Nonostante il controllo che il regime tenta di esercitare sulla popolazione, in Iran i social network godono di enorme popolarità e il regista Jafar Panahi, seppur condannato dal tribunale per propaganda contro il governo, rimane un punto di riferimento per tutti quei giovani che sognano di cimentarsi con la Settima Arte. Da Saran, piccolo villaggio sperduto nelle montagne a nord del Paese, il cineasta riceve il video di Merziyeh, una ragazza disperata che affida alla telecamera del suo cellulare un grido d’aiuto, un appello rivolto alla nota attrice televisiva Behnaz Jafari.
La giovane racconta il suo sogno di diventare attrice, l’accettazione di un matrimonio combinato con la promessa che dopo le nozze avrebbe potuto seguire libera i suoi desideri, l’annuncio di essere stata ammessa al Conservatorio di Teheran, l’ostruzionismo della famiglia che contando su un rifiuto dell’istituto adesso si oppone alla partenza della ragazza per la capitale; il filmato si chiude con immagini ambigue che lasciano temere un tentativo di suicidio.
In preda all’angoscia per l’irreparabile che potrebbe già essere avvenuto, nonostante il sospetto di una qualche mistificazione, l’attrice Behnaz Jafari e il cineasta Jafar Panahi si mettono in viaggio per raggiungere quelle zone remote del nord vicino ai confini con Turchia, Armenia e Azerbaijan, per scoprire qual è stata la sorte della giovane aspirante attrice, prigioniera di un mondo arcaico.

Presentato in concorso al Festival di Cannes dove ha vinto il premio alla miglior sceneggiatura, ex aequo con il Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, Tre volti è un altro film clandestino di Jafar Panahi – cui nel 2010 le autorità iraniane hanno inflitto sei anni di carcere, il divieto di lasciare l’Iran e la proibizione di realizzare film o scrivere sceneggiature per vent’anni –  dopo i precedenti This is not a film, Closed curtain e Taxi Teheran; ma rispetto a questi, complice l’aver girato nei villaggi d’origine della famiglia Panahi e l’uso di una telecamera piccola e sensibile, le riprese sono state effettuate anche apertamente all’esterno e non solo al chiuso di stanze e automobili.

L’esigenza logistica di non farsi troppo notare si è tradotta in un uso di riprese ravvicinate al soggetto, che soprattutto nella prima parte in auto creano un senso stringente di claustrofobia, con la tensione che sale per la preoccupazione sul destino della ragazza che ha invocato aiuto. Con la partecipe attenzione alle figure più umili della popolazione, tipica del Cinema di Jafar Panahi, il film diventa un pretesto per riflettere sulla condizione dell’Iran rurale così attaccato alle sue tradizioni – che spesso confinano con la superstizione – da rifiutare anche soluzioni pratiche applicabili per risolvere problemi comuni, come la stretta via che porta a un villaggio.

Il titolo fa riferimento a tre generazioni di donne, rappresentate dalle figure femminili di Shahrzad, stella cinematografica dei tempi dello scià, Behnaz Jafari che nel ruolo di sè stessa rappresenta l’attuale cinema iraniano e la giovane Marziyeh Rezae, la ragazza in pericolo di cui non si conosce la sorte, che è il futuro con le aspirazioni di nuove generazioni proiettate verso la moderna globalità. Sempre estremamente vitale l’opera di Jafar Panahi va avanti inarrestabile, nonostante i tentativi del regime di ridurre il cineasta al silenzio, abbattendo ogni confine convenzionale tra documentario e finzione, con un altro capitolo originale e di forte impatto emotivo.

Adesso Tre volti di Jafar Panahi è nelle sale italiane distribuito dalla Cinema Srl di Valerio De Paolis.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Behnaz Jafari e Jafar Panahi
  3. Un mondo remoto e la modernità
  4. La giovane Marziyeh Rezae
  5. All’aperto tra la gente del villaggio

© 2018 Jafar Panahi

IN COPERTINA
L’attrice Behnaz Jafari e Jafar Panahi nel ruolo di se stessi
© 2018 Jafar Panahi

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Se rokh
  • Regia: Jafar Panahi
  • Con: Behnaz Jafari, Jafar Panahi, Marziyeh Rezaei, Maedeh Erteghaei, Narges Del Aram
  • Sceneggiatura: Jafar Panahi
  • Fotografia: Amin Jafari
  • Montaggio: Mastaneh Mohajer
  • Produzione: Jafar Panahi
  • Genere: Resistente
  • Origine: Iran, 2018
  • Durata: 100′ minuti