Presentato con unanime apprezzamento alle Giornate degli Autori dell’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Vakhim di Francesca Pirani è una cronaca intima e sincera, forse perché frutto di materiale personale, che diventa riflessione universale sul mistero dell’identità. Ogni singola persona è risultato del suo vissuto, ma cosa concorre davvero a formarne la personalità, quando i primi anni di vita, fondanti per l’approccio agli altri e alle cose del mondo, sono perduti, svaniti dalla memoria senza nessuno accanto che conosca quei momenti determinanti per poterne mantenere vivo il ricordo attraverso il racconto?
La regista costruisce un vero e proprio diario della sua maternità, meravigliosa esperienza intrisa di dolorose difficoltà, col figlio Vakhim adottato in Cambogia, portato a Roma quando aveva appena quattro anni e parlava soltanto khmer, con qualche isolato termine inglese imparato all’istituto dove è stato lasciato dalla sua mamma naturale. La straniante esperienza di Francesca con il marito Simone, di tornare a casa come una famiglia qualsiasi di ritorno da una vacanza, con questo bambino improvvisamente figlio; un piccolo essere, immenso universo interiore del tutto sconosciuto. Un mistero – per usare le parole della regista, voce narrante del film – sorridente, solare e aperto, disponibile all’espressione dell’affettività, ma incapace di dare baci al suo nuovo padre – ogni timido tentativo si trasformava in morsi – che ha continuato a chiamare a lungo per nome. Sono le tracce di un vissuto ignoto, breve eppure capace di lasciare cicatrici cancellate dalla memoria, ma ancora molto presenti nella parte più istintiva del bimbo. Un trascorso che l’intera famiglia sarà chiamata a indagare quando scoprirà la presenza in Italia di Maklin, sorella maggiore di Vakhim di cui l’ente per le adozioni sembrava non sapere, ignorandone addirittura l’esistenza. Un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio, un’avvincente indagine alla ricerca delle persone ancora in vita, ma anche delle motivazioni e della situazione che si cela dietro l’abbandono, un percorso irto di ostacoli che finirà per riportare Vakhim e Maklin indietro, alla sorgente di quelle origini che pulsano inevitabilmente dentro di loro al pari del sangue.

Vakhim di Francesca Pirani è un’opera vibrante che arriva dritta al cuore perché, nonostante la particolarità della situazione, consente un’immedesimazione nel piccolo protagonista, già dalla più tenera età scisso tra emozioni contrastanti; la naturale socialità con altri bambini nella sua nuova vita italiana e il dispiacere per la perdita del suo mondo originale, rappresentato dal graduale oblio della lingua madre, ma anche dalla difficoltà di trovare il coraggio – crescendo – di restare a contatto con le proprie emozioni, a volte molto amare.

Il dolore di un vissuto defraudato che rimarrà sempre e comunque senza risarcimento perché, anche rintracciando la mamma naturale, nessuno potrà mai restituire la vita perduta, trascorsa lontano da quella che ormai è inevitabilmente una sconosciuta di cui si è dimenticato l’odore, essenziale elemento al rapporto simbiotico dei primi anni di vita. Il giovane Vakhim, ormai quasi ventenne, sarà costretto presto dalla vita a imparare il valore dell’accettazione, contrapposto alla negazione come istintivo scudo protettivo dalla sofferenza.

Attori non professionisti, i bambini e una contadina cambogiana, sono chiamati a incarnare i protagonisti in brevi frammenti di ricostruzione dei pochi racconti fatti dal bimbo appena giunto in Italia: i campi pieni di farfalle, l’andare al pascolo con la mucca, lo scacciare le api col fumo. L’immagine finale del piccolo Kimhour Ly, che interpreta Vakhim, mentre corre nella foresta è straordinaria sintesi di un pensiero complesso, l’idea inconfutabile che, nonostante il corso dell’esistenza, l’essenza delle origini resterà parte interiore importante.

Costruito tra immagini familiari reali, frammenti di finzione e la palpitante ricerca in diretta sulle tracce di un passato perduto, Vakhim di Francesca Pirani è un documentario di raffinata intensità, non solo per il suo contenuto, ma anche per la forma con dettagli futili solo in apparenza, come l’arrotino in strada a scandire i passaggi di tempo, che ne elevano il valore a esemplare di grande Cinema, assolutamente da non perdere. Adesso, finalmente, il film sarà disponibile nelle sale dal prossimo 6 maggio distribuito da Land Comunicazioni.

Dettagli

 

Didascalie immagini

– Locandina italiana
– La regista Francesca Pirani e suo figlio Vakhim all’epoca dell’adozione
– L’adolescente Vakhim e sua sorella Maklin, anche lei adottata in Italia
– La difficoltà di crescere a contatto con emozioni contrastanti
– Il piccolo Kimhour Ly che interpreta Vakhim corre nella foresta / Un’abbraccio intriso di dolore
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© 2024 Land Comunicazioni

IN COPERTINA

Il giovane Vakhim tornato alla sua terra d’origine
© 2024 Land Comunicazioni

courtesy Ufficio stampa G&P Communication

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Vakhim
  • Regia: Francesca Pirani
  • Con: Vakhim Borra, Maklin Tosi, Simone Borra, Francesca Pirani, Yon Neang, Chandara So, Mirella Musoni, Mauro Tosi, Samay Tosi, Emma Cattaneo, Sabina Dottori, Vannak Soeung, Kimhour Ly, Sreyneth Un, Mengfery Lav, Sreyna Un
  • Soggetto e sceneggiatura: Francesca Pirani
  • Fotografia: Massimo Intoppa, Luciano Usai
  • Musica: Tony Carnevale
  • Montaggio: Nicola Moruzzi
  • Produzione: Luca Criscenti per Land comunicazioni con il supporto del MIC – Ministero della Cultura
  • Genere: Documentario
  • Origine: Italia, 2024
  • Durata: 98′ minuti