Un grande ipermercato in una zona industriale alla periferia di una cittadina nella Germania dell’est, uno di quei posti isolati vicino all’autostrada circondato da vasti parcheggi e distese di niente, così tristemente anonimo e uguale ai margini di qualsiasi altra città occidentale.
Il ronzio del traffico che sfreccia all’orizzonte sembra il segno tangibile che la vita, quella vera, è altrove, che sfreccia lontano da lì; eppure anche tra le corsie di questa cattedrale consacrata al rito laico del consumo pulsano emozioni e sentimenti di un’umanità invisibile agli occhi del consumatore.
Christian giovane appena assunto come scaffalista notturno fa il suo ingresso in questa piccola comunità accolto da Rudi, responsabile del negozio che ama annunciare l’inizio del lavoro notturno sulle note della Suite n. 3 di Johann Sebastian Bach, e affidato al burbero Bruno del reparto bevande, ruvido solo in apparenza e pronto a prenderlo sotto la sua protezione.
Il camice della divisa a stento nasconde i tatuaggi sul collo e ai polsi del nuovo arrivato, così poco corrispondenti nella loro virile aggressività con l’indole del ragazzo, e non sfuggono all’occhio attento di Marion del reparto dolciumi, la donna della corsia parallela che subito ha attratto lo sguardo di Christian accendendo un germoglio d’attrazione e desiderio.

Presentato in concorso al 68° Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dove ha vinto il Premio della Giuria Ecumenica e il Premio Guild delle Giurie Indipendenti, Un valzer tra gli scaffali di Thomas Stuber è un delicato ritratto di malinconiche solitudini, trasposizione cinematografica del racconto In den gängen [Nei corridoi] di Clemens Meyer. Idealmente strutturato in tre capitoli su Christian, Marion e Bruno, anche se, nonostante didascalie che parrebbero introdurre i personaggi, il punto di vista centrale resta sempre quello del giovane Christian.

Interpretato da Franz Rogowski che con questo ruolo ha vinto il premio Lola – massimo riconoscimento cinematografico tedesco – per il miglior attore, Christian è timido e introverso, ma capace di slanci inattesi e pieni di poesia quando si innamora della collega Marion. Bravissimo nell’esprimere il dolore e tutta la vasta gamma di sentimenti soprattutto nei silenzi del personaggio, Franz Rogowski è già noto al pubblico italiano per La donna dello scrittore di Christian Petzold, ma è anche nel cast di Radegund atteso progetto di Terrence Malick ancora inedito.

Dopo Requiem di Hans-Christian Schmid e Vi presento Toni Erdmann di Maren Ade, Sandra Hüller nel ruolo di Marion in Un valzer tra gli scaffali è impegnata a dare verità al ritratto di una donna che nasconde le sue fragilità sotto spavaldi punzecchiamenti al nuovo arrivato. Peter Kurth, veterano di solida formazione teatrale, incarna amarezza e rimpianto di Bruno per la vecchia DDR, che è nostalgia per una gioventù ormai perduta, senza simpatie politiche verso il regime repressivo che ha eretto l’ignobile muro di Berlino.

Distribuito da Satine Film nel giorno di San Valentino, Un valzer tra gli scaffali è un film più complesso della semplice storia d’amore tra due giovani, con frammenti rivelatori che diventano indizi significanti di cose non dette, come il bollitore acceso nella cucina di Christian o il puzzle di un paradiso tropicale nella stanza di Marion, in un mosaico emotivo che chiede partecipazione attiva allo spettatore. …fino a far percepire le onde dell’oceano.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’autostrada all’orizzonte / Cattedrale del consumo / L’incontro in pausa caffé
  3. Franz Rogowski tra tatuaggi e solitaria timidezza di Christian
  4. Spiando l’oggetto del desiderio / Amicizia nella zona di carico / Tenerezza inattesa
  5. Sandra Hüller è Marion / Peter Kurth e Andreas Leupold sono Bruno e Rudi / La ‘partita di Kasparov’

© 2018 Sommerhaus Filmproduktion GmbH

IN COPERTINA
La dolcezza di un pensiero tra Christian e Marion
© 2018 Sommerhaus Filmproduktion GmbH

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: In den Gängen
  • Regia: Thomas Stuber
  • Con: Franz Rogowski, Sandra Hüller, Peter Kurth, Andreas Leupold, Michael Specht, Ramona Kunze-Libnow, Henning Peker, Steffen Scheumann, Matthias Brenner, Gerdy Zint, Clemens Meyer, Sascha Nathan, Angelika Kluge, Eva Maria Strobl, Mike Gehring, Kay Zint
  • Soggetto: Clemens Meyer dal suo racconto omonimo
  • Sceneggiatura: Clemens Meyer, Thomas Stuber
  • Fotografia: Peter Matjasko
  • Montaggio: Kaya Inan
  • Scenografia: Jenny Roesler
  • Costumi: Juliane Maier, Christian Röhrs
  • Produzione: Jochen Laube e Fabian Maubach in associazione con Martin Frühmorgen e Holger Lehmann con Undine Filter e Thomas Král per Sommerhaus Filmproduktion in associazione con Rotor Film e Departures Film con il sostegno di Hessischer Rundfunk, Mitteldeutscher Rundfunk e Südwestrundfunk
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Germania, 2018
  • Durata: 125′ minuti