Al terzo lungometraggio per il grande schermo la regista Gia Coppola – nipote di Francis, che ha iniziato a lavorare nel cinema sui set della zia Sofia – con The last showgirl fa il ritratto di un microcosmo sociale ben delineato, attraverso cui emerge la crudeltà di consolidate discriminazioni legate all’età nella società a stelle e strisce, soprattutto ai danni delle donne. È il lato oscuro di un ideale americano falso e illusorio, frutto avvelenato della cultura del profitto, in cui la bellezza femminile è oggetto di consumo a disposizione per il piacere del maschio.
Las Vegas, espressione perfetta della menzogna, con le sue luci sfavillanti come promessa di facile ricchezza, alla luce del giorno si mostra per quello che è: un enorme parco divertimenti decadente, senza alcuna magia. Shelly Gardner è una ballerina di uno spettacolo in cartellone già da oltre trent’anni, che non si arrende all’avanzare del cattivo gusto nelle nuove coreografie, sempre più esplicite di ammiccamenti sessuali, che plasmano la volgarità del gusto nel pubblico attuale, in contrapposizione a show come il suo, eredi della tradizione dei francesi Folies Bergère dell’Ottocento. Ogni sera però la platea del teatro è sempre più vuota e giunge inevitabile la notizia che, dopo decenni di attività, tra due settimane lo spettacolo chiuderà i battenti per sempre. È un colpo per Shelly che alle luci della ribalta ha sacrificato anche il suo ruolo di madre, lasciando che un’amica crescesse sua figlia Hannah, nella convinzione fosse la cosa migliore per tutti. Adesso, davanti alla cancellazione di ogni orizzonte, è costretta all’inevitabile bilancio esistenziale, a riflettere sulla bontà delle sue scelte, esposta alla necessaria ridefinizione della sua stessa identità.

Omaggio a un’era degli spettacoli di Las Vegas inesorabilmente tramontata, The last showgirl racconta una figura iconica della cultura a stelle e strisce come quella della showgirl, non soltanto semplice ballerina, ma anche donna in lotta contro il pregiudizio e lo stigma sociale generato dal mostrarsi nuda sulla scena. Una nudità a ben vedere parziale con costumi originali, prestati da un museo per la lavorazione del film, che in alcuni casi possono arrivare a pesare fino a trenta chili richiedendo a chi li indossa un notevole sforzo fisico.

Scritto da Kate Gersten che lo ha tratto da una sua pièce teatrale, The last showgirl segue la protagonista nelle ultime due settimane che precedono la chiusura dello spettacolo, interpretata con straordinaria aderenza da Pamela Anderson, attrice canadese che dagli esordi come modella di Playboy al successo nella serie Baywatch ha visto crescere la carriera, suo malgrado, puntando sulla bellezza esteriore. Ecco allora che i punti di contatto col personaggio sono molti, il desiderio di dimostrare che si è più del proprio aspetto e il dover fare i conti con lo sfiorire negli anni.

Al suo fianco Jamie Lee Curtis offre una prova straordinaria nel ruolo dell’amica Annette, ex ballerina con il vizio del gioco d’azzardo, e con coraggio espone la sua carnalità fuori forma per rivendicare il diritto della donna a essere considerata una persona anche all’appassire di ogni avvenenza. Le compagne di lavoro di Shelly sono Kiernan Shipka, la diciannovenne Jodie ripudiata dalla famiglia per la sua scelta di vita nel mondo dello spettacolo, e Brenda Song che è la trentenne Mary-Anne, ognuna di loro rappresenta un passaggio generazionale ben preciso.

Billie Lourd porta alla sua interpretazione di Hannah, la figlia di Shelly che le si avvicina con comprensibile prevenzione e sospetto, una buona dose di verità grazie a dinamiche personali del suo vissuto come figlia di Carrie Fisher, l’indimenticabile principessa Leila di Guerre Stellari. Unico uomo di un cast tutto al femminile, Dave Bautista abbandona il genere fantascienza che lo ha reso famoso – da I guardiani della galassia alla saga di Dune – per dare al direttore di scena Eddie, innamorato di Shelly e incapace di parlarle, un’inedita fragilità.

Girato in pellicola 16 mm per la grezza granulosità dell’immagine che può assicurare, The last showgirl di Gia Coppola è un’opera che nel rivendicare il diritto femminile a non essere ‘emarginate’ con lo sfiorire della gioventù, sa dare forma all’amarezza con la riflessione che è necessaria l’esperienza di una vita intera, per comprendere che sarebbero state possibili scelte diverse. Adesso sarà nelle sale italiane dal prossimo 3 aprile distribuito da Be Water in collaborazione con Medusa Film.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Las Vegas: il paradiso delle illusioni
  3. Le ballerine di un tipo di spettacolo in via di estinzione
  4. Pamela Anderson è Shelly Gardner
  5. Jamie Lee Curtis è Annette / Kiernan Shipka è Jodie / Brenda Song è Mary-Anne
  6. Billie Lourd è Hannah / Dave Bautista è Eddie / Una carriera al tramonto
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    courtesy Ufficio stampa Be Water
    © 2024 Utopia / High Frequency Entertainment / Pinky Promise / Digital Ignition Entertainment

IN COPERTINA

Pamela Anderson offre un’ottima prova nei panni di Shelly
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© 2024 Utopia / High Frequency Entertainment / Pinky Promise / Digital Ignition Entertainment

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The last showgirl
  • Regia: Gia Coppola
  • Con: Pamela Anderson, Brenda Song, Kiernan Shipa, Dave Bautista, Jamie Lee Curtis, Billie Lourd, Linda Montana, John Clofine, Giovani L. Dicandilo, Gypsy Wood, Symone Bradley, Jason Schwartzman, Anlly Allen-Aguilera, Max Francisco, Alexandria Franklin, Stevie Heptig, Sarah Johnston, Charlotte O’dowd, Becs O’hara, Natalia Oliveira, Ferly Prado, Lauren Slouffman, Amber Snow, Sammy Soto
  • Sceneggiatura: Kate Gersten dalla sua pièce teatrale Body of work
  • Fotografia: Autumn Durald Arkapaw
  • Musica: Andrew Wyatt
  • Montaggio: Blair Mcclendon, Cam Mclauchlin
  • Scenografia: Natalie Ziering
  • Costumi: Jacqueline Getty
  • Produzione: Robert Schwartzman, Natalie Farrey e Gia Coppola per Utopia, High Frequency Entertainment, Pinky Promise e Digital Ignition Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2024
  • Durata: 88′ minuti