Sta arrivando il mattino‘ recita il titolo originale Asa ga Kuru del nuovo film firmato dalla cineasta giapponese Naomi Kawase che, dopo l’esordio al Toronto International Film Festival e l’anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2020, sarà finalmente nelle sale italiane dal prossimo 13 gennaio, con il meno poetico titolo internazionale True mothers distribuito da Kitchen Film.
I coniugi Satoko e Kiyokazu Kurihara sono i genitori del piccolo Asato di soli cinque anni, una mattina mentre insieme lo accompagnano a piedi all’asilo sono appena usciti di casa quando il telefono nel loro appartamento inizia a squillare insistentemente; non lo sanno ancora, ma è il destino che dal passato torna a bussare alla porta della loro famiglia, fino a lì felice e serena.
Tornata a casa poi, la madre riceve una telefonata dalla maestra dell’asilo, la signora Yokota: c’è stato un incidente, la piccola Sora è caduta da un gioco per saltare e afferma che Asato l’ha spinta intenzionalmente buttandola a terra, ma il bambino dice non ricordare nulla, nemmeno di essere salito su quel gioco per saltare. Inizia così da un episodio banale – rivelatore però della difficoltà di accertare fatti accaduti, quando non se ne è testimoni diretti al momento in cui avvengono – un racconto strutturato su due binari temporali diversi e indipendenti, a volte sovrapposti dall’adozione di punti di vista differenti, ma comunque intrecciati e connessi, che si tinge di mistero interrogandoci sull’identità di personaggi che, abbiamo motivo di credere, non siano chi dicono di essere.
Una storia avvincente con imprevisti colpi di scena, tratta da un romanzo della scrittrice Mizuki Tsujimura, che traccia un ritratto impietoso della società giapponese contemporanea tra pregiudizi e disparità sociali, riflettendo sul senso della maternità: è necessario o sufficiente l’elemento biologico dell’aver portato a termine una gravidanza per sentirsi pienamente madre, o c’è qualcosa di più?

L’estremo pudore di Naomi Kawase – nell’evitare di esporre allo sguardo il dolore di personaggi in difficoltà, o nel rappresentare la scoperta della sessualità con raffinati primissimi piani epidermici, capaci comunque di comunicare la dolcezza del primo amore – garantisce e neutralizza ogni possibile rischio voyeuristico realizzando un’opera estremamente delicata, ma coinvolgente come un thriller quando gioca con l’identità ricordando La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock.

L’irrompere nella vicenda di una realtà come quella rappresentata dall’associazione Baby Baton su un’isola vicino Hiroshima offre la possibilità di scandagliare pregiudizi che attraversano la società giapponese, la necessità di occultare per non esporsi al giudizio altrui e la coltivazione di parametri discutibili nel valutare meriti e orgoglio, perfettamente rappresentati dalla contrapposizione tra l’adolescente Hikari Katakura e sua sorella nella considerazione degli altri membri della famiglia.

Tra divagazioni narrative, che poi si rivelano non essere tali convergendo nella vicenda principale, che a un certo punto danno quasi l’impressione di essere davanti a un film a episodi passato semplicemente alla storia successiva, lo stile narrativo ha l’ardire di adottare lo sguardo soggettivo di Hikari, come se fosse lei dietro la macchina da presa a realizzare filmini privati amatoriali, sorprendentemente senza guastare il flusso del racconto o interromperne la credibilità.

Efficace nel costruire un senso di inquietudine con mezzi semplici come lo squillo di un telefono, che diventa presagio di qualcosa che incombe nel timore di avversità, True mothers ha conquistato due candidature alla 15ª edizione degli AFA – Asian Film Award per il miglior montaggio e per la miglior attrice non protagonista, con la vittoria in questa seconda categoria di Aju Makita per l’ottima prova offerta nel ruolo determinante della giovane Hikari Katakura, vero e proprio perno centrale del film.

True mothers di Naomi Kawase è un’opera avvincente, capace di repentine deviazioni verso inedite destinazioni, per questo è una visione davanti alla quale è meglio porsi con il minor numero possibile di informazioni. …per questo nell’invitare alla visione ho tentato di omettere ogni minima anticipazione.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. La famiglia Kurihara
  3. Una visione raffinata scevra da ogni intento voyeuristico
  4. La discriminazione del pregiudizio
  5. Sorprendenti passaggi da filmino familiare
  6. Aju Makita nel ruolo di Hikari Katakura, Asian Film Award come miglior attrice non protagonista
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    © 2020 ‘Asa ga Kuru’ Film Partners / Kinoshita Group, Kumie

IN COPERTINA

Hiromi Nagasaku e Arata Iura rispettivamente nel ruolo di Satoko e di suo marito Kiyokazu
© 2020 ‘Asa ga Kuru’ Film Partners / Kinoshita Group / Kumie

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Asa ga Kuru
  • Regia: Naomi Kawase
  • Con: Hiromi Nagasaku, Arata Iura, Aju Makita, Reo Sato, Hiroko Nakajima, Tetsu Hirahara, Ren Komai, Tanaka Taketo, Rio Yamashita, Kokoro Morita, Hitomi Hazuki, Natsumi Ishibashi, Gô Rijû, Miyoko Asada, Munetaka Aoki, Shoko Ikezu, Msaki Miwa, Ryûya Wakaba
  • Soggetto: Mizuki Tsujimura dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Naomi Kawase, Izumi Takahashi
  • Fotografia: Naomi Kawase, Naoki Sakakibara, Yûta Tsukinaga
  • Musica: Akira Kosemura, An Ton That
  • Montaggio: Tina Baz, Roman Dymny, Yôichi Shibuya
  • Scenografia: Setsuko Shiokawa
  • Costumi: Miwako Kobayashi
  • Produzione: Yumiko Takebe per Kino Films – Kinoshita Group e Kumie e in associazione con Playtime
  • Genere: Delicato
  • Origine: Giappone, 2020
  • Durata: 140′ minuti