La caratteristica veramente sconcertante della pittura di Bosch è che, nonostante tutta la profusione di realismo, quasi fin dall’inizio esso si sforza di esprimere l’immateriale. (Hieronymus Bosch di A. Linfert,1959)

Le antiche miniere delle Carrières de Lumières presentano, fino al 7 gennaio 2018, la loro sesta esposizione dedicata all’arte immersiva: Bosch, Brueghel, Arcimboldo. Fantastique et merveilleux  un vero e proprio spettacolo audiovisivo proiettato sulle immense pareti, sui pilastri e sul pavimento dell’antica cava di bauxite, usata per costruire lo stesso castello di Les Baux-de-Provence, uno dei borghi medievali più affascinanti e suggestivi del sud della Francia, situato tra Avignone e Arles. Prodotta da Culturespaces e realizzata da Gianfranco Iannuzzi, Renato Gatto e Massimiliano Siccardi, con la preziosa collaborazione musicale di Luca Longobardi, questa nuova creazione artistica invita lo spettatore a esplorare l’universo rigoglioso dipinto dalla sfrenata immaginazione dei grandi maestri del XVI secolo.
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Dai più emblematici trittici di Hieronymus Bosch come Il giardino delle delizie, La tentazione di Sant’Antonio o Il carro di fieno, alle spettacolari composizioni di fiori e frutti di Giuseppe Arcimboldo, passando per le feste paesane della dinastia dei Brueghel, le Carrières de Lumières si aprono ad accogliere i mondi affascinanti di questi grandi artisti che da sempre si sono dedicati a rappresentare la vita, il suo movimento e tutta la dualità di quell’universo che continuamente oscilla tra il bene e il male. Se essi condividono una grande delicatezza nell’esecuzione dei disegni, si trovano anche sullo stesso piano per quanto riguarda una grande capacità inventiva: all’immaginario allucinato di Bosch e alla creatività degli improbabili volti di Arcimboldo risponde la trivialità gioiosa di un Brueghel che si mescola ai suoi numerosi personaggi nella realtà.
In occasione di questa nuova esposizione immersiva della durata di mezzora circa, composta da oltre duemila immagini numeriche proiettate su settemila metri quadri di superfici, le Carrières de Lumières si popolano di innumerevoli creature fantastiche, nonché di figure allegoriche che non sono altro che specchi tesi verso coloro che li osservano. Le vanità, la spiritualità, i piaceri, le tentazioni e i vizi attraversano i paesaggi dipinti da Bosch, Brueghel e Arcimboldo con una spiccata attenzione al dettaglio. Il meraviglioso Il giardino delle delizie getta il sipario sulla manifestazione invitando il visitatore a entrare in una vera e propria danza fantasmagorica. La colonna sonora dello spettacolo oscilla tra musica classica e moderna con i famosi Carmina Burana di Carl Orff, le Quattro stagioni di Antonio Vivaldi rivisitate da Max Richter, opere del compositore russo Modeste Petrovitch Moussorgski o ancora del gruppo rock britannico Led Zeppelin. Segue la mostra un’ulteriore proiezione intitolata George Méliès, le cinémagicien, uno spettacolo originale di sei minuti che sfrutta tutto il potenziale tecnologico e artistico del luogo e che è stato realizzata da Cosmo AV a partire da immagini ed estratti di film sul soggetto.
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All’inizio del percorso espositivo, le Carrières de Lumières sono immerse nelle tenebre, quando all’improvviso appare un globo fluttuante assieme a due iscrizioni in latino (Ipse dixit et facta sunt e Ipse mandavit et creata sunt) che vegliano sulla terra invasa dalle acque. È così che lo spettacolo si apre sulla Creazione del mondo (1504) che Hieronymus Bosch (1450-1516) ha dipinto sulle due ante chiuse di uno dei suoi più famosi trittici, Il giardino delle delizie appunto. Il trattamento monocromatico riservato ai battenti non lascia presagire nulla dell’universo eclatante di colori che caratterizza i pannelli all’interno del trittico: l’artista garantisce così un suggestivo effetto a sorpresa che ancora oggi affascina e stupisce. Le nuvole si addensano e l’universo pittorico di Bosch si svela in tutta la sua grandezza sulle pareti della miniera, prendendo pieno possesso del luogo attraverso le sue creature, in una visione in cui grottesco e soprannaturale si amalgamano recando inquietudine nelle anime dei dannati. Un primo piano riservato alle tematiche che l’artista ha dipinto con particolare cura: i peccati capitali, la ruota che, girando come un grande orologio, trasporta il suo carico di tentazioni, ma anche il carro di fieno per mezzo del quale il pittore denuncia la perversione dell’universo a lui contemporaneo. In tutti i suoi trittici si ritrova, infatti, una costante tensione tra l’aspirazione a elevarsi e la minaccia della decadenza e della rovina. Tra le due si staglia la rappresentazione di un mondo rigoglioso e permeato di piaceri effimeri e vanità.
Un mosaico di volti – quello del Cristo e dei suoi torturatori – appare subito dopo, rivelando la straordinaria capacità espressiva di Bosch, evidente per esempio nella Salita al Calvario (1515-1516), dove permangono solamente i volti affiancati l’uno all’altro e dai quali non emerge altro che l’enfatizzata espressività dell’odio, della crudeltà e della curiosità malsana. Dei raggi di luce che spuntano qua e là, attirano l’attenzione su l’una o l’altra figura. Tra le fiamme dell’inferno, un esercito di creature diaboliche si dimostra impegnato a tormentare gli uomini, mentre gli strumenti musicali diventano veri e propri strumenti di tortura. Questo scenario infernale cede infine il posto a un paradiso di colori psichedelici in cui Dio presenta ai visitatori i personaggi di Adamo ed Eva, inseriti in un mondo incantato che il peccato originale non ha ancora scalfito.
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Il visitatore è condotto progressivamente dall’universo allucinato di Hieronymus Bosch ai paesaggi rappresentati nella pittura fiamminga tra il XVI e il XVII secolo dalla dinastia dei Brueghel. Poco a poco questi stessi paesaggi boschivi, collinosi, spesso attraversati da un corso d’acqua, si popolano, mentre anche i villaggi si definiscono sempre più e lo spettatore si ritrova catapultato nel ben mezzo di una schiera di paesani raffigurati come dal vivo, nel compiere le loro azioni quotidiane. Allegri mercati, feste paesane, banchetti, matrimoni, piazze affollate e animate da danze popolari e giochi per bambini. Come in Bosch, anche in questo caso, i volti sono dipinti in modo piuttosto espressivo, quasi caricaturale e le composizioni brulicano di dettagli più o meno grotteschi, i quali permettono di immergersi nel cuore della vita quotidiana dell’epoca, allo stesso tempo truculenta e aneddotica.
