Tantissime sono le occasioni per tornare a Firenze e la sala due della mostra aperta ieri a Palazzo Strozzi (nelle prossime settimane ve ne parlerà in modo approfondito Elisabetta) vale da sola il viaggio. Infatti, in un confronto inedito, da manuale di storia dell’arte, le tre ‘Deposizioni’ di Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino sono riunite per la prima volta e, vi assicuro, si tratta di una emozione fortissima.

Se ce la fate a venire a strettissimo giro potreste andare anche a Palazzo Corsini dove domani sarà inaugurata, e proseguirà fino al 1° ottobre, la trentesima edizione della Biennale dell’Antiquariato con le eccellenze internazionali del settore, l’atteso appuntamento di altissimo livello per la folta rappresentanza di direttori di importanti musei, soprintendenti, curatori e collezionisti provenienti da tutto il mondo.
Per la Firenze privata delle straordinarie mostre di “Un Anno ad Arte”, due eventi che pongono la città sotto i riflettori anche per il ricco programma di eventi collaterali.
Le sale di Palazzo Corsini faranno da cornice alle oltre tremila opere presentate da ottanta fra le maggiori gallerie italiane e straniere in un’ampia commistione di dipinti, sculture, disegni, arredi e oggetti di epoche diverse che, da questa edizione, arrivano fino agli anni Ottanta del Novecento.

Come sempre, ognuna è stata attentamente selezionata e vagliata da un’autorevole Commissione Scientifica internazionale di esperti per ogni settore.
Sotto la guida del Segretario Generale Fabrizio Moretti, l’edizione 2017 presenta dipinti fra cui spiccano un San Paolo dello Spagnoletto (Jusepe de Ribera), olio su pannello di forma ovale datato 1648; un originale Ritratto di Barbara van Beck, olio su tela di scuola italiana della fine del Seicento che immortala la giovane Barbara affetta dalla rara malattia genetica “universalis ipertricosi” o “sindrome del lupo” e per questo ricoperta da un’anomala peluria sul viso e sul corpo; una coppia di dipinti di Abraham Louis Rodolphe Ducros che rappresentano La Fonte di Aretusa in Sicilia e Le Terme di Caracalla, scorci tra i più popolari per i viaggiatori stranieri all’epoca del Grand Tour, il primo, ad esempio è di diretta derivazione da un disegno dal vero, eseguito durante un viaggio dell’artista in Sicilia e nel Mezzogiorno nel 1778 e oggi conservato al Rijskmuseum di Amsterdam; una veduta di Roma, Piazza della Bocca della Verità, con Santa Maria in Cosmedin e il tempio di Ercole Vincitore (di Gaspar Adriaensz van Wittel detto Casper e conosciuto in Italia come Gaspare Vanvitelli)un’Allegoria dell’Amore di Bernardino Licinio.

Fra le sculture, il capolavoro ritrovato di Romolo Ferrucci del Tadda Il Villano, opera commissionata per onorare il popolo livornese fedele alla Repubblica Fiorentina, che difese la città dall’assedio delle truppe dell’Imperatore Massimiliano I nel 1496, smarrita nel 1700 e ricomparsa ad inizio Novecento nella prestigiosa collezione Tammaro de Marinis a Firenze; una terracotta raffigurante la Madonna con il Bambino benedicente del tipo detto ‘Madonna Morgan’ realizzato da Mino da Fiesole e bottega; una scultura in legno di tiglio di Giovanni Angelo Del Maino che raffigura San Giovanni Evangelista (figura da un Compianto) databile al terzo decennio del XVI secolo.

Tra gli arredi l’imponente paravento in stile liberty Onde, damigelle di Numidia e scorfano di Galileo Chini formato da quattro tavole dipinte ad olio; una collezione di tappeti antichi tra cui un Ushak Tintoretto proveniente dall’Anatolia occidentale, realizzato nel XVI secolo e decorato da un medaglione quadrilobato rosso e blu con al centro una forma romboidale, che prende il nome dal maestro del colorismo veneto del secondo Cinquecento, che spesso rappresentò questa tipologia di tappeto nei suoi dipinti; un rarissimo lampadario “a chiocche” a ventisei bracci su due ordini di palchi in vetro trasparente e policromo, realizzato dalla fornace Giuseppe Briati di Murano nella prima metà del XVIII secolo e proveniente da Palazzo Magnani Feroni di Firenze.

Tra le altre iniziative in programma, la mostra “Inaspettate ‘delizie’ in un’alcova: dalla Collezione d’Arte della Fondazione CR Firenze  che, nell’ambito dei festeggiamenti per i venticinque anni di attività, espne undici dei propri tesori tra cui opere di Giotto, Gaspar van Wittel,  Pietro Annigoni, Pietro Chellino; la video installazione “La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo” di Matilde Gagliardo, originale opera formata da ventuno ritratti di rappresentanti delle maestranze della manifattura Richard Ginori, un’eccellenza che fa parte del nostro patrimonio storico.

