L’importante è avere del genio a vent’anni e del talento a ottanta.
                                                                                (Jean-Baptiste Camille Corot)

La figura di Corot è indissociabile da quelli che sono considerati gli albori dell’impressionismo: il suo senso della luce, il gusto e l’interesse per la nozione di ricordo annunciano proprio le successive indagini dei principali esponenti del movimento. Numerosi sono i membri del gruppo che l’ammirano e rivendicano la sua eredità: l’artista occupa, infatti, un posto di primo piano nella vita e nel percorso di Berthe Morisot, di cui il Musée Marmottan Monet conserva il primo fondo mondiale. Corot la inizia tanto alla pittura en plein air quanto a quella di figura, un esempio della quale è presentato dall’artista in occasione della sua prima partecipazione al Salon del 1864.

Posta sotto il commissariato di Sébastien Allard, conservatore generale del patrimonio e direttore del dipartimento di pittura del museo del Louvre, l’esposizione Corot. Le peintre et ses modèles si configura come la prima manifestazione parigina dedicatagli dopo l’importante retrospettiva organizzata al Grand Palais nel 1989. Presentata al Musée Marmottan Monet dall’8 febbraio all’8 luglio 2018, la mostra riunisce un eccezionale insieme di pitture di figura e celebra la sfera più personale, più segreta, ma anche più moderna della produzione del maestro. Ritratti di famiglia, studi e variazioni sulle tematiche italiane o greche della donna che legge o della donna alla fontana, del monaco o dell’uomo soldato, senza dimenticare i nudi spettacolari, le grandi figure e un’eccezionale serie di tele dedicate al suo atelier, che testimoniano la grande diversità su cui si muove la creazione dell’artista. Conosciuto prima di tutto per le sue raffigurazioni paesaggistiche, che aprono la strada alla modernità degli impressionisti, Corot è stato anche un eccellente pittore di figure, aspetto della sua produzione tenuto a lungo nascosto nell’intimità del suo studiolo. La mostra raccoglie quindi una sessantina di queste figure provenienti dalle più prestigiose collezioni pubbliche e private europee e degli Stati Uniti, tra le quali indiscussi capolavori come Marietta, Baccante con pantera, Donna con una perla, Lettura interrotta e la celebre Dama in blu conservata al Louvre; opere che permettono di mettere l’accento su questa fase della sua produzione ancora troppo poco conosciuta e di comprendere da vicino il ruolo essenziale delle figure di Corot all’interno di quell’emergenza della pittura moderna nell’apportare un nuovo sguardo sull’opera del grande maestro.

Si tratta appunto della sfera più intima della produzione dell’artista, universalmente conosciuto per i suoi paesaggi. L’esposizione propone di scoprire i ritratti che egli fece ai suoi cari e soprattutto il segreto che si celava nel suo atelier dove posarono i modelli più famosi dell’epoca (come Emma Dobigny), che al tempo stesso lavoravano anche per Manet e Degas. Tuttavia Corot, contemporaneo di Delacroix, è considerato appartenente a una generazione anteriore a quella della cosiddetta nouvelle peinture, inaugurata proprio da Degas e Manet, ed è principalmente con le sue figure, più che con i paesaggi, che intorno al 1850-60 entra in contatto con loro, come dimostrato dalla splendida Dama in blu (1874): la scena si situa all’interno del quadro familiare e riservato dell’atelier dell’artista, come suggerito dal cavalletto a stento abbozzato e dai due studi appesi al muro. Poggiata contro una sorta di pulpito, la donna indossa non un vestito di fantasia, ma un abito moderno che l’avvicina all’universo pittorico di Degas o di Manet. Corot mette in risalto anche il collo della modella e il suo braccio nudo, scultorio.
Il percorso espositivo vuole anche mostrare la diversità e la versatilità della produzione di questa fase: se le variazioni del maestro attorno alle tematiche dell’Italiana o della Greca permettono allo spettatore di penetrare in un universo poetico caratterizzato da una sfuggente malinconia, allo stesso tempo consentono di concentrare l’attenzione sul fatto che il mondo pittorico di Corot si costruisce attorno alla figura femminile da lui magnificata, anche se nelle monumentali effigi realizzate negli ultimi anni di vita la figura maschile è ugualmente presente, come dimostrano le serie di tele dedicate ai monaci che leggono e suonano o agli uomini in armatura.

A lungo ci si è posti la domanda per sapere esattamente quale sia stata la collocazione di Corot nella storia dell’arte. Alla fine del XIX secolo, la critica ha valorizzato l’artista come geniale precursore dell’impressionismo e, allo stesso tempo, all’inizio del secolo successivo come ispiratore del movimento cubista. In ogni caso, concentrando l’attenzione su Corot pittore di figure, la presente esposizione mette in evidenza una personalità artistica più complessa, piena di contraddizioni, ma capace di reagire in modo esemplare alle evoluzioni dell’arte del suo tempo, come il realismo o l’invenzione della fotografia, vera e propria sfida lanciata agli artisti.
Innanzitutto, la figura è per Corot un elemento destinato ad animare le sue vedute paesaggistiche, elemento che lo colloca più dalla parte dei pittori “classici”. Allievo di Achille-Etna Michallon e di Jean-Victor Bertin, due maestri del paesaggio storico, Corot si è formato presso di loro andando incontro a una tradizione del paesaggio eroico che risale a Poussin. È proprio questo genere che nutre l’aspetto più tradizionale della sua opera, ma in un’epoca in cui la gerarchia dei generi regna ancora sovrana, è nella rappresentazione di figura che si distingue il grande artista. La vivacità e la freschezza della pennellata che caratterizza questi dipinti non basta tuttavia a convincerlo a esporli al Salon, quanto piuttosto a mantenerli quasi segregati tra le mura del suo atelier, dove il lavoro a contatto diretto coi modelli gli consente d’impadronirsi sempre più dell’anatomia del corpo umano, delle attitudini, dei gesti o delle espressioni del volto. E allo stesso tempo si prende cura di dipingere con estrema precisione e esattezza anche gli abiti: si tratta di un materiale che rappresenta un vero e proprio repertorio pittorico dal quale Corot stesso attingerà per le composizioni destinate al Salon e ai collezionisti, ma che sarà conosciuto realmente solo dopo la morte con la dismissione del suo tanto amato atelier.

