La giovane Shin Seo-young lavora come grafico in una grande società di tecnologia informatica a Seul, dove si è trasferita anche per sfuggire le pressioni di una madre invadente, riservata e dedita al lavoro come sua unica attività, vive sola senza alimentare alcuna vita sociale.
In ufficio tace ascoltando con una punta di divertimento i commenti delle colleghe che anelano tutte quante ad attirare anche solo uno sguardo dell’affascinante Lee Jin-soo, figura al vertice dell’azienda con cui Seo-young intrattiene una relazione segreta, fatta d’incontri clandestini e amplessi notturni consumati anche negli uffici del grattacielo, dove di giorno s’incrociano senza mostrare a occhi estranei il loro legame clandestino.
Forse a causa di una lesione infantile o forse per un disagio profondo, rimosso e negato che non riesce a emergere, la ragazza soffre di vertigini che le rendono complicato ogni giorno recarsi sul posto di lavoro al quarantaduesimo piano, con le immense vetrate che da un’altezza spaventosa si aprono all’orizzonte sul mare, dove si staglia in lontananza la bellezza del ponte Icheon.
Nonostante accurate visite mediche il malessere di Seo-young non accenna a trovare soluzione e anzi sembra intensificarsi con la comparsa di disturbi acustici, ma l’arrivo di una squadra addetta al lavaggio esterno dell’intero palazzo, di cui fa parte il giovane Gwan-woo, porterà sviluppi imprevisti nella vita solitaria della donna.

Teso come un thriller disseminato di indizi che inducono errate conclusioni, Vertigo – che condivide titolo e qualche atmosfera con l’omonimo capolavoro di Alfred Hitchcock – è scritto e diretto da Jeon Gye-soo, scandito nella progressione temporale dall’enunciazione quotidiana delle previsioni metereologiche che alludono alle condizioni interiori della protagonista Seo-young, interpretata da una straordinaria Woo-hee Chun capace di portare sulle proprie spalle l’intero peso del film.

Ritratto contemporaneo di un ambiente di lavoro rigidamente sessista, con la piaga delle molestie sessuali che ha le dimensioni importanti di un fenomeno ancora lontano dall’estinzione, in ambienti caratterizzati da forte vocazione gerarchica come quello rappresentato nel film. Raffinato nella splendida fotografia di Lee Seong-eun, Vertigo vive soprattutto delle sensazioni vissute dalla donna al centro della narrazione, grazie a una sceneggiatura che riduce i dialoghi all’essenziale.

In un racconto articolato di storie minori lasciate deliberatamente indefinite e frammentarie, invito a ricomporne i risvolti taciuti, come quella della sorella di Gwan-woo, il film cattura l’attenzione e avvolge procedendo tra continui colpi di scena fino all’emblematica sequenza finale, metaforica rappresentazione delle opzioni cui perviene chiunque davanti a un grosso dolore o a un periodo di crisi profonda: scegliere la vita e sopravvivere o soccombere per sempre agli eventi.

Vertigo sembra voler suggerire che il sentiero del cambiamento è a un passo da noi – in fondo è dentro di noi – si tratta solo di metterlo a fuoco per poterlo seguire. Vivere aspirando alla serenità – se non proprio alla felicità – è scelta consapevole che dev’essere movente delle nostre azioni, senza accusare sempre gli altri per insuccessi e frustrazioni. Un messaggio positivo incarnato da Gwan-woo che, senza mai deragliare nella banalità, invita a cambiare prospettiva nello sguardo sulle cose.

Dopo l’esordio al Busan International Film Festival nella sezione Panorama e una distribuzione nelle sale coreane la settimana successiva, il 17 ottobre scorso, Vertigo di Jeon Gye-soo ha avuto la sua presentazione internazionale all’Hawaii International Film Festival e la prima italiana nel programma del 22° Far East Film Festival di Udine, la cui visione online sarà ancora disponibile sulla piattaforma della manifestazione soltanto oggi e domani, fino alla chiusura della manifestazione.

Vertigo è un’opera originale che sfugge catalogazioni convenzionali per genere, gemma lucente di rara bellezza che speriamo possa trovare presto più stabile visibilità anche per il pubblico italiano.

Didascalie immagini

  1. Locandina originale
  2. La solitaria Shin Seo-young / Visione notturna del ponte Icheon / Vertigini
  3. Atmosfere hitchcockiane e indizi fuorvianti
  4. Segreti e molestie in un ambiente fortemente sessista
  5. Seo Gwan-woo come un’apparizione e sua sorella Seo Gwan-soon interpretata da Lee Soo-In
  6. Yoo Tae-oh è Lee Jin-soo / Jeon Guk-Hyang è la madre della protagonista / Jeong Jae-kwang è Seo Gwan-woo
  7. La raffinata bellezza di Vertigo

© 2019 Film Dorothy / Laurel Film

IN COPERTINA
Una splendida Chun Woo-hee è la protagonista Shin Seo-young
© 2019 Film Dorothy / Laurel Film

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: 버티고 (Beotigo)
  • Regia: Jeon Gye-soo
  • Con: Chun Woo-hee, Yoo Tae-oh, Jeong Jae-kwang, Hong Ji-seok, Park Ye-young, Na Mi-Hee, Jeon Guk-Hyang, Yoon Sang-Hwa, Park Young-Soo, Lee Soo-In, Ha Do-Kwon, Moon Sun-Yong, Choi Yoon-Woo
  • Sceneggiatura: Jeon Gye-soo
  • Fotografia: Lee Seong-eun
  • Musica: Kim Dong-ki
  • Montaggio: Kim Hyeong-joo, Choi Ja-young
  • Scenografia: Kim Young-tak
  • Produzione: Jang So-jung e Yang Ah-young per Film Dorothy e Laurel Film
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Corea del Sud, 2019
  • Durata: 115′ minuti