Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete.
Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri.
È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.

Ascètes, sultans et maharajahs, pages indiennes du musée national des arts asiatiques – Guimet è il maestoso titolo dell’esposizione che il MNAAG ospita fino al prossimo 13 febbraio. Situato nel XVI arrondissement parigino, il Musée Guimet è uno dei maggiori musei di arte asiatica al di fuori del continente che rappresenta. Fondata a Lione nel 1879, la collezione fu poi trasferita a Parigi nel 1885 da Émile Étienne 1 locandina esposizione ascetes sultans et maharajahs pages indiennes du musee national des arts asiatiquesGuimet, industriale francese, grazie al quale è possibile ammirare oggi una mostra sottile e ricca di charme che getta luce su circa 70 opere, scelte tra le più belle pagine delle miniature indiane del museo e provenienti dalle principali scuole di pittura che si svilupparono con grande slancio tra il XVI e il XIX secolo: dalla scuola mongola a quella delle colline del Punjab, fino ad arrivare alle istituzioni del Deccan e del Rajasthan, l’esposizione esplora e approfondisce i generi e le tecniche di vari Paesi e popoli attraverso un viaggio esotico appassionante ed estremamente originale. Ponendo l’accento e sottolineando il valore inestimabile di oltre un decennio di acquisizioni, che non hanno mai smesso di arricchire il vasto panorama della pittura indiana, la manifestazione si presenta come una vera e propria ode alla delicatezza e alla grazia e ha il merito di essere stata realizzata completamente a partire dalle collezioni già presenti nel museo, senza far appello a prestiti straordinari.
Manoscritti storici e letterari, ritratti, rappresentazioni di flora e fauna, scene di corte e scene di genere, capolavori indiscussi della letteratura persiana o indo-persiana, calligrafie, illustrazioni delle grandi epopee induiste, mode musicali personificate (râgamâlâ) sono alcune delle declinazioni di questo florilegio indiano dall’inesauribile inventiva. È nel 1555, in seguito al ritorno dall’esilio dell’imperatore Humayun che inizia a diffondersi sempre più un’arte del libro particolarmente brillante, frutto del lavoro di pittori indù o musulmani, riuniti a partire dal regno di Akbar (1556-1605) all’interno di uno stesso atelier imperiale. Si sviluppa così un’arte dall’attenzione delicata, dedicata alla natura, un’arte dal gusto pittoresco e con un singolare senso dello spazio, premessa a un’arte universale del libro che affronta le avvincenti tematiche dell’avventura umana, illustrando le grandi gesta storiche dei sovrani mongoli.
2 atelier di nainsukh i giochi amorosi di krishna e di radha
Le rappresentazioni animali e vegetali costituiscono, in India, un genere appartenente alla pittura mongola e attestato alla fine del XVI secolo grazie alla pagine di storia naturale di diversi manoscritti del Babur-nama, le Memorie dell’imperatore Babur che nel 1526 fondò l’impero mongolo. Soavi e poetici, i ritratti di corte sono caratterizzati da un’iconografia fortemente codificata e mettono di solito in scena un giovane principe in atto meditativo o durante la lettura di un quadro bucolico. Il gusto arcaizzante per dei ritratti così idealizzati, ispirati da modelli persiani, fu in voga soprattutto all’inizio del regno dell’imperatore Jahangir (1605-1627), prima di lasciare spazio agli ammirevoli ritratti dominati da un acuto senso di realismo pittorico. Ugualmente di moda presso i pittori mongoli, era il tema del cosiddetto “concerto mistico”, in grado di mettere poeticamente in evidenza le associazioni simboliche di mistici estatici e di musicisti ispirati, uniti dallo stesso entusiasmo e da un’ebrezza di trascendenza.
3 ritratto di un falcone scuola del deccan bijapur
Per trasmettere un messaggio capace di arrivare fino al grande pubblico, il Musée Guimet ha fatto la scelta della diversità: le epoche, le scuole e tutte le pratiche artistiche rappresentate offrono una visione globale e assai corposa della pittura indiana. Il percorso espositivo inizia dalla creazione dell’impero mongolo (nel 1526) e dalla nascita della scuola pittorica di riferimento. Al crocevia delle influenze locali e persiane, la scuola mongola si approccia inizialmente all’illustrazione di manoscritti letterari o storici, ma anche alle scene di genere, alle rappresentazioni di corte, della flora e della fauna. Lo spaesamento è pressoché totale, nelle forme, nei colori, ma anche per il modo stesso di raffigurare la natura o gli avvenimenti storici maggiori, da sempre poco noti al visitatore occidentale. Questo sentimento risuona con altrettanta intensità di fronte al genere che a partire dal XVII secolo diventerà dominante: il ritratto. Qui, i personaggi dipinti emozionano il pubblico attraverso l’espressione dei loro volti, i colori degli abiti, le fattezze delicate ed eleganti con cui sono messi in scena.
4 disegno preparatorio con scene di caccia scuola del deccan hyderabad xviii secolo
70 opere per 70 “pagine indiane” di rara bellezza e intensità, concentrate in un tour che attraversa orizzonti inesplorati, talvolta esotici, talvolta sontuosi e quali regali. Il Musée Guimet, ancora una volta, stupisce e affascina, centrando in pieno un obiettivo culturale di portata internazionale, grazie a un’esposizione che trova il suo naturale completamento nel piccolo catalogo pubblicato da Amina Taha-Hussein Okada, commissario della mostra e conservatrice generale del patrimonio del museo.

Dettagli

Attribuito a un membro dell’atelier familiare di Nainsukh, I giochi amorosi di Krishna e di Râdhâ, Illustrazione del Gîta Govinda, Scuola Pahari, Kangrâ, 1775-1780 ca., tempera e oro su carta, MNAAG. Achat, 1987, MA 5049 (particolare) Locandina esposizione Ascètes, sultans et maharajahs, pages indiennes du musée national des arts asiatiques – Guimet, Parigi, Musée Guimet (MNAAG), 19 ottobre 2016 – 13 febbraio 2017. Attribuito a un membro dell’atelier familiare di Nainsukh, I giochi amorosi di Krishna e di Râdhâ, Illustrazione del Gîta Govinda, Scuola Pahari, Kangrâ, 1775-1780 ca., tempera e oro su carta, MNAAG. Achat, 1987, MA 5049. Ritratto di un falcone, Scuola del Deccan, Bijapur, 1610-1620 ca., tempera e oro su carta, MNAAG. Achat, 1960, MA 2462. Disegno preparatorio con scene di caccia, Scuola del Deccan, Hyderâbâd, XVIII secolo, inchiostro e acquarelli su carta, MNAAG. Achat, 2014, MA 12624.

Dove e quando

Evento: Ascètes, sultans et maharajahs, pages indiennes du musée national des arts asiatiques – Guimet

Indirizzo:
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Fino al: 13 Febbraio, 2017