«Credete che solo perché sono povera, oscura semplice e piccola
io non abbia né anima né cuore? Vi sbagliate
»
(Charlotte Brontë, Jane Eyre)

Fu la casuale scoperta da parte di Charlotte delle poesie composte in segreto da sua sorella Emily, a dare inizio all’avventura letteraria della famiglia Brontë: anche se fino dall’infanzia tutte le tre figlie del Pastore di Haworth avevano scritto versi e prose, non avevano mai pensato di pubblicare i loro lavori. Charlotte rimase molto colpita dai versi di Emily, nei quali avvertiva la presenza di quella che definì come «una musica particolare – selvaggia e malinconica» ed ebbe l’idea di raccogliere in un volumetto una selezione di poesie sue e delle sorelle.

Per finanziare la pubblicazione le giovani e intraprendenti ragazze utilizzarono un lascito della zia materna e le Poesie di Currer, Ellis e Acton Bell (si erano attribuite nomi maschili, conservando le proprie iniziali) uscirono nel 1846, ma nonostante alcune recensioni favorevoli, il libretto riuscì a vendere solo due copie. Rendendosi conto che i lettori preferivano i romanzi, le autrici non si scoraggiarono e passarono a questo genere, all’epoca in gran voga: l’anno successivo venivano pubblicati Agnes Grey, di Anne, Wuthering Heights (Cime tempestose) di Emily e Jane Eyre di Charlotte, e poco dopo Anne pubblicava il suo secondo romanzo, The Tenant of Wildfell Hall (La Signora di Wildfell Hall).

Le storie uscite dalla fucina letteraria di casa Brontë fecero scalpore: lo straordinario successo di Jane Eyre sollevò molti interrogativi e congetture sull’identità del suo autore, Currer Bell, alimentati dalla pubblicazione degli altri romanzi a firma “Bell”. «E chi è Currer Bell?» si domandava il recensore della rivista Critic, aggiungendo «La domanda risuona in ogni circolo letterario di Londra, a ogni tavolo da tè nel paese: chi sono i Tre Bell? Ma sono tre o uno solo?». L’orizzonte si oscurò quando Cime tempestose e La signora di Wildfell HalI furono etichettati come “volgari” dalla critica del tempo e le recensioni di Jane Eyre, che all’inizio erano state positive, cominciarono a riflettere il giudizio di condanna emesso nei confronti dei romanzi di Ellis e Acton.

Ai lavori dei tre autori si rimproveravano le descrizioni di personaggi selvaggi e scene violente, nonostante si riconoscessero la forza e l’originalità che caratterizzavano la loro scrittura. Incurante della critica, il pubblico continuò ad apprezzare questo fenomeno letterario decretandone il successo. I toni appassionati e le vicende che la morale dell’epoca considerava scabrose, nascevano nella casa parrocchiale di Haworth, dove le sorelle vivevano insieme al padre, Patrick, che agli inizi degli anni Venti, nominato pastore del villaggio, era giunto ad Haworth con la famiglia.

La casa parrocchiale della cittadina situata ai piedi dei monti Pennini nello Yorkshire, sorge in posizione dominante accanto alla chiesa sulla cima della collina che sovrasta il centro abitato. Si tratta di un solido edificio a due piani costruito alla fine del XVIII secolo, per due lati prospiciente il cimitero che circonda la chiesa, mentre a ponente la vista della brughiera, selvaggia e solitaria, fa da sfondo alle luci del tramonto.

Attraverso le parole di Charlotte, che scriveva a un’amica, abbiamo una descrizione di come gli abitanti della canonica trascorressero le loro giornate: «La mattina, dalle nove alle dodici e trenta mi occupo dell’istruzione delle mie sorelle e disegniamo, poi andiamo a passeggio fino al momento del pranzo; dopo pranzo faccio lavori di cucito fino all’ora del tè, e dopo il tè leggo, scrivo, ricamo un po’ o disegno». Alla morte di Emily, avvenuta nel 1848, seguiva nello stesso anno quella del fratello Branwell, pittore e scrittore, che alla tubercolosi di cui soffrivano anche le sorelle, aveva aggiunto l’abuso di alcool e di oppiacei; l’anno seguente anche Anne soccombeva alla tisi che aveva già portato via, ancora bambine, le prime due figlie del pastore.

