“A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider… A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, a tutti gli uomini che recitando diventano donne, a tutte le persone che vogliono essere madre. A mia madre.”
Questa è la dedica che chiude Tutto su mia madre di Pedro Almodóvar, forse il capolavoro del cineasta spagnolo, certo quello tra i suoi film che ha conquistato il maggior numero di premi raccolti un po’ ovunque nel mondo e che ha fatto il suo esordio internazionale a Cannes vent’anni fa, dove ottenne ‘solo’ il premio alla regia, rimanendo per molti il vincitore morale di quella edizione rispetto alla Palma d’Oro assegnata a Rosetta di Jean-Pierre e Luc Dardenne.
Quintessenza della poetica dell’iconico cineasta della movida, il film trasuda passione per la settima arte e già dal titolo richiama il genere classico del melodramma hollywoodiano, con il rimando diretto a Eva contro Eva di Joseph L. Mankiewicz – che in originale si intitola All about Eve [Tutto su Eva] – ma ne sovverte i canoni dando vita a una vicenda improbabile e sopra le righe, capace comunque d’interpretare sentimenti universali che hanno generato consenso unanime ovunque.

Senza una specifica collocazione temporale – l’arresto del dittatore Videla è un omaggio alla straordinaria protagonista, l’argentina Cecilia Roth a lungo esule in Spagna – Tutto su mia madre segue il percorso esistenziale di Manuela in fuga dal dolore per la perdita del figlio diciassettenne Esteban vittima di un incidente, che abbandona Madrid per rifugiarsi a Barcellona. Il lutto e il peso dell’assenza sono resi con una tale intensità, pur senza indulgervi per provocare commozione ad ogni costo, da rendere il film ancora potente e capace di travolgere anche dopo tanto tempo.

La sceneggiatura firmata Pedro Almodóvar è ricca d’ironia fulminante, con citazioni da Tennessee Williams e Truman Capote a riprova del dialogo continuo che intercorre tra arte e vita, in un flusso inesauribile di scambi che alimenta entrambe le parti; ma il film è anche una riflessione sulla famiglia – in questo caso tutta al femminile, con figure che pur mantenendo attributi fisici virili sono donne intimamente – che merita comunque rispetto e dignità paritaria, anche quando distante dal canone eterosessuale. Un tema ancora attualissimo.

Tributo supremo alla figura della donna – sola capace secondo il regista d’interpretare la vita, che è autentica anche quando costringe alla simulazione – Tutto su mia madre si avvale del contributo di un gruppo affiatato di grandi interpreti, tra cui Marisa Paredes che dopo Il fiore del mio segreto ha qui il ruolo dell’attrice Huma Rojo, la rivelazione Antonia San Juan straordinariamente credibile nei panni del transessuale Agrado e Penélope Cruz che con la parte della candida suor Rosa inaugura – dopo una fugace apparizione in Carne tremula – il fertile sodalizio con Pedro Almodóvar.

Essenziale nella struttura, lineare e senza digressioni narrative o rimandi al passato qui affidati soltanto alla parola, il film brilla anche per la struggente colonna sonora firmata Alberto Iglesias – in cui s’innesta il brano Tajabone del cantautore senegalese Ismaël Lô – che dà consistenza sonora al senso d’impermanenza della vita. La studiata improbabilità delle situazioni non scalfisce la forza dei sentimenti, che esplodono in frammenti dal sapore di verità come la scena in cui Manuela di spalle si appoggia alla porta, vinta da un dolore inesprimibile, o il commiato tra Rosa e suo padre.

La prima sequenza sui titoli di testa racconta un trapianto cardiaco, è metaforicamente un porre il cuore – inteso come scrigno dei sentimenti – al centro dell’attenzione fin dall’inizio, cifra stilistica di un cineasta unico e originale. Presentando il film a Cannes Pedro Almodóvar ha raccontato un aneddoto sulla sua mamma lettrice di missive per i paesani analfabeti, che inventava aggiungendo al testo cose che sapeva avrebbero fatto piacere al destinatario; per lui la prima e più importante lezione del rapporto che esiste tra realtà e finzione, elemento cardine del cinema stesso.

Vedere oggi la piena naturalezza con cui Tutto su mia madre mette in scena figure non conformi, vissute senza conflitti per quello che sono in totale libertà, senza la pretesa di cambiare la verità delle loro esistenze, è una lezione d’amore per la vita d’inestimabile valore. Una preziosa visione capace di riconciliare col mondo.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Pedro Almodóvar sul set e a Cannes 1999 con il premio alla regia
  3. Cecilia Roth è Manuela, Eloy Azorín suo figlio Esteban
  4. Teatro e vita s’intrecciano / Toni Cantó è Lola / Figure familiari non conformi
  5. Marisa Paredes è la diva Huma Rojo / Antonia San Juan è Agrado / Rosa María Sardá è la madre di suor Rosa, borghese e falsaria di Chagall
  6. Un frammento di verità irrompe nella finzione / Penélope Cruz incarna il candore di Rosa / Il fedele Sabik
  7. Gli uomini (Carlos Lozano è Mario, Fernando Fernán Gómez è il padre di Rosa) in questo dramma sono relegati in secondo piano, superficiali o assenti

© 1999 El Deseo S.A. / Renn Productions / France 2 Cinéma

IN COPERTINA
Manuela davanti al teatro dove si consuma il suo destino ed è in cartellone Un tram che si chiama desiderio
© 1999 El Deseo S.A. / Renn Productions / France 2 Cinéma

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Todo sobre mi madre
  • Regia: Pedro Almodóvar
  • Con: Cecilia Roth, Marisa Paredes, Candela Peña, Antonia San Juan, Penélope Cruz, Rosa María Sardá, Fernando Fernán Gómez, Toni Cantó, Eloy Azorín, Carlos Lozano, Fernando Guillén, Manuel Morón, José Luis Torrijo, Juan José Otegui, Carmen Balagué, Malena Gutiérrez, Yael Barnatán, Carme Fortuny, Patxi Freytez, Juan Márquez, Michel Ruben, Daniel Lanchas, Rosa Manaut, Carlos García Cambero, Agustín Almodóvar, Paz Sufrategui, Lola García, Esther García, Inmaculada Subira
  • Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
  • Fotografia: Affonso Beato
  • Musica: Alberto Iglesias
  • Montaggio: José Salcedo
  • Scenografia: Antxón Gómez
  • Costumi: Jose María de Cossio, Sabine Daigeler
  • Produzione: Agustín Almodóvar in associazione con Michel Ruben per El Deseo S.A. in coproduzione con Renn Productions e France 2 Cinéma con la partecipazione di Via Digital
  • Genere: Melò
  • Origine: Spagna / Francia, 1999
  • Durata: 97′ minuti