Con l’arrivo del freddo, rappresentato in maniera grafica sulle pareti delle Carrières de Lumières, è il gelo invernale che si abbatte su queste scene paesane. La neve attraversa e ricopre i paesi fiamminghi senza, tuttavia, raggelarli. Giunti in questa sezione, il fondo delle miniere si riempe della musica di Vivaldi e in particolare del suo Inverno, estratto delle Quattro stagioni e rivisitato da Richter.
Poco più avanti si delinea sulla parete il profilo di una città, si elevano delle arcate e lo spettatore si ritrova immerso nella contemplazione di alcune scene d’interni. L’universo paesano lascia così il posto a una realtà più borghese, ricca di oggetti legati alla conoscenza scientifica o artistica (strumenti di misura e di musica, gallerie di quadri, ecc.). Attraverso delle composizioni in cui le tavole sono ricoperte di succulente pietanze, il visitatore si destreggia in mezzo ad allegorie legate ai sensi e al tempo che trascorre inesorabile.
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Con le opere di Frans Snyders (1579-1657), allievo di Pieter Brueghel Il Giovane (1564-1636), ci troviamo di fronte a eccezionali nature morte di caccia, piuttosto in voga nella Fiandre del XVII secolo: una profusione di selvaggina, di fagiani, ma anche di pesci e aragoste si accumula sulle tavole assieme a frutta e legumi generosamente situati in ogni angolo in maniera più o meno ordinata. Una simile abbondanza lascia immaginare la grande prosperità delle Fiandre in quell’epoca. Dipinti con un tratto estremamente fine che conferisce agli oggetti una precisione quasi fotografica, queste nature morte sembrano rappresentare un pasto interrotto bruscamente: un piatto in equilibrio, un bicchiere rovesciato stanno a indicare la fragilità della vita qui raffigurata, come avverrà con le composizioni floreali che si incontrano subito dopo. Come trasportati da un soffio di vento, i petali volano via per lasciare spazio alle famose teste composte da Giuseppe Arcimboldo (1527-1593), il quale rinnova completamente il genere della natura morta. È nel 1563 che Arcimboldo inizia la prima serie delle quattro stagioni, opera che sarà poi accolta con grande successo. Iniziano così le composizioni denominate “teste composte”, in cui la fisionomia dei personaggi è creata grazie a un sapiente assemblaggio di fiori, frutti, legumi e cucurbitacee o animali. Come Bosch, anche Arcimboldo sembra divertirsi nel creare ritratti deformati, allo stesso tempo illusionistici e fantastici, utilizzando oggetti privati dei loro ruoli tradizionali. L’artista si avvicina anche al movimento pittorico del manierismo, rappresentando, nelle sue opere, le singolarità della natura, il grottesco e anche il mostruoso.
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Dopodiché lo spettacolo conduce verso una rivisitazione dei capolavori di Pieter Brueghel il Vecchio (1525-1569): la gigantesca Torre di Babele (1563) si eleva sotto gli occhi degli spettatori così come sotto quelli di re Nemrod. Una moltitudine di archi, impilati gli uni sugli altri come in una sorta di spirale ascendente, è collocata su un terreno inclinato e sorretta da fondamenta instabili. Il paesaggio che circonda la struttura ricorda più quello delle Fiandre che la città di Babilonia del racconto biblico. Illustrando il presuntuoso progetto degli uomini nel tentativo di raggiungere la volta celeste, l’artista sembra trarre un particolare piacere dal mettere in evidenza gli aspetti tecnici della sua costruzione pittorica. Numerosi disegni mostrano i costruttori all’opera e i difetti strutturali di questa torre destinata al fallimento: siamo di fronte a un’allegoria dell’orgoglio umano che sfida il divino e che è immediatamente seguita dalla messinscena della Salita al Calvario (1564), del Trionfo della Morte (1562) o ancora della Caduta degli angeli ribelli (1562), in cui gli angeli deposti vengono fatti precipitare tra le braccia di inquietanti creature. Le immagini di Pieter Brueghel il Vecchio, come quelle di Bosch e Arcimboldo, ghermiscono lo spettatore trascinandolo in un abbondante turbinio di dettagli e personaggi che potrebbero essere osservati all’infinito per scoprire ogni volta qualcosa di nuovo.
Torna l’armonia con la rappresentazione dell’Eden di Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625): una vegetazione lussureggiante offre un idilliaco decoro nel quale prospera una grande quantità di animali fantastici e meravigliosi. Uno sciame di farfalle sembra prendere il volo sopra le pareti delle Carrières de Lumières, inaugurando un finale che torna ciclicamente all’inizio ed è consacrato al più grande capolavoro di Bosch: Il giardino delle delizie, un giardino fertile dove tutte le attività dell’uomo sembrano essere guidate e sorrette dal piacere.
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A seguire l’esposizione immersiva Bosch, Brueghel, Arcimboldo. Fantastique et merveilleux, viene proiettato Georges Méliès, le cinémagicien, uno spettacolo di sei minuti che sfrutta tutto il potenziale digitale e artistico del concetto AMIEX (Art & Music Immersive Experience) e che è realizzato dallo studio Cosmo AV a partire da immagini ed estratti di film, con il contributo dell’associazione Cinémathèque Méliès. Questo cortometraggio rende omaggio a Georges Méliès (1861-1938), cineasta precursore e padre degli effetti speciali. Contemporaneo dei fratelli Lumière, questo illusionista ha realizzato più di 600 film dedicati all’esplorazione di mondi fantastici, con l’aiuto di numerosi trucchi. Con questo invito a viaggiare nell’universo poetico e surrealista di Méliès, lo spettatore delle Carrières de Lumières si lancia alla scoperta del suo atelier, dove i sogni e le illusioni prendevano forma pian piano, incontrando in questo viaggio mostri e creature meravigliose collocati al centro dei mutevoli paesaggi immaginati dall’artista. L’inventiva di questo maestro si svela allora in tutte le sue forme e declinazioni, salutando il visitatore alla fine del percorso espositivo.

