Per tutta la vita ho avuto bisogno di pensare alla pittura, di vedere quadri, di fare della pittura per aiutarmi a vivere, di liberarmi da tutte le impressioni, tutte le sensazioni, tutte le inquietudini alle quali non ho mai trovato altro scampo che la pittura.  (Nicolas de Staël)

Organizzata da Culturespaces, l’esposizione Nicolas de Staël en Provence si tiene fino al 23 settembre prossimo all’interni dell’Hôtel de Caumont ad Aix-en-Provence. Attraverso 71 dipinti e 26 disegni provenienti da prestigiose collezioni internazionali pubbliche e private, la mostra si concentra, per la prima volta e in maniera esclusiva, sullo sviluppo della produzione di Nicolas de Staël in occasione del suo soggiorno in Provenza, tra il luglio 1953 e il giugno 1954.
Il cosiddetto periodo provenzale dell’artista segna un momento di svolta fondamentale sia per la sua vita che per la sua opera: tra il 1953 e il 1954, infatti, Nicolas de Staël attinge a una nuova fonte di ispirazione. La scoperta della luce di mezzogiorno, l’eccezionale bellezza di questo paese, l’incontro amoroso con una donna e la sua stessa prova di solitudine sono tutte componenti che gli permettono di nutrire il suo immaginario e il ritmo spettacolare della sua produzione artistica. Nel 1953, a Lagnes, lo sguardo del pittore s’intensifica: i paesaggi sono colti sempre più da vicino con una speciale attenzione verso l’evoluzione della luce nel corso della giornata. Ad agosto, il pittore viaggia fino ad arrivare in Sicilia, dove la sua conoscenza dei paesaggi unita alla visita dei siti archeologici e dei musei gli consente, una volta ritornato a Lagnes, di mettere in cantiere una serie di dipinti tra i più significativi della sua intera carriera, proprio a partire dagli appunti presi a Fiesole, Agrigento, Selinunte e Siracusa. Nello stesso periodo, il suo interesse per lo studio del nudo trova la sua più completa espressione nei grandi quadri di figura e di nudi che dialogano spesso con il paesaggio. Al termine di questo intenso anno di lavoro, l’artista ha la certezza, nel 1954, di aver dato il massimo e si appresta così a organizzare la sua esposizione a New York, presso la galleria Paul Rosenberg.

L’esposizione Nicolas de Staël en Provence è dunque una preziosa testimonianza dei più alti voli pittorici dell’artista che, con la precisione di un semplice sguardo, ci permette di scoprire la natura nella sua espressione più innovativa. È attraverso i suoi abbaglianti dipinti che l’opera di Nicolas de Staël si fa strada ad Aix-en-Provence, in quella che è la prima monografia consacrata all’intenso e sconvolgente periodo che il pittore trascorse tra Lagnes e Ménerbes. Tra gli artisti della sua generazione, egli è senza dubbio uno dei favoriti dal pubblico francese e l’entusiasmo che hanno suscitato le sue retrospettive a Parigi (2003) e a Le Havre (2014) non fanno che confermarlo.  Se la qualità della sua produzione supera largamente la durata della sua traiettoria (morì, infatti, a soli 41 anni), questa mostra copre il periodo senz’altro più potente e più compiuto della sua creazione: mosso da una foga creativa senza precedenti, ispirato dalle ricche suggestioni del paesaggio provenzale e da una nuova e fervente passione amorosa, Nicolas de Staël realizza, in soli quindici mesi, circa 254 dipinti e oltre 300 disegni. Idealmente accolta nel contesto dell’Hôtel de Caumont, la mostra si articola su nove sale, conducendo il visitatore nel cuore dello slancio pittorico dell’artista e alla scoperta di una tappa particolarmente accattivante della sua breve, ma luminosa carriera.

I dipinti della prima sala traducono quelle espressioni colte in marcia sui sentieri dei monti di Valchiusa e rivelano la fascinazione immediata di Nicolas de Staël per il carattere di questa terra e per i colori della Provenza. Il pittore sviluppa in questo primo periodo, una tavolozza ariosa basata sul blu e sul verde, che assorbono e trasformano la luce di mezzogiorno snellendo progressivamente lo spessore e l’untuosità della materia. In alcune di queste composizioni, dominate dalla presenza del cielo, la linea dell’orizzonte fluttua cosicché lo sguardo possa tuffarsi nella profondità delle pianure. Il lavoro, realizzato nell’intimità del suo atelier, costituisce il prolungamento dei cosiddetti paesaggi “di marcia”: se quest’ultimi sono la testimonianza di una presa di coscienza fisica e diretta col paesaggio circostante,  quadri raffiguranti nature morte (fiori, bouquet, tazze e caraffe) rendono conto di una vera e propria conversione dello sguardo verso uno spazio interiore. Il confine tra i differenti motivi pittorici sembra allora aprirsi proprio grazie alla linea dell’orizzonte che, sia nell’evocazione di un paesaggio all’aperto o di uno spazio interno, fa la sua apparizione come elemento necessario alla maggior parte delle sue composizioni. Ed è così che i valori s’invertono: gli alberi diventano blu, i cieli verdi o rossi. È proprio nel motivo dell’albero o delle nature morte che l’artista focalizza la sua ricerca verso una radicale sintesi della luce e delle forme.