Oggi, nella casa parrocchiale di Haworth ha sede il Brontë Parsonage Museum. Nelle stanze, che hanno conservato l’aspetto dell’epoca, sono esposti manoscritti, lettere e oggetti vari appartenuti alle tre sorelle. La camera che Charlotte occupò insieme al marito, anch’egli Pastore, riunisce abiti e oggetti personali della scrittrice. Vi si trova anche il ritratto di Charlotte dipinto da John Hunter Thompson: lo sguardo penetrante, venato d’ironia, sembra seguire i visitatori che si muovono nella stanza, in un silenzio che esalta lo scricchiolio degli antichi pavimenti di legno.

In una nicchia lungo la scala che sale al piano delle camere, una grande pendola segna con il suo ticchettio lo scorrere del tempo. Un tempo scandito dalla monotonia di giornate in apparenza sempre uguali, dedicate alle incombenze casalinghe e ai passatempi delle signorine di buona famiglia dell’epoca, fra ricamo e disegno. Ogni sera il pastore si fermava sulla scala per dare la carica all’orologio, un gesto che ai nostri occhi appare l’inquietante contrappunto di un’apparentemente statica quotidianità, compiuto in una casa così spesso visitata dalla morte, e dove nelle pagine delle tre sorelle che l’abitavano, nascevano e si agitavano sentimenti e passioni spesso morbosi e dagli esiti tragici.

La ricostruzione della camera di Branwell vuole dare un’immagine della vita disordinata alla quale si abbandonò, mentre la stanza che fu del reverendo Patrick appare improntata a una certa agiatezza ed è arredata con i mobili originali: i ritratti appesi alle pareti sono opera di Branwell, testimonianza della breve carriera di pittore alla quale si dedicò prima di sprofondare nel gorgo di alcool e oppio.

Nel 1857, due anni dopo la morte di Charlotte, la biografia scritta dalla sua amica Elizabeth Gaskell – un commovente tributo alla personalità della scrittrice – portò all’attenzione del pubblico le vite delle tre sorelle. L’insieme delle loro storie, l’intensità appassionata della loro scrittura, e la bellezza selvaggia dell’ambiente della brughiera sul cui sfondo si muovevano le loro vite e quelle delle creature alle quali avevano trasmesso intense emozioni e sentimenti profondi, hanno continuato ad affascinare il pubblico per quasi due secoli: Jane Eyre e Cime tempestose sono stati tradotti in una trentina di lingue e le storie narrate nei due romanzi sono entrate a far parte della cultura popolare a livello mondiale, ispirando numerosi libri, dipinti, illustrazioni, film e serie TV.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. La chiesa parrocchiale di Haworth (Yorkshire, UK), dove il padre delle Brontë esercitò la funzione di Pastore
    foto © Donata Brugioni
  2. La casa parrocchiale di Haworth, edificata alla fine del Settecento
    foto © Donata Brugioni
  3. Il salotto di casa Brontë
    foto © Donata Brugioni
  4. La camera del Pastore Brontë
    foto © Donata Brugioni
  5. John Hunter Thompson: Ritratto di Charlotte Brontë
    foto © Donata Brugioni
  6. L’insegna del Brontë Parsonage Museum che oggi ha sede nella casa parrocchiale di Haworth
    foto © Donata Brugioni
  7. La grande pendola lungo la scala che sale al piano delle camere
    foto © Donata Brugioni
  8. La ricostruzione della camera di Branwell, unico figlio maschio del Pastore Brontë, vuole dare un’immagine della sua vita disordinata
    foto © Donata Brugioni
  9. Copia del ritratto di Branwell con in mano un fucile, attorniato dalle sorelle. L’originale, opera di Branwell stesso, fu distrutto dal marito di Charlotte dopo la morte della scrittrice
    foto © Donata Brugioni

In prima pagina:
L’insegna del Brontë Parsonage Museum che oggi ha sede nella casa parrocchiale di Haworth
foto © Donata Brugioni