Opéra Bastille ha proposto, nella programmazione 2026, una perla rara del barocco: Ercole amante di Antonia Bembo; una cantante e compositrice veneziana, vissuta però per gran parte della vita a Parigi alla corte di Luigi IV, dove si rifugiò per sfuggire alle vessazioni di un marito violento.

L’opera fu composta alla corte di Parigi nel 1707 utilizzando il libretto di Francesco Buti, scritto molti anni prima per Francesco Cavalli, maestro della compositrice, da cui trasse ispirazione. Si tratta di una musica rielaborata con la sensibilità femminile per raccontare la sventurata storia del leggendario eroe.
La trama si sviluppa seguendo la gelosia di Ercole che non riesce ad accettare un rifiuto in amore, innamorato di Iole che ama però Illo, suo figlio, tanto da spingersi a organizzarne la morte pur di averla. Ma Dejanira, moglie di Ercole, riesce a scongiurare la macchinazione e a morire è invece lui, arrivando al lieto fine col trionfo dell’amore dei due giovani.

Rispetto al suo maestro, la compositrice sottolinea maggiormente il dolore dei personaggi femminili; lo stile è quello della tradizione italiana che non disdegna però il gusto francese.
Di altissimo livello i numerosi cantanti che compongono il cast: il basso-baritono Andreas Wolf è Ercole reso fisicamente come un anziano in sovrappeso, ma con voce sicura sorretta da ottima tecnica; il soprano Julie Fuchs è Giunone, una dea sicura di sé da tutti i punti di vista, con grande presenza scenica, bellissima voce soprattutto nella zona acuta e charme innato, veramente una dea del palcoscenico; il soprano Ana Vieira Leite è Iole che ha cantato una parte impegnativa con grande personalità, voce sicura e potente; il mezzosoprano Deepa Johnny è Dejanira, credibile nel ruolo di una donna divisa tra l’amore per il marito e quello per il figlio, splendida voce, bellissimo timbro e grande sicurezza.

Il tenore Alasdair Kent è Illo, ha cantato benissimo, molto convincente nella parte dell’innamorato in competizione con il proprio padre; il tenore Marcel Beekman è Licco, impeccabile nel canto e nel personaggio.
Il soprano Sandrine Piau è Venere/Bellezza, si può dire che la classe non è acqua e questo dice tutto sul canto e il modo di gestire il palcoscenico, elegantissima nel suo vestito rosso come la passione.
Il controtenore Théo Imart è il Paggio, bravissimo, bella voce e simpatica presenza resa più vivace da un bizzarro costume colorato; il soprano Teona Todua è Pasithea, una breve parte ma molto intensa, bellissimo timbro, in un momento dell’opera veramente straordinario anche dal punto di vista visivo.
Il basso Alex Rosen è Nettuno/L’ombra di Eutyro, voce magnifica e interpretazione sorprendente; per finire degne di complimenti sono anche le tre Grazie: Il soprano Danaé Monnié, Il soprano Giulia Fichu-Sampieri è il mezzosoprano Dina Husseini con il baritono Samuel Desguin che ha impersonato Mercurio.

La regia, affidata a Netia Jones che ha curato anche la messa in scena e i costumi, era essenziale con momenti straordinari, effetti speciali inaspettati, ottimo utilizzo delle luci affidato a Ellen Ruge, belle le coreografie di Maud Le Pladec e la drammaturgia di Fabián Schofrin.
Il Coro da Camera di Namur, diretto dal maestro Thibaut Lenaerts, si è dimostrato all’altezza delle difficoltà della partitura, non da meno è stata l’Orchestra Cappella Mediterranea diretta dal maestro Leonardo García-Alarcón, che ha eseguito in maniera elegante aggiungendo il suo solito tocco personale.
Un’indimenticabile serata quella del 12 giugno, con un’opera portata in scena per la prima volta a quasi tre secoli dalla sua creazione.

Teatro quasi esaurito, successo strepitoso, unanimi consensi hanno accolto tutti i numerosi artisti che hanno creato uno spettacolo veramente emozionante. La speranza è sempre quella che, dopo circa tre secoli, la sua programmazione non inizi e finisca qui.