In cartellone dal 21 al 30 gennaio 2020 l’oratorio Saul di Georg Friedrich Händel al Théatre du Châtelet di Parigi, scritto nel 1738 sul libretto di Charles Jennens, venne rappresentato la prima volta al King’s Theatre di Londra nel 1739. Fonte d’ispirazione è il primo libro di Samuele, testo contenuto nella Bibbia cristiana, dove si racconta della vita di Saul, primo re d’Israele e il suo conflitto interiore nei confronti di Davide che diventerà suo successore e dove il confine tra amore e odio è molto sottile. Händel in questo oratorio unisce alla musica, la danza e la recitazione ponendo la sua attenzione alla dimensione teatrale.

La bellissima regia dello spettacolo parigino è dell’australiano Barrie Kosky che ben conosce il teatro in quanto, fin da giovanissimo, ha seguito prima la prosa poi la lirica. La scelta di non porre la vicenda in Israele intorno all’anno 1010 – posticipandola in un’epoca più moderna, dato che i tormenti dell’anima non hanno periodo storico e fanno parte dell’uomo – produce un risultato, sul piano emotivo, veramente eccezionale, creando momenti di alta tensione amorosa tra i vari personaggi, in cui viene esaltato il sentimento nelle numerose sfumature in cui si manifesta; amore che va molto al di là della fisicità e anche le virili effusioni tra Davide e Jonathan non fanno che sottolineare l’importanza del sentimento al di sopra di tutto.

Vedendo questo spettacolo viene in mente la frase di Voltaire:”Si l’on n’est pas sensible, on est jamais sublime” e come a Kosky calzi a pennello. La sua regia è stata ripresa da Donna Stirrup che ha diretto tutte le rappresentazioni di Saul dalla prima a Glydebourne nel 2015.
La coreografia è di Otto Pichler ripresa da Merry Holden, i costumi di Katrin Lea Tag, le bellissime luci che hanno creato atmosfera da brivido sono di Joachim Klein riprese da David Manion.

La direzione musicale affidata a Laurence Cummings non ha bisogno di molte presentazioni essendo un nome importantissimo nel panorama barocco e conoscitore sopraffino di Händel. Uno dei più grandi esperti di musica antica, clavicembalista, la sua direzione non lascia dubbi sulla sua bravura. Tre ore di musica che trasportano in un’altra dimensione.
Anche l’orchestra Les Talens Lyriques creata nel 1991 dal clavicembalista Christophe Rousset si occupa soprattutto di riportare alla luce i capolavori rari e inediti, questo lavoro musicologico ed editoriale è una priorità dell’ensemble e contribuisce alla sua notorietà, come significativo e anche il loro impegno nell’insegnamento della musica.

Da una Orchestra così impegnata nella musica non poteva non scaturire che un risultato eccellente: magico l’assolo di arpa, un momento struggente la famosa marcia funebre.
La parte di Saul e l’apparizione di Samuele affidate al basso baritono Christopher Purves (considerato uno dei più importanti baritoni britannici della sua generazione che, anche a Parigi, non si è smentito) con un timbro bellissimo unito ad un’ottima tecnica. Non da meno il suo modo impeccabile di stare sulla scena, di trasmettere i suoi tormenti.

Il suo antagonista, Davide – portato in scena dal controtenore Christopher Ainslie, una voce bellissima ed ottimo attore – canta le arie più belle dell’oratorio tra cui “o Lord whose Mercies numberless” incarna l’eroe al quale non si può essere indifferenti e che suscita sentimenti di odio/amore, che prova un’attrazione forte verso Jonathan in ”and more than woman’s love thy wonds’ rous love to me”.

Jonathan interpretato dal tenore Benjamin Hallet ha saputo emozionare sia con la sua bella voce, ma anche con la sua recitazione e trasmettere i conflitti interiori per l’amore verso l’amico Davide e i doveri di figlio verso il padre Saul.
I soprani Karina Gauvin e Anna Devin hanno interpretato rispettivamente Merad e Michal, le figlie di Saul, bellissime voci ed interpreti perfette nei loro forti sentimenti anche qui di rabbia contro il Il padre di Merad e amore verso Davide di Michal.

Le parti di Le grand pretre/Doeg/Abner/un Amalecite sono state recitate da Stuart Jackson, indisposto per il canto e cantate dalla fossa dal tenore David Mullaney, entrambi molto ben coordinati.
John Graman-Hall tenore, ha interpretato molto bene la breve apparizione della strega di Endor.
Il coro diretto da Stephane Petitijean è stato magnifico e i ballerini bravissimi.

Bello da vedere e da ascoltare, dove la sensibilità del regista e la sinergia creata con tutti ha dato vita ad uno spettacolo coinvolgente, un tourbillon dei sentimenti portati in scena che non ha potuto non toccare nel profondo il numerosissimo pubblico che lo ha accolto con grande entusiasmo e applausi e non finire.
Didascalie immagini
alcune scene dell’oratorio Saul
di Georg Friedrich Händel
foto © Patrick Berger
courtesy Théâtre du Châtelet
Saül
Oratorio de Georg Friedrich Haendel
(la recensione si riferisce alla replica di
sabato 25 gennaio 2020)