Dettagli

Hieronymus Bosch (c.1450-1516), Il giardino delle delizie, 1490-1500, Olio si tela, Museo Nacional del Prado, Madrid, Spagna (© Prado, Madrid, Spagna / Bridgeman Images) Simulazione # 1 Bosch, Brueghel, Arcimboldo © Gianfranco Iannuzzi – Renato Gatto – Massimiliano Siccardi / Nuit de Chine. Da sinistra a destra : 1/ Giuseppe Arcimboldo, Primavera, XVI secolo, Collezione Privata – Simulazione # 3 Bosch, Brueghel, Arcimboldo © Gianfranco Iannuzzi – Renato Gatto – Massimiliano Siccardi. Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie, 1490-1510, Madrid, Museo Nacional del Prado – © Prado, Madrid, Spagna / Bridgeman Images Simulazione # 2 Bosch, Brueghel, Arcimboldo © Gianfranco Iannuzzi – Renato Gatto – Massimiliano Siccardi. 1/ Pieter Brueghel il Giovane, Festa di matrimonio all’aperto, XVII secolo, Johnny van Haeften Gallery, Giuseppe Arcimboldo (1527-93), La Primavera, Olio su tela © Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid, Spagna / Bridgeman Images Pieter Brueghel il Vecchio (1525-1569), Torre di Babele, 1563, Olio su tela, 114 x 155 cm., Kunsthistorisches Museum, Vienna, Austria / © De Agostini Picture Library / G. Nimatallah / Bridgeman Images Pieter Brueghel il Giovane (c.1564-1638), Festa paesana, XVII secolo, Olio su tela, © Musée Rolin, Autun, Francia / Bridgeman Image

Dove e quando

Evento: Bosch, Brueghel, Arcimboldo. Fantastique et merveilleux

Indirizzo:
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Fino al: 07 Gennaio, 2018