
Viaggio interiore di personaggi segnati dalla vita, in un mondo ingiusto che comunque non può impedire lo sbocciare di una speranza, The holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne è ritratto di un’epoca, ma al tempo stesso cronaca di disuguaglianze ancora vive e presenti in questa nostra contemporaneità.
Il professore Paul Hunham insegna Storia delle civiltà antiche alla Barton Academy, prestigioso ed esclusivo istituto fondato alla fine del Settecento; è poco amato dai suoi studenti, se non addirittura odiato, ma anche dalla maggior parte dei colleghi e dal preside stesso – che un tempo fu suo allievo – per l’intransigenza con cui esercita il suo ruolo educativo, procedendo a valutare il rendimento degli alunni senza compromessi né condizionamenti esterni. Neppure quelli che l’entità degli assegni, versati alla scuola dai ricchi genitori di rampolli di buona famiglia, potrebbe suggerire, e di cui la direzione vorrebbe si tenesse conto.
All’approssimarsi del Natale 1970 Paul è designato a restare con cinque studenti che, per motivi diversi, non possono tornare a casa durante le vacanze; dal ragazzino coreano a cui il periodo di festa troppo breve non permette di traversare l’oceano, al figlio di un miliardario lasciato in ‘castigo’ per punirne il rifiuto a tagliarsi i capelli. Del piccolo gruppo fa parte anche Angus Tully, che aveva già salutato i compagni e fatto la valigia per raggiungere la madre e il patrigno, ma un improvviso cambio di programma – altrui – lo ha costretto suo malgrado a restare.
A dispetto della neve, immancabile nell’inverno del New England, i riscaldamenti del campus vengono spenti e gli ospiti rimasti sono trasferiti all’infermeria, una sistemazione inusuale che costringe a una convivenza forzata, finché un imprevedibile intervento esterno riduce ancora di più il già esiguo numero dei presenti.

The holdovers è un film su tre personaggi alla deriva che il caso trasforma in una famiglia fuori da ogni schema, per questo aveva bisogno di straordinarie prove d’attore per prendere vita. Prove offerte con brillante acume e ironia da Paul Giamatti, il professor Hunham reso rabbioso dalle sconfitte di una vita, Da’Vine Joy Randolph nei panni della cuoca Mary, devastata da un lutto inaccettabile, e dall’esordiente assoluto Dominic Sessa, il giovane Angus abbandonato a sé stesso.

Per coordinare gli intenti il regista Alexander Payne ha mostrato a tutti le commedie amare degli anni ’70 di Hal Ashby e Peter Bogdanovich, con l’intento di realizzare un film che sembrasse fatto in quegli anni; da qui il meraviglioso ritmo d’altri tempi, costruito su una sapiente gestione del silenzio. Pregio che amplifica l’empatia e la partecipazione per le sorti dei personaggi, figure stratificate, complesse e contraddittore già nella sceneggiatura firmata da David Hemingson.

L’amore per la dimensione umana accomuna tutto il Cinema di Payne e anche in questo film, quindi, le relazioni tra i personaggi e il loro rapporto con la società, problematico per le disparità sempre più marcate, sono il nucleo centrale attorno a cui scorre il racconto. Girato totalmente in luoghi reali nel Massachusetts senza teatri di posa, The holdovers vanta ambienti che sembrano personaggi essi stessi, come la sala da bowling inserita durante le riprese nella sceneggiatura.

Candidato ai Golden Globe come miglior film commedia, attore da commedia Paul Giamatti e attrice non protagonista Da’Vine Joy Randolph, The holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne sarà sugli schermi italiani dal 18 gennaio distribuito da Universal; allora sapremo già il verdetto della stampa estera a Hollywood, ma certo come Emozione Visiva ha già vinto un posto speciale nel nostro cuore.
