Anthony, ottantenne londinese astuto e indipendente, vive nella sua grande casa, un appartamento molto elegante in cui passa il tempo ascoltando brani d’opera, rifiutando ogni aiuto che gli viene proposto per un’assistenza domiciliare nelle incombenze domestiche.

La figlia Anne arriva a fargli visita dopo un colloquio telefonico con Angela, terza assistente rifiutata consecutivamente dal padre in malo modo, che in lacrime ha riferito di offese e minacce fisiche che l’anziano le avrebbe rivolto per indurla ad andarsene. Anne è sconsolata, dovrà presto lasciare Londra per trasferirsi a Parigi dall’uomo che ama e non potendo più fargli visita quotidianamente non vuole lasciare il padre a vivere da solo.

Con acuta malizia, propria di un carattere piuttosto autoritario, il vecchio racconta alla figlia della trappola tesa all’ennesima estranea che gli ha messo in casa, lasciando in bella vista il suo orologio da polso, in un luogo che al momento gli sfugge; adesso il semplice fatto di non riuscire a trovarlo più è per lui sufficiente prova incriminante dell’inclinazione al furto della donna.

Il giorno dopo Anthony avverte un rumore improvviso e trova in soggiorno uno sconosciuto che afferma di abitare lì nel suo appartamento e di essere il marito di sua figlia, è l’inizio di una catena di strani eventi, che generano un’atmosfera densa di mistero sollevando molti interrogativi.



The father – nulla è come sembra segna il debutto alla regia cinematografica del commediografo francese Florian Zeller, che insieme al suo traduttore abituale – quel Christopher Hampton già premio Oscar per Le relazioni pericolose, dal romanzo epistolare di Choderlos de Laclos – ha curato l’adattamento della sua omonima pièce teatrale, spostando l’azione dalla capitale francese a quella del Regno Unito, e conquistando anche l’Oscar 2021 alla miglior sceneggiatura non originale.

Nell’adattare il testo per lo schermo l’autore aveva in mente fin dall’inizio per il suo protagonista il volto di Anthony Hopkins, al punto che nel film il personaggio ha il nome di battesimo e la data di nascita – 31 dicembre 1937 – del grande attore inglese, che lusingato ha accettato il ruolo ripagando la stima con una prova attoriale superlativa; ironico e divertente, ma anche spietato e crudele negli affondi ai danni della figlia, ha costruito il ritratto credibile e ossessivo di un anziano molto reale.

Già vincitore di un Oscar con l’iconico Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, Anthony Hopkins con The father ha ricevuto più che meritatamente la seconda statuetta in carriera con un’interpretazione indimenticabile, colonna portante dell’intero film, che vive di momenti solo apparentemente insignificanti; uno su tutti, l’attimo in cui riposta la spesa in cucina l’anziano osserva quasi smarrito la busta vuota tra le sue mani, un attimo illuminante impercettibile che pulsa di verità, insieme a molte altre sfumature straordinarie regalate all’istrionico personaggio.

Malgrado l’impostazione realistica della vicenda l’inanellarsi degli eventi costruisce la percezione del racconto restituendo una soggettività particolare, l’efficace stratagemma che ha nel capolavoro di Roman Polanski L’inquilino del terzo piano un illustre predecessore, introduce a un universo di misteri; anche se i riferimenti dichiarati da Zeller per l’opera prima sono – per vari motivi diversi – Rosemary’s baby sempre di Polanski, Amour di Michael Haneke e Mulholland drive di David Lynch.

Con l’appartamento che diventa anch’esso vero e proprio personaggio capace di una sua evoluzione e l’ottima prova anche di tutti gli altri attori, tra cui la splendida Olivia Colman nel ruolo della figlia Anne che ha ottenuto una delle sei complessive candidature all’Oscar riservate al film, The father è un’opera che si tinge di ombre proprie del thriller e anche dell’horror per portare all’attenzione un tema doloroso, ma talmente universale da coinvolgere prima o dopo ogni essere umano.

Uno di quei film che nel disvelamento finale dà la prospettiva di ogni cupo evento cui abbiamo assistito, riservando così a un’unica visione possibile la magia di un’atmosfera sinistra che soltanto nell’inconsapevolezza dell’epilogo trova pulsante vitalità. Da non perdere.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Anne visita il padre nel suo elegante appartamento
  3. Florian Zeller al lavoro sul set londinese
  4. Meraviglioso, istrionico e beffardo Anthony Hopkins
  5. Il protagonista, le sue fissazioni, i suoi smarrimenti
  6. Misteri, memorie e menzogne
  7. Straordinaria Olivia Colman, è la figlia Anne

© 2020 New Zealand Trust Corporation as trusted for Elarof / Channel Four Television Corporation / Trademark Film / F Comme Film / Ciné-@ / Orange Studio

IN COPERTINA
Anthony Hopkins: protagonista assoluto
© 2020 New Zealand Trust Corporation as trusted for Elarof / Channel Four Television Corporation / Trademark Film / F Comme Film / Ciné-@ / Orange Studio

Scheda film

  • Titolo originale: The father
  • Regia: Florian Zeller
  • Con: Anthony Hopkins, Olivia Colman, Mark Gatiss, Imogen Poots, Rufus Sewell, Olivia Williams, Ayesha Dharker, Roman Zeller
  • Soggetto: Florian Zeller dalla sua omonima pièce teatrale
  • Sceneggiatura: Christopher Hampton e Florian Zeller
  • Fotografia: Ben Smithard
  • Musica: Ludovico Einaudi
  • Montaggio: Yorgos Lamprinos
  • Scenografia: Peter Francis
  • Costumi: Anna Mary Scott Robbins
  • Produzione: Christophe Spadone e Simon Friend con David Parfitt, Jean-Louis Livi e Philippe Carcassonne in coproduzione con Alice Dawson per F Comme Film, Trademark Films e Ciné-@ in associazione con Orange Studio, Canal+, Ciné+ e Embankment Films con Film4, Simon Friend Entertainment e Viewfinder
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Francia / Regno Unito, 2020
  • Durata: 96′ minuti