più famosi. Morto non ancora cinquantenne nel 1935 in un incidente aereo, Gardel è sepolto nel cimitero della Chacarita a Buenos Aires e la sua tomba è oggetto di una vera e propria venerazione: ogni giorno qualche ammiratore provvede ad accendere una sigaretta e a porla tra le dita della statua di Gardel.
5 statua carlos gardel cimitero della chacarita buenos aires foto donata brugioni
Gauchito Gil, il Robin Hood della pampa
Nelle vie dell’Argentina si tramanda la memoria di una serie di figure mitiche, personaggi realmente vissuti ma entrati col tempo nell’immaginario popolare, che mescolando storia e leggenda il ha fatti oggetto di culto; una sorta di “santi laici” ai quali sono dedicati altarini e tabernacoli disseminati in tutto il Paese. Tra i più frequenti quelli che testimoniano la devozione a Gauchito Gil, tutti in un colore rosso squillante; qui i suoi devoti lasciano offerte a scopo propiziatorio – soprattutto bottiglie di alcolici e sigarette – o come segno di ringraziamento per la sua intercessione nei più disparati frangenti.
6 cappella a gauchito gil alle porte di ushuaia terra del fuoco foto donata brugioni
La storia di Antonio Gil – era questo il suo nome – ha molte versioni, tutte più o meno leggendarie: vissuto in Argentina nella seconda metà dell’Ottocento, si narra che disertasse l’esercito per dedicarsi ai furti e alle rapine, distribuendo il bottino ai poveri. Spesso il culto di Gauchito – considerato santo protettore dei peones e dei gauchos – si accompagna a quello di San La Muerte, trasfigurazione un monaco vissuto nel XVIII secolo e giustiziato per stregoneria; rappresentato come uno scheletro coperto da un mantello con cappuccio, il suo colore è il nero. Gli si attribuisce un valore scaramantico ed è considerato il protettore di tutti coloro che rischiano la vita – in particolare dei ladri e dei poliziotti. Ogni anno l’8 gennaio – anniversario del giorno in cui venne eseguita la condanna a morte di Gauchito per mano del boia – decine di migliaia di persone si radunano a Mercedes, dove è sepolto, per celebrarne la memoria. Secondo una delle leggende fiorite intorno a questo personaggio, fu proprio il boia a dare sepoltura al suo corpo dopo avere sperimentato di persona il potere miracoloso di Gauchito.
7 culto gauchito san la muerte la boca buenos aires foto donata brugioni
La solitudine di Evita
Figlia illegittima del proprietario terriero Juan Duarte, che non la volle mai riconoscere, Eva Maria Ibarguren, divenuta Perón in seguito al matrimonio con il colonnello Juan Domingo Perón – futuro Presidente della Repubblica Argentina – è passata alla storia come Evita Perón Duarte: l’aggiunta del cognome del padre naturale fu una sua iniziativa, quando ormai la posizione di potere raggiunta da Perón la rendeva inattaccabile. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1952, per oltre venti anni la salma di Evita subì una serie di peripezie e trasferimenti segreti.
8 buenos aires cappella famiglia duarte cimitero recoleta evita peron foto donata brugioni
Infine, nel 1976, il governo dei militari al potere in Argentina, ordinò che venisse tumulata nel cimitero monumentale della Recoleta a Buenos Aires, dentro la cappella della famiglia Duarte; non potendosi opporre a quello che consideravano un affronto, i Duarte fecero trasferire altrove i resti dei propri defunti, ed Evita riposa oggi tutta sola nella monumentale cappella, divenuta meta di pellegrinaggio.
9 casa rosada buenos aires foto donata brugioni
Fantasmi della storia
Davanti alla Casa Rosada – sede del Presidente della Repubblica – con il balcone dal quale Evita parlava al popolo argentino, si apre la grande Plaza de Mayo, cuore della città: qui sorgono anche la Cattedrale, il Municipio e la Banca Nazionale; qui ogni giovedì pomeriggio quelle che furono le “madri di Plaza de Mayo” e che adesso sono nonne – las abuelas de Plaza de Mayo – si riuniscono per tenere viva la memoria dei loro cari scomparsi, inghiottiti da uno dei buchi neri che la storia spalanca all’improvviso lungo il cammino dell’umanità.
10 plaza de mayo con la cattedrale foto donata brugioni
Cantava Carlos Gardel in una delle sue composizioni più famose, il tango Volver (Ritornare)
“Vivir… con el alma aferrada / A un dulce recuerdo / Que lloro otra vez…
Tengo miedo del encuentro / Con el pasado que vuelve / A enfrentarse con mi vida…”
(Vivere…con l’anima aggrappata / a un dolce ricordo / che piango un’altra volta…
Ho paura dell’incontro / con il passato che ritorna / ad affrontare la mia vita…)