Segnaliamo che fino a lunedì 25 maggio 2026, la Galleria Mucciaccia di Roma ospita Life Is Good, prima mostra personale in Italia di Ezgi Güneştekin (figlia di Ahmet Güneştekin, artista e mecenate dell’arte turca, fondatore della Güneştekin Art Refinery con sedi a Instabul e Urla, e in Italia a Venezia). Il titolo non è uno slogan ottimistico, ma una formula fragile, un gesto di resistenza pronunciato sull’orlo della contraddizione. Per Güneştekin, affermare che la vita è “buona” significa attraversarne il peso e la complessità, senza ignorarne le incrinature.

Il percorso espositivo presenta venti opere realizzate con acrilico e pennarello su tela che non propongono una narrazione lineare, ma un attraversamento emotivo. In un’epoca dominata dal rumore dell’inedito, il lavoro si distingue per la serietà di un’indagine che non cerca la sorpresa, ma la verità. Una pittura nata dall’urgenza di trattenere un “attrito psichico”, trasformando condizioni interiori in forme visibili.

Si percepisce nettamente la formazione segnata da un’attenzione architettonica allo spazio e da una sensibilità per la costruzione mentale dell’immagine, quindi, la figurazione di Güneştekin, non è mai semplice rappresentazione, bensì un campo di tensione tra corpo e linguaggio, tra immagine e ferita.
In opere quali After the Silence o No Surprises, le figure che abitano le tele non sono ritratti convenzionali, ma apparizioni che emergono da campiture stratificate e trame geometriche, solcate da segni forti (spesso affidati al marker) che incidono la superficie come cicatrici.

Un racconto popolato di contraddizioni, pensieri e stati interiori dove i lavori riflettono la complessità dell’esperienza umana: ogni figura, ogni dettaglio diventa parte di una costellazione di significati in cui lo spettatore è chiamato a trovare il proprio percorso, senza indicazioni univoche.

La pratica di Güneştekin si fonda su una relazione diretta e intima con il pubblico: le opere non offrono risposte definitive, ma aprono spazi di ascolto e consapevolezza. Il titolo, apparentemente semplice, non afferma una visione ingenua o idealizzata della vita, ma, al contrario, invita ad accoglierla nella sua interezza, fatta di trasformazioni, tensioni e maturazioni. Il suo approccio “espressionista” concentra la ricerca sulle emozioni umane, i conflitti interiori e gli stati d’animo. Attraverso la combinazione di figure, colori, testi e forme geometriche, trasforma la complessità del mondo interiore e la natura stratificata dei sentimenti in un linguaggio visivo.