Dalla Drôme provenzale a Valchiusa, Nicolas de Staël è affascinato dalla luce e dai cieli della regione, ma anche dalla sua terra e dalle espressioni della vegetazione. Tra le pianure, le valli e le montagne della Provenza, il pittore affina il suo sguardo artistico, dall’orizzonte lontano al dettaglio più vicino, concentrandosi su un albero, un muro o delle semplici pietre. Nel novembre 1953, Nicolas acquista il Castelet, a Ménerbes, dove decide di installare il suo nuovo atelier. All’estremità del paese, dall’alto dei suoi speroni rocciosi, il casamento domina il paesaggio minerale del Luberon di cui l’artista inizia a cogliere le sfumature cromatiche. Un insieme di dipinti dalle tonalità autunnali e invernali rivela l’aspetto rude e austero di questa natura, dipinta grazie a una tavolozza “terrosa”. Il pittore tratta lo spazio attraverso una materia pittorica piuttosto densa, così come aveva fatto negli anni 1950-1952.
Il cielo e i varchi della luce sono sempre stati al centro del lavoro di Nicolas de Staël. Sotto il cielo provenzale, il sole fa la sua comparsa in una serie di paesaggi al tramonto, riuniti per la prima volta in occasione della presente esposizione. All’interno di queste opere, lo sguardo del pittore sembra seguire l’evoluzione rapida della luce in una sera di fine estate, cosa che gli consente di giungere a rappresentare dei momenti di luce misteriosa grazie al suo incomparabile talento da colorista. Un mese dopo il suo arrivo a Lagnes, l’artista intraprende un viaggio in Italia che lo porta fino alla Sicilia nell’agosto 1953. È accompagnato dalla moglie Françoise, dai figli Anne, Laurence e Jérôme, dall’amica Ciska Grillet e da Jeanne Polge. Il paesaggio attraversato nel corso del viaggio trova la sua massima espressione attraverso una serie di tre dipinti, che danno il via alla serie dei quadri di Sicilia, ricordi fedeli dei toni bruni, bruciati e dorati dell’estate isolana, ma i colori vivi e puri della grande serie Agrigento, presentata nelle sale successive, non appaiono al pubblico prima dell’inverno 1954. Nell’opera di Staël ogni paesaggio è un luogo fisico e concettuale al tempo stesso: quando si allontana dalla Provenza, il pittore lo fa solo per cogliere al meglio la realtà di quel luogo, ed è quando torna a Lagnes che trova gli strumenti per dispiegare quelle visioni incamerate proprio in occasione del viaggio siciliano.

Terminato il soggiorno in Sicilia, sulla strada di ritorno, il pittore passa da Genova, Napoli, Roma e Firenze. Tornato a Ménerbes, è a partire da numerosi disegni realizzati a pennarello su alcuni taccuini, che Nicolas de Staël dipinge i suoi grandi quadri. L’ascesa del colore puro testimonia lo choc ricevuto nell’intensità particolarmente luminosa della Sicilia. La potenza della percezione contenuta nel tratto depurato dei suoi schizzi trova il suo equivalente proprio nel colore: i rossi, i gialli, i viola s’impongono per strutturare le composizioni in maniera nuova e radicale, mentre la luce prende sempre più il posto della materia che, abbandonando la consistenza granulosa dei suoi pigmenti, si riduce ormai a una presenza minima ed essenziale. Questo lavoro attorno ai valori costruttivi del colore ci conduce, nel 1954, verso la serenità e l’equilibrio di Figura a cavallo.  Nell’autunno 1953 la moglie Françoise e i figli erano tornati soli a Parigi. L’atroce solitudine in cui il pittore si trova immerso è vissuta allora come un’esperienza necessaria al superamento della concezione di sé. Ed è attraverso la relazione appassionata con Jeanne Polge che Nicolas de Staël accelera ancora una volta il ritmo della sua creazione, giacché l’amore per questa donna sembra irradiare la sua ispirazione così come la percezione stessa del paesaggio. Il pittore si dedica allora alla rappresentazione di nudi, alcuni dei quali appaiono nello spazio di un cielo in tempesta dove il paesaggio si trova incarnato nella carne di un corpo effimero o fantomatico. La presenza femminile nello spazio permette a Nicolas di esprime un vero e proprio ideale, quasi un’apoteosi che riunisce il cielo, le montagne e la femminilità. I nudi presentati in mostra, all’interno della settima sala, sono quelli che hanno permesso all’artista di prendere, anche se momentaneamente, le distanze dal rapporto coi colori vivaci e abbaglianti dei suoi paesaggi.