Sono tantissimi gli spunti di approfondimento in base al gusto o alle singole passioni (clicca qui per sfogliare il catalogo) e le ore fuggiranno velocissime anche per il fruibilissimo allestimento ideato dal noto interior designer e scenografo veneziano Matteo Corvino.
All’uscita, in direzione Palazzo Pitti (sempre fino al primo ottobre), fermatevi in piazza San Felice per la mostra Disegni e sculture del Novecento, un’esposizione antologica del disegno italiano che copre più di cinquant’anni d’arte del nostro paese, dalla Belle Époque al Secondo dopoguerra, attraverso le opere degli interpreti più celebri, con anche selezione di sculture di maestri toscani del secolo scorso. 

Il disegno più antico è quello di un Alberto Martini ancora giovinetto, con alberi contorti in un paesaggio già visionario (1896), mentre le opere più recenti sono una tempera di cavalli del 1953 di Marino Marini assieme ad un cavallino schizzato dal grande scultore pistoiese nel 1950 per la Trattoria “La Colomba” di Venezia.
Per completare questo particolare itinerario, in piazza della Signoria, un’opera monumentale all’interno di quello straordinario museo della scultura a cielo che è proprio la Piazza. Un contrasto tra antico e contemporaneo per l’opera di Urs Fischer ‘Big Clay #4’, scultura di quasi dodici metri in metallo, le cui forme hanno contemporaneamente qualcosa di primordiale e di infantile, di totemico e di architettonico.

Sergio Risaliti (ideatore con Fabrizio Moretti dell’evento) sottolinea: “la grande scultura Big Clay #4 che appare nel punto focale di Piazza della Signoria  in dialogo con la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio è soltanto apparentemente monumentale. In realtà è un monumento alla semplicità e alla primordialità del gesto umano che plasma la forma. Uno sguardo più approfondito della superficie di alluminio dell’opera scoprirà le impronte digitali delle dita dell’artista. La scultura infatti è l’ingrandimento di piccoli pezzi di creta modellati dall’artista nel suo studio. Un monumento alla manualità e all’azione creativa più semplice e quotidiana”.
Il progetto di Fischer prevede anche il posizionamento due opere sull’Arengario di Palazzo Vecchio: tra la riproduzione del David di Michelangelo e quella di Giuditta e Oloferne di Donatello, in continuità con le esposizioni di Jeff Koons (2015) e Jan Fabre (2016), l’artista svizzero colloca due figure umane trasformate in candele “Fabrizio” e “Francesco”, che si consumeranno lentamente durante la durata della mostra, quali simboli della finitezza umana e della durevolezza dell’arte (tema iniziato nel 2011 in occasione della 54ª Biennale di Venezia, quando Fischer fece sciogliere una copia in cera e a grandezza reale del Ratto della Sabina del Giambologna)..

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Veduta delle tre 'deposizioni' nella Sala 2 della mostra 'Il Cinquecento a Firenze"
    courtesy Fondazione Palazzo Strozzi - credito fotografico Alessandro Moggi
  2. Scuola Italiana del XVII secolo, Ritratto di Barbara van Beck, olio su tela, 70,5x50,5 cm.
    courtesy Agnews - Londra
  3. Romolo Ferrucci del Tadda (Firenze 1544 – 1621), Il Villano, Marmo bianco di Carrara, h. 144 cm
    cortesy Botticelli Antichità -  Firenze
  4. Galileo Chini (Firenze 1873 – 1956), Paravento a quattro pannelli “Onde, damigelle di Numidia e scorfano”, olio su tavola, 200x240 cm circa
    courtesy Galleria Gomiero - Milano
  5. Una veduta parziale della mostra “Inaspettate ‘delizie’ dalla Collezione d’Arte della Fondazione CR Firenze
    courtesy Fondazione CR Firenze
  6. Pietro Paolini (Lucca, 1603 – id., 1681), L’Attore Tiberio Fiorilli nel ruolo di Scaramouche con altre due maschere, olio su tela, 92,5x121 cm
    courtesy Galerie Michel Descours - Lione
  7. Duilio Cambellotti, Santa Maria Assunta e Angeli, 1931, inchiostro su carta lucida, cm 265x260
    courtesy Galleria Antiquaria Alessandro Marletta - Firenze
  8. Urs Fischer, Big Clay #4 2013-2014, Kindly loaned by the Foundation for Contemporary Art “Victoria – The Art of Being Contemporary”
    Courtesy of the Artist  - Photo by Mattia Marasco / MUS.E

     

IN COPERTINA:
Giovanni Angelo Borroni (Cremona, 1684 – Milano, 1772), Rinaldo e Armida, olio su tela, 310x210 cm
[particolare]
courtesy Fondantico – Bologna