“Impressionismo” è il nome che è stato dato ad una certa forma di osservazione quando Monet, non contento di usare gli occhi per vedere le cose o il loro aspetto come tutti gli altri avevano fatto prima di lui, ha posto la sua attenzione su ciò che accadeva nella sua retina, così come un oculista avrebbe esaminato la propria vista.
                                                                                                                                         (John Singer Sargent)

Sono trenta, trenta appassionati, trenta amanti del bello, gli artisti che hanno offerto alle sale del Musée Marmottant Monet le opere che amavano tanto, contribuendo in tal modo a fondare la collezione che è oggi considerata come il primo fondo mondiale delle opere di Claude Monet e Berthe Morisot. È grazie a loro che la dimora di Paul Marmottan è diventata l’odierno museo, o meglio ancora la cosiddetta “casa dei collezionisti”. Cercando di mettere in luce il loro ruolo e il fondamentale contributo che essi hanno dato, si è tentato più volte di rendergli omaggio, per mezzo di una serie di iniziative dedicate che hanno condotto fino all’esposizione attuale, Collections privées, un voyage des impressionnistes aux fauves.
Il Musée Marmottan Monet presenta, dunque, fino al 10 febbraio 2019, ben sessantadue pitture, disegni e sculture conservati in mani private (Europa, Stati Uniti, America Latina) e di cui una parte importante non è quasi mai stata ospitata a Parigi, che accoglie così un vero e proprio itinerario pittorico, da Monet a Matisse. Non è appunto un caso se una manifestazione di tale portata ha per scrigno l’hotel di rue Louis Boilly, collocato all’interno del sedicesimo arrondissement della capitale. Va ricordato, infatti, che il museo è prima di tutto un museo di collezionisti, ovvero un’istituzione in cui l’integrità delle collezioni permanenti –  tra cui il primo fondo mondiale delle opere di Monet – è dovuta completamente a donazioni private. La sua vocazione scientifica è infatti quella di apportare un chiarimento e un approfondimento sul ruolo degli appassionati dell’arte, il suo dovere è quello di render loro omaggio. È in questo quadro che si iscrive la mostra in oggetto, concepita come una continuazione di quella, Impressionnistes en privé, presentata nel 2014 per l’ottantesimo anniversario del museo e dedicata non solo ai capolavori dell’impressionismo, ma anche a delle opere maggiori o inedite, nate dalle principali correnti pittoriche che hanno segnato la vita delle arti in Francia fino agli albori del XX secolo. Diciannove Monet, Renoir, Pissarro, Degat e Caillebotte inaugurano il percorso espositivo: paesaggi di Bordighera, Rouen, Varengeville, bouquet di crisantemi e altre nature morte, eleganti ritratti femminili e scene di genere figurano in questa sezione, organizzata attorno allo spettacolare Ponte d’Europa di Gustave Caillebotte, l’ultimo capolavoro monumentale dell’artista.

La grande veduta del ponte di ferro sovrastante la stazione Saint-Lazare di Parigi è una delle immagini più riconoscibili della trasformazione della capitale in una vera e propria metropoli moderna. Il gioco di prospettiva annunciato, il tratto grafico delle travi incastonate così come l’ambiguità di una scena che sembra mostrare un flâneur che si rivolge a una donna che si avvicina a piccoli passi verso lo spettatore sembrano celebrare l’alba di un’epoca nuova. Tuttavia chi osserva prova un’impressione di estraneità, che potrebbe contraddire questa visione ispirata dal realismo o da un naturalismo nascente, spesso evocata dai critici. I nuovi strumenti informatici e l’esame minuzioso dei dettagli dell’opera, hanno permesso oggi di gettare uno sguardo più approfondito su questo dipinto, che rivela un messaggio più complesso e ironico rispetto al proposito del suo creatore.

Il neo-impressionismo è, invece, rappresentato dalle rare apparizioni di Seurat, Signac, Rysselberghe, ma anche Van Gogh. Gauguin arriva più tardi con la scuola di Pont Aven evidenziata in modo significativo dalle opere maggiori di Emile Bernard di cui La primavera e I lottatori sono presentati per la prima volta a Parigi. Anche la figura singolare di Toulouse-Lautrec non è dimenticata grazie alla presenza di tre importanti dipinti. Per quanto riguarda la scultura, Camille Claudel ha senza dubbio un posto privilegiato con quattro realizzazioni tra cui un gesso inedito de La piccola castellana. Si accompagnano a questo autore anche un marmo di Rodin, Testa di San Giovanni Battista e Testa di Apollo di Bourdelle in bronzo dorato. Dopodiché arrivano i nabis: Bonnard, Vuillard e infine Odilon Redon la cui Quadriga, carro di Apollo costituisce un’opera fondamentale dell’esposizione. L’immagine del carro di Apollo trainato da quattro cavalli, simboleggianti ognuno le quattro ore del giorno, è un omaggio all’opera di Eugène Delacroix e al suo decoro presso la galleria di Apollo al Louvre. Ignorando i dettagli aneddotici del mito, Redon si concentra sull’ascensione gloriosa dei cavalli verso la luce, guidati dal dio Apollo sul suo carro fatto di fiori. Se il soggetto si presta a rappresentare un dispiegamento di energia e di colore, l’artista vi aggiunge un tocco personale di onirismo e di mistero, scelta che gli varrà appunto il soprannome di “principe del sogno”.

La visita prosegue con Matisse di cui una delle sue opere più precoci, Costa selvaggia, Belle-Ile-en-mer richiama le Piramidi di Port Cotton di Monet, presentate all’inizio del percorso espositivo. Le opere di Derain, Vlaminck, Dufy e Van Dongen chiudono l’esposizione concepita come una passeggiata attraverso il tempo e come un’ode al colore. Un vero e proprio percorso sgargiante.

Didascalie immagini

  1. Locandina esposizione Collections privées, un voyage des impressionnistes aux fauves, settembre 2018 – 10 febbraio 2019, Musée Marmottan Monet, Parigi.
  2. Gustave Caillebotte (1848-1894), Ponte d’Europa, 1876, Olio su tela, 125 x 180 cm, Ginevra, Association des Amis du Petit Palais
    © Rheinisches Bildarchiv Köln, Michael Albers.
  3. Odilon Redon (1840-1916), Quadriga, carro di Apollo, 1909 circa, Olio su tela, 81 x 100 cm, Collezione privata
    © Collezione privata, Diritti riservati.
  4. Henri Matisse (1869-1954), Finestra aperta sul mare a Etretat, 1920-1921, Olio su tela, 46 x 38 cm, Collezione privata,prêté par l’intermédiaire de la Galerie Berheim-Jeune à Paris
    © Succession H. Matisse /Photo : © Christian Baraja SLB.

IN COPERTINA
Paul Signac (1863-1935), Castellane, 1902, Olio su tela, 88 x 114,5 cm, Collezione privata
© Collezione privata, Diritti riservati.

Dove e quando

Evento: Collections privées, un voyage des impressionnistes aux fauves
  • Fino al: – 10 February, 2019
  • Sito web