Dalla sua dimora a Ménerbes, Staël si reca regolarmente a Marsiglia e a Martigues allargando le frontiere della Provenza. All’interno dei dipinti di barche e battelli ispirati dalle sue vedute marittime, l’artista cerca di comporre un nuovo spazio corrispondente alla sintesi di quella visione, sostenuta da un amore immoderato per il colore. L’intensità della tavolozza e la scomparsa della materia untuosa definiscono questa serie, mentre la planarità e la semplicità del tratto sembrano essere suggeriti dalla chiarezza dei disegni che il pittore realizza nello stesso periodo. Cieli rossi o neri, mari verdi o blu, Staël dispone i colori con crescente e libera maestria.
L’inverno 1954 è particolarmente rigido in Provenza. A Nicolas de Staël la chiarezza e la purezza della neve che ricopre la campagna circostante ricorda paradossalmente l’intensità della luce estiva e dei colori percepiti in Sicilia qualche mese prima. Tra il ricordo dell’estate e il presente dell’inverno, la tavolozza del pittore raggiunge un’intensità espressiva fuori dal comune. All’apice dei colori puri, l’artista torna alla sua gamma di neri, realizzando dei cieli notturni che spengono il fuoco dei colori per iscriverli all’interno di una tonalità crepuscolare. L’oscurità del cielo e del vuoto della notte rivela l’impatto colorato delle colline, con una potenza espressiva tutta nuova: la semplicità che la notte porta con sé mette in risalto l’assoluta eloquenza del colore nella rappresentazione più profonda del sentimento dello spazio. Ora più che mai, questi dipinti danno corpo a quello che il pittore scriveva nel 1950: «Non si dipinge mai ciò si vede o si crede di vedere. Si dipinge a mille vibrazioni il colpo ricevuto, da ricevere, uguale o diverso che sia».

Didascalie immagini

  1. Locandina esposizione Nicolas de Staël en Provence, Hôtel de Caumont – Centre d’Art, Aix-en-Provence, 27 aprile – 23 settembre 2018.
  2. Nicolas de Staël (1914-1955), Paesaggio, 1953, Olio su tela, 14 x 22 cm, Collezione privata
    © Adagp, Paris, 2018, foto © The Fitzwilliam Museum, Cambridge.
  3. Nicolas de Staël (1914-1955), Cielo a Valchiusa, 1953, Olio su tela, 16 x 24 cm
    © Adagp, Paris, 2018 foto © Jean Louis Losi.
  4. Nicolas de Staël (1914-1955), Marsiglia, 1954, Olio su tela, 80,5 x 60 cm, Collesione privata / Courtesy Applicat-Prazan, Paris
    © Adagp, Paris, 2018, foto © Comité Nicolas de Staël.
  5. Nicolas de Staël (1914-1955), Agrigento, 1953, Olio su tela, 59 x 77,7 cm, Henie Onstad Kunstsenter, Hövikodden, Norway
    © Adagp, Paris, 2018, foto © Henie Onstad Kunstsenter, Hövikodden, Norway.
  6. Nicolas de Staël (1914-1955), Paesaggio, 1953, Olio su tela, 100 x 73 cm, Collezione privata
    © Adagp, Paris, 2018, foto © Jean Louis Losi.
  7. Nicolas de Staël (1914-1955), Sicilia, 1954, Olio su tela, 60 x 81 cm, Collezione privata
    © Adagp, Paris, 2018, foto © Jean Louis Losi.

IN COPERTINA
Nicolas de Staël (1914-1955), Sicilia, Veduta di Agrigento, 1954, Olio su tela, 114 x 146 cm, MG 4063, Musée de Grenoble
© Adagp, Paris, 2018, foto © Ville de Grenoble/Musée de Grenoble – J.L. Lacroix
[particolare]

Dove e quando

Evento: Nicolas de Staël en Provence
  • Fino al: – 23 September, 2018
  • Sito web