I primi quadri autonomi consacrati alla figura sono dei ritratti. Ritrattista della sua famiglia e dei suoi cari, Corot si cimenta in questo genere solo all’interno di una cerchia ristretta e per un periodo limitato, tra il 1820 e il 1840. L’epoca in cui realizza i ritratti è anche quella delle grandi composizioni con numerosi personaggi in scena come Agar nel deserto (1835) o Diana sorpresa da Atteone (1836): da un punto di vista formale, questi ritratti sono rapportabili a quelli di Ingres, artista che costituisce uno dei più importanti punti di riferimento per Corot. Nonostante la loro rigidità, le opere di Corot rendono in maniera acuta il carattere del modello e ben presto le figure prendono il posto dei ritratti fino a imporsi a partire dal 1850. In quest’ultima fase, la conoscenza degli antichi maestri è per lui fondamentale: le opere di Leonardo da Vinci, Raffaello, Giorgione, Poussin, così come quelle dei pittori olandesi del XVII secolo e francesi del XVIII come Greuze e Fragonard, gli offrono un repertorio di forme e di composizioni che Corot fa proprio moltiplicando le variazioni attorno a certe tematiche. Un altro riferimento classico, la celebre incisione di Dürer, La malinconia, la cui presenza monumentale evoca la scultura, influenza molteplici sue figure e si amalgama alla perfezione con i suoi studi dei modelli, la cui presenza fisica risulta indispensabile al creatore. Tutte le figure di Corot hanno origine dalla posa di un modello professionista che indossa un abito tipico o un accessorio dal quale deriva poi il titolo del dipinto: così l’artista sembra evadere nel mondo dei sogni, prendendo le distanze dalla figura femminile reale e facendo di essa un’immagine atemporale e universale, un vero e proprio topos poetico.
I costumi e gli accessori dei dipinti di figura sembrano suggerire un principio di narrazione, tuttavia tutte queste donne serie, malinconiche o sognanti non rimandano che a un’unica e sola realtà: quella della stessa pittura. Qui risiede, infatti, la modernità di Corot che pare anticipare le ricerche di Cézanne moltiplicando le mele su un tavolo o le effigi di sua moglie. Corot dipinge senza sosta lo stesso quadro, guadagnando in monumentalità, concentrazione e ricchezza del colore. Questo utilizzo più ardito delle tonalità cromatiche va di pari passo con una pennellata più libera soprattutto per quanto riguarda le grandi raffigurazioni, cosa che porta alcuni dei suoi contemporanei a considerare le sue opere come incompiute. Ma più che di incompiutezza, questi quadri “non finiti” sono la perfetta testimonianza dell’audacia di un artista che, al tramonto della sua carriera, intraprende un percorso di rinnovamento della sua pittura ed è proprio verso questo nuovo Corot che guarderanno alcuni dei più grandi artisti del secolo successivo, come Picasso o Braque.

L’esposizione Corot. Le peintre et ses modèles, che mette in rilievo il momento di transizione tra romanticismo e realismo e tra romanticismo e impressionismo, apporta una luce nuova su uno dei massimi esponenti della pittura francese del XIX secolo, troppo facilmente ridotta alla sua attività di paesaggista.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Baccante con pantera, 1855-1860 ca., Olio su tela, 54,6 x 95,3 cm, Shelburne (Vermont), Shelburne Museum
    © Shelburne Museum.
  2. Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Dama in blu, 1874, Olio su tela, 80 x 50,5 cm, Acquis sur les arrérages du legs de Maurice Audéoud, avec la participation des enfants d’Henri Rouart, 1912, Parigi, Musée du Louvre, Dipartimento di pittura,
    Foto © RMN-Grand Palais (Musée du Louvre) / Stéphane Maréchalle.
  3. Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Monaco con violoncello, 1874, Olio su tela, 72,5 x 51 cm, Amburgo, Hamburger Kunsthalle
    © Hamburger Kunsthalle / bpk, Foto: Elke Walford.
  4. Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), L'atelier di Corot. Giovane donna seduta di dronte a un cavalletto, 1873 ca., Olio su tela, 63 x 42 cm, Eredità del conte Isaac de Camondo, 1911, Parigi, Musée du Louvre, Dipartimento di pittura,
    Foto © Mongrando Palais (Musée du Louvre) / René-Gabriel Ojéda.
  5. Jean-Baptiste-Camille Corot (1796-1875), Marietta o L'odalisca romana, 1843, Olio su carta trasposto su tela, Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris
    © Petit Palais / Roger-Viollet.

IN COPERTINA
Jean-Baptiste Camille Corot (1796-1875), Dama in blu, 1874, Olio su tela, 80 x 50,5 cm, Acquis sur les arrérages du legs de Maurice Audéoud, avec la participation des enfants d’Henri Rouart, 1912, Parigi, Musée du Louvre, Dipartimento di pittura,
Foto © RMN-Grand Palais (Musée du Louvre) / Stéphane Maréchalle.
[particolare]

Dove e quando

Evento: Corot. Le peintre et ses modèles

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Fino al: